Pastorale della Salute, l’importanza di una Chiesa vicina alle fragilità
di Giuliana Masera  
08 Giugno 2026

Pastorale della Salute, l’importanza di una Chiesa vicina alle fragilità

L’importanza di una Chiesa che si fa attenta alla fragilità: si è svolto a Falerna Marina, dal 18 al 21 maggio, il XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute. L’appuntamento ha riunito operatori pastorali, cappellani ospedalieri, volontari, professionisti della cura , religiosi e rappresentanti delle diocesi italiane impegnati quotidianamente nel servizio agli ammalati e alle persone fragili.

Tema centrale dell’edizione 2026 è stato: “Scoperchiarono il tetto ”, tratto dal Vangelo di Marco (2,1-12), episodio evangelico nel quale alcuni uomini, impossibilitati a raggiungere Gesù a causa della folla, scoperchiano il tetto della casa per calare davanti a Lui un paralitico. Un’immagine forte e profondamente simbolica, scelta per richiamare il valore della solidarietà, della corresponsabilità e della vicinanza concreta verso chi vive situazioni di sofferenza e fragilità. Il brano evangelico ha rappresentato il filo conduttore dell’intero convegno, offrendo ai partecipanti una riflessione sul significato di una Chiesa capace di “aprire varchi”, abbattere ostacoli e farsi prossima alle persone malate, sole o emarginate.
La Pastorale della Salute è stata così riletta non come esperienza affidata esclusivamente agli addetti ai lavori, ma come missione condivisa dell’intera comunità ecclesiale. È la Chiesa tutta che si fa vicina alla fragilità.

Lo spettro autistico

Nelle  sessioni tematiche sono stati affrontati numerosi ambiti legati alla Pastorale della Salute e alle sfide del tempo presente. Tra questi, il rapporto tra salute e ambiente, con riflessioni sull’impatto delle condizioni ambientali sul benessere della persona e sulla necessità di promuovere stili di vita più sostenibili e rispettosi del creato. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della comunicazione, considerata elemento fondamentale nella relazione di cura, soprattutto nei contesti di sofferenza e fragilità. I partecipanti hanno approfondito l’importanza di un linguaggio capace di ascolto, empatia e vicinanza umana. Tra gli argomenti affrontati anche i disturbi dello spettro autistico, con particolare attenzione alle esigenze delle famiglie, all’inclusione sociale e alla necessità di costruire comunità realmente accoglienti e sensibili verso ogni forma di fragilità. Non sono mancati approfondimenti in ambito bioetico, con riflessioni sui grandi temi legati alla dignità della persona, all’inizio e al termine della vita, alle nuove tecnologie sanitarie e alle sfide etiche poste dal progresso scientifico. Uno spazio specifico è stato riservato inoltre ai ministri straordinari della Comunione e al diaconato, sottolineando il loro prezioso servizio accanto agli ammalati e alle persone impossibilitate a partecipare alla vita comunitaria. È emerso con forza il valore della presenza pastorale nei luoghi della sofferenza come segno concreto di vicinanza della Chiesa. Particolarmente partecipata anche la riflessione sulla salute mentale, oggi una delle emergenze più delicate e diffuse, soprattutto tra i giovani. Ansia, depressione e disagio psicologico richiedono non solo risposte sanitarie adeguate, ma anche comunità capaci di accoglienza, ascolto e accompagnamento.

Il sostegno alle famiglie di chi vive la fragilità

Nel corso delle sessioni si è parlato inoltre di non autosufficienza e dell’importanza di sostenere le famiglie impegnate quotidianamente nella cura delle persone fragili e anziane. È stata evidenziata la necessità di rafforzare le reti territoriali e i servizi di prossimità. Grande attenzione è stata riservata infine agli adolescenti, alle loro fragilità e al bisogno di costruire percorsi educativi e relazionali capaci di accompagnare le nuove generazioni in una fase storica complessa e spesso segnata da solitudine e smarrimento.

 

Don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI, nel suo intervento finale al convegno di Falerna Marina.

Le diverse forme di fragilità

Le sessioni plenarie hanno successivamente approfondito alcuni dei nodi centrali della riflessione pastorale contemporanea. La prima sessione, dal titolo “La risposta alla condizione dell’umanità sofferente”, ha affrontato il tema dell’autocoscienza personale e dell’autocoscienza ecclesiale, invitando a riflettere sul modo in cui ogni persona e la stessa comunità cristiana sono chiamate a confrontarsi con la sofferenza, la fragilità e il bisogno di cura. Nel corso degli interventi è stato evidenziato come la cura rappresenti un incontro tra relazione personale e responsabilità sociale. Accanto alla dimensione individuale dell’accompagnamento e dell’ascolto, è emersa  la necessità di una responsabilità condivisa da parte delle istituzioni, delle comunità e dell’intera società verso le persone più vulnerabili.

La seconda sessione plenaria, dedicata a “La presa in carico della vulnerabilità”, ha approfondito i diversi scenari della vulnerabilità presenti nella società contemporanea. Tra le tematiche affrontate le ludopatie, le violenze di genere e la salute mentale. Sono fenomeni sempre più diffusi che interrogano profondamente sia la comunità civile sia quella ecclesiale. I relatori hanno evidenziato come tali fragilità richiedano non soltanto risposte sanitarie e assistenziali, ma anche percorsi educativi, relazionali e pastorali capaci di accompagnare le persone nel recupero della dignità, della fiducia e dell’inclusione sociale. Particolare attenzione è stata posta all’ascolto delle vittime di violenza e delle persone segnate da dipendenze o disagio psicologico. Indispensabile l’interazione tra comunità ecclesiale e comunità civile: occorre costruire alleanze educative e sociali tra istituzioni, servizi territoriali, associazioni e realtà ecclesiali, per dare risposte concrete alle nuove forme di sofferenza e marginalità.

 

Creare relazioni

La terza sessione plenaria ha invece approfondito il tema “Quando la comunità fa la differenza”, sviluppando una riflessione sulla dimensione comunitaria della cura e sul ruolo fondamentale delle relazioni umane e pastorali nell’accompagnamento delle persone fragili. Particolare attenzione è stata dedicata al valore del perdono, considerato non soltanto come esperienza personale, ma anche come dimensione comunitaria capace di generare riconciliazione, vicinanza e guarigione interiore. All’interno della stessa sessione si è riflettuto sulla dimensione comunitaria della cura pastorale: l’intera comunità cristiana è chiamata a condividere responsabilità, attenzione e presenza accanto agli ammalati e alle loro famiglie. È emersa l’idea di una Pastorale della Salute che non rimanga confinata agli ambienti sanitari, ma diventi esperienza viva delle parrocchie e dei territori, capace di creare relazioni di prossimità e solidarietà.

Molto partecipati anche i momenti liturgici  che hanno scandito il convegno, offrendo ai presenti occasioni di raccoglimento e di condivisione spirituale.  A concludere il XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute è stato don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI, che nel suo intervento finale ha richiamato l’importanza di una Chiesa sempre più vicina alle fragilità umane e capace di costruire reti di solidarietà e prossimità.

Tutti gli interventi del convegno sono disponibili e possono essere riascoltati sul sito www.convegnosalute.it offrendo così la possibilità di approfondire integralmente i contenuti e le riflessioni emerse durante le giornate di Falerna Marina.