Un figlio nato a ottomila chilometri di distanza, arrivato nel cuore di una famiglia
di Riccardo Tonna  
19 Giugno 2026

Un figlio nato a ottomila chilometri di distanza, arrivato nel cuore di una famiglia

 

Alla Biblioteca Passerini-Landi di Piacenza, Simonetta Bersani, il 17 giugno, ha presentato, in dialogo con la giornalista Anna Salerno, il suo libro “Vite rinate”, accompagnando il pubblico dentro una vicenda familiare che è al tempo stesso una testimonianza di amore, attesa e coraggio.
“È una storia di vita vissuta appieno e con intensità, la storia di un’adozione voluta fino in fondo, la storia di un sogno, così come è stato un sogno finalmente realizzato quello di lasciare a Kaushik una testimonianza di noi”- si legge nell’introduzione del volume. Parole che racchiudono il senso più autentico dell’opera: non soltanto il racconto di un’adozione internazionale, ma il desiderio di consegnare al figlio la memoria del cammino che ha portato una famiglia a nascere.

 

La presentazione del libro “Vite rinate” di Simonetta Bersani alla Passerini Landi.

 

Il percorso più naturale dell’adozione

Fiorentina di origine, classe 1960, giornalista pubblicista dal 1988 al 2024 e per molti anni consulente finanziaria a Piacenza, Simonetta Bersani ha spiegato come l’idea di mettere nero su bianco questa esperienza sia maturata con il tempo, negli anni della piena maturità, quando il bisogno di custodire e trasmettere i ricordi si è trasformato in scrittura.

Durante l’incontro l’autrice ha ripercorso le tappe dell’adozione insieme al marito Antonio Carlini, una scelta definita “il percorso più naturale”. La coppia decise infatti di non ricorrere alla procreazione medicalmente assistita, percepita come un cammino troppo complesso e distante dalla propria sensibilità, scegliendo invece di aprirsi all’adozione sia nazionale sia internazionale, lasciando, come ha raccontato Bersani, “che fosse il destino a decidere”.

Nel 1998, la nuova storia di Kaushik

Il primo passo concreto è arrivato il 5 giugno 1995 con il decreto di idoneità all’adozione. Da quel momento è iniziato un lungo percorso fatto di colloqui, accertamenti sanitari, verifiche psicologiche e documentazione, passaggi inevitabili che richiedono pazienza e determinazione.
Grazie al decreto la coppia si è poi iscritta all’associazione Primogenita International, impegnata proprio in quegli anni ad avviare un programma di adozioni in India. Un cammino reso possibile anche dai rapporti con Madre Giovanna Alberoni, allora superiora generale delle Orsoline di Maria Immacolata.
Poi è arrivato il momento tanto atteso: l’abbinamento con un bambino. Nel 1998 Kaushik giunse in Italia. Aveva appena diciassette mesi e pesava otto chili e mezzo. Da quel giorno è iniziata una nuova storia, quella di una famiglia finalmente completa.

I nuovi linguaggi dell’adozione

Ma il cuore dell’incontro non si è fermato alla ricostruzione cronologica dell’adozione. Bersani ha voluto dare voce anche allo sguardo del figlio adottivo, presente in sala con il padre, raccontando un episodio semplice e, proprio per questo, profondamente significativo. Alla scuola materna l’insegnante aveva chiesto a tutti i bambini di portare la fotografia dell’ecografia e della nascita. Kaushik scoppiò in lacrime perché non sapeva come rispondere a quella richiesta. È stato uno dei momenti più intensi della serata, perché ha mostrato quanto l’adozione comporti anche la necessità di costruire nuovi linguaggi, nuove attenzioni e una diversa consapevolezza.
Con grande delicatezza Simonetta Bersani ha quindi restituito al pubblico il significato più profondo della loro storia: Kaushik è nato a ottomila chilometri di distanza dai suoi genitori, ma il suo viaggio non è stato soltanto geografico. “È arrivato nel cuore giusto”, ha detto, sintetizzando in poche parole il senso di un legame che va oltre il sangue e trova le proprie radici nella scelta, nell’amore e nell’appartenenza.
L’incontro alla Biblioteca Passerini-Landi si è così trasformato in molto più di una semplice presentazione editoriale. È stato un dialogo sulla genitorialità, sull’identità e sulla memoria, un’occasione per riflettere sul valore dell’adozione come autentico incontro tra vite che si cercano e, finalmente, si riconoscono.

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