La Chiesa? Una realtà umana e divina che accoglie l’uomo peccatore
di Don Andrea Campisi  
12 Marzo 2026

La Chiesa? Una realtà umana e divina che accoglie l’uomo peccatore

Nel primo capitolo della Lumen Gentium, la Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II, la Chiesa viene descritta come “una realtà complessa”: da questa affermazione ha preso le mosse la riflessione che papa Leone ha proposto nell’ultima catechesi tenuta durante l’udienza generale di mercoledì 4 marzo. In che consiste tale complessità?

La complessità. Qualcuno potrebbe rispondere che la Chiesa è complessa in quanto “complicata”, e dunque difficile da spiegare; qualcun altro potrebbe pensare che la sua complessità derivi dal fatto di essere un’istituzione carica di duemila anni di storia, con caratteristiche diverse rispetto a ogni altra aggregazione sociale o religiosa. Nella lingua latina, però, la parola “complessa” indica piuttosto l’unione ordinata di aspetti o dimensioni diverse all’interno di una medesima realtà. Per questo la Lumen Gentium può affermare che la Chiesa è un organismo ben compaginato, nel quale convivono la dimensione umana e quella divina, senza separazione e senza confusione. (Udienza generale, 4 marzo 2026)

 

Nella Chiesa convivono quindi due dimensioni, quella umana e quella divina.

Il paradosso della Chiesa. La prima dimensione è subito percepibile, in quanto la Chiesa è una comunità di uomini e donne che condividono la gioia e la fatica di essere cristiani, con i loro pregi e difetti, annunciando il Vangelo e facendosi segno della presenza di Cristo che ci accompagna nel cammino della vita. Eppure, tale aspetto, che si manifesta anche nell’organizzazione istituzionale, non è sufficiente a descrivere la vera natura della Chiesa, perché essa possiede anche una dimensione divina. Quest’ultima non consiste in una perfezione ideale o in una superiorità spirituale dei suoi membri, ma nel fatto che la Chiesa è generata dal disegno d’amore di Dio sull’umanità, realizzato in Cristo. La Chiesa, perciò, è allo stesso tempo comunità terrena e corpo mistico di Cristo, assemblea visibile e mistero spirituale, realtà presente nella storia e popolo pellegrinante verso il cielo. La dimensione umana e quella divina si integrano armoniosamente, senza che l’una si sovrapponga all’altra; così la Chiesa vive in questo paradosso: è una realtà insieme umana e divina, che accoglie l’uomo peccatore e lo conduce a Dio. (idem)

 

Coloro che incontravano Gesù lungo le strade della Palestina facevano esperienza della sua umanità , allo stesso tempo, però, andando dietro a quell’Uomo, i discepoli si aprivano all’incontro con Dio. La carne di Cristo, infatti, il suo volto, i suoi gesti e le sue parole manifestano in modo visibile il Dio invisibile. Così quando guardiamo la Chiesa da vicino, “vi scopriamo una dimensione umana fatta di persone concrete, che a volte manifestano la bellezza del Vangelo e altre volte faticano e sbagliano come tutti. Tuttavia, proprio attraverso i suoi membri e i suoi limitati aspetti terreni, si manifestano la presenza di Cristo e la sua azione di salvezza”.

Il metodo di Dio. Non esiste una Chiesa ideale e pura, separata dalla terra, ma solo l’unica Chiesa di Cristo, incarnata nella storia. In questo consiste la santità della Chiesa: nel fatto che Cristo la abita e continua a donarsi attraverso la piccolezza e fragilità dei suoi membri. Contemplando questo perenne miracolo che avviene in lei, comprendiamo il “metodo di Dio”: Egli si rende visibile attraverso la debolezza delle creature, continuando a manifestarsi e ad agire. Per questo papa Francesco, in Evangelii gaudium, esorta tutti a imparare “a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro”.
Questo ci rende capaci ancora oggi di edificare la Chiesa: non soltanto organizzando le sue forme visibili, ma costruendo quell’edificio spirituale che è il corpo di Cristo, attraverso la comunione e la carità tra di noi. La carità, infatti, genera costantemente la presenza del Risorto. “Voglia il cielo, affermava Sant’Agostino, che tutti pongano mente solo alla carità: essa solo, infatti, vince tutte le cose, e senza di essa tutte le cose non valgono niente; ovunque essa si trovi, tutto attira a sé”. (idem)

a cura di don Andrea Campisi

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