Tutela dei minori: giornalisti alleati dei Servizi diocesani
«Una comunicazione efficace e proattiva è un elemento fondamentale nel campo della Tutela dei Minori. Dialogando con i giornalisti li abbiamo scoperti come nostri alleati e collaboratori in questi percorsi, in una condivisione di competenze e di risorse umane». Lo ha affermato don Gabriele Davalli, coordinatore del Servizio Tutela minori e adulti vulnerabili (STM) dell’Emilia-Romagna, all’incontro che, nelle scorse settimane alla Fondazione Lercaro di Bologna, ha concluso il percorso di riflessione e dialogo tra i responsabili dei STM e dei Centri di ascolto delle Chiese locali della regione, e alcuni giornalisti impegnati nella comunicazione delle diocesi. Era presente anche una delegazione dalla diocesi di Piacenza-Bobbio.
Minori: la comunicazione
nei Servizi diocesani
«Questo cammino insieme – ha aggiunto don Davalli – ha messo al centro il tema della comunicazione all’interno dei nostri servizi diocesani, nella consapevolezza che comunicare significa trasmettere ciò che siamo e facciamo, ma anche far conoscere iniziative e strumenti che mettiamo a disposizione di quanti ne hanno bisogno». Già nel novembre scorso Chiara Griffini, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori della Cei, aveva partecipato a un incontro promosso dall’Ufficio regionale delle Comunicazioni sociali della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna (Ceer), accompagnata dal vescovo delegato per le Comunicazioni, monsignor Domenico Beneventi.
Il 7 febbraio si era svolto un altro incontro tra i STM della regione e i giornalisti delle diocesi. Monsignor Lorenzo Ghizzoni, vescovo delegato della Ceer per il STM e già presidente del Servizio nazionale, intervenendo all’appuntamento conclusivo, ha sottolineato come «molti operatori impegnati anche nel mondo della comunicazione in questo percorso abbiano individuando indicazioni e criteri importanti sia per la promozione degli eventi formativi sia per raccontare il lavoro svolto da questo servizio. Diversamente, tutto rischia di rimanere confinato all’interno della vita della Chiesa».
I gruppi di lavoro interdiocesani
Durante l’incontro sono state condivise le riflessioni emerse, nei mesi precedenti, all’interno dei tre gruppi di lavoro interdiocesani. Il gruppo Emilia, che comprende le diocesi del nord della regione, ha riflettuto su come comunicare gli eventi formativi promossi dai Servizi diocesani per la Tutela dei Minori. «Abbiamo constatato – ha affermato Luigi Lamma, giornalista di riferimento del gruppo Emilia – che il lavoro svolto dai STM è importante sia per la formazione di insegnanti, catechisti ed educatori, sia per l’interazione con le istituzioni del territorio, dalla scuola alla sanità, fino alle forze dell’ordine, in una rete che i STM sono chiamati a costruire».
L’importanza della trasparenza
Il gruppo Centro si è invece concentrato sul tema della comunicazione dell’esistenza dei STM e dei Centri di ascolto. «Abbiamo analizzato – spiega Maria Elisabetta Gandolfi, giornalista di riferimento del gruppo Centro – i siti delle diocesi con gli occhi di un “parrocchiano medio” che cerca informazioni e poi con quelli di una vittima che desidera chiedere aiuto. Quest’ultimo percorso risulta ancora complesso e ci siamo interrogati su come rendere questi strumenti più accessibili e comprensibili». Il gruppo Romagna ha affrontato invece il tema della comunicazione di un caso di abuso che è stato poi discusso con i presenti all’incontro.
«L’aspetto emerso con maggiore forza – ha sottolineato Francesco Zanotti, giornalista di riferimento del gruppo Romagna – è l’attenzione alle persone. Occorre grande cura nell’affrontare una materia tanto delicata che richiede sensibilità. La Chiesa non può più rifugiarsi dietro il “no comment”, perché le famiglie chiedono trasparenza ed esigono rispetto. Questo vale per tutte le persone coinvolte e per quelle che potrebbero esserlo».
Formare e informare
«Il compito del giornalista è informare – ha spiegato Alessandro Rondoni, direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali della Ceer e dell’Arcidiocesi di Bologna, che ha collaborato con don Davalli nell’organizzazione del percorso e che ha moderato l’incontro – ma anche formare. Non bisogna guardare soltanto all’emergenza, ma pure alla prevenzione e alla cura. Ringrazio tutti i colleghi dei settimanali diocesani che hanno contribuito ad analizzare le diverse situazioni insieme ai STM, mostrando come l’informazione possa essere un’alleata preziosa per aiutare l’opinione pubblica a comprendere meglio e ad affrontare queste realtà».
