Padre Vitella: «la mia vita per dare un futuro alla gente del Burundi»
Missionario saveriano, 83 anni, piacentino di formazione, da 45 anni vive nel Paese
“delle mille colline”. Sono 1300 le adozioni piacentine che sostengono i ragazzi
fino al quattordicesimo anno di età. È nata la Fondazione San Filippo Neri
“Ho amato e amo la popolazione del Burundi. E mi sento da loro amato. Non passa giorno, da che sono tornato in Italia per controlli di salute, che non mi senta con la mia gente”. Così dice padre Luigi Vitella, 83 anni, missionario Saveriano, da 45 anni in Burundi.
La narrazione della sua vita testimonia un autentico amore per il prossimo. Fa molto pensare ai possibili concreti modi di aiutare le popolazioni indigenti dell’Africa.
“Il Burundi – dice padre Luigi – è al penultimo posto nella classifica mondiale dei paesi poveri”. Una narrazione che valorizza l’attività dei Missionari che hanno insegnato e insegnano alle popolazioni presso cui operano a stare in piedi da soli. I Missionari Saveriani sono un ordine espressamente nato per la missione.
Padre Vitella è vicentino di nascita, ma piacentino di formazione. Ha infatti studiato teologia nella Casa dei Saveriani a Piacenza, in Stradone Farnese 11. Lì ha lavorato per 12 anni e ne è divenuto rettore. Nel 1971 insieme ad altri quattro “chiamati” piacentini è partito per il Burundi.
Padre Vitella è l’ultimo di quel manipolo di pionieri a continuare ad operare là, con immutato entusiasmo, ardore e amore per quella gente.
Burundi, un Paese sempre in guerra
Quando vi pose piede, il Burundi era indipendente da 10 anni, ma sotto dittatura militare. Protrattasi poi per 40 anni in una continua guerra tra Hutu e Tutsi, i due gruppi etnici in eterna lotta tra loro.
Nel 1993 ci fu una schiarita: la prima elezione democratica del presidente. Fu ucciso dopo soli tre mesi.
Il Paese ripiombò in altri dodici anni di guerriglia. Fino al 2005, quando venne approvata una nuova costituzione che ripartiva equamente la composizione delle istituzioni tra i due gruppi rivali.
Gli accordi di pace hanno tenuto fino al maggio 2015, data di un colpo di stato fallito dalle conseguenze tuttora in atto, dovuto all’ineleggibilità per il terzo mandato consecutivo del presidente che non vuole lasciare il potere. E così il Paese sta ripiombando nella guerriglia e nella disperazione.
Dai Paesi vicini non arrivano più aiuti. Sono già 300.000 le persone fuggite di cui il presidente pretende il ritorno nel timore che, da lontano, fomentino e organizzino la ribellione.
Nessuna voce è data all’opposizione, nonostante gli interventi a favore del dialogo da parte dell’Onu, concretizzati nella visita a febbraio dello stesso segretario generale Ban Ki-moon.
La recente veemente lettera dei vescovi denuncia un paese tuttora insanguinato, segnato da uccisioni, sparizioni, fosse comuni, stato di abbandono della popolazione a favore dei pochi fedeli al governo.
Il Burundi non ha ricchezze minerarie, tranne un po’ di nichel sfruttato da multinazionali il cui effetto pratico è di impoverire ulteriormente il paese. Modeste coltivazioni di tè e caffè contribuiscono alla sua povera economia.
Le adozioni internazionali
In questo quadro generale l’attività dei missionari è stata quanto mai provvida.
Padre Luigi ricorda il suo diretto impegno in 45 anni di vita burundese per la promozione e costruzione di acquedotti, importantissimi, per l’istituzione di centri sanitari, scuole e centri di formazione professionale.
Ha trovato gente religiosa per natura. Il governo riconosce ben 600 diverse confessioni. La maggioranza è cattolica.
Un primo sguardo alla popolazione ha messo in risalto la presenza di molti orfani, vittime delle guerre e dell’aids. Come aiutarli?
Le adozioni internazionali si sono rivelate uno strumento molto efficace. Praticamente l’unico aiuto. Sono ben 3mila quelli cui provvede la missione di padre Vitella, intervenendo in loro favore in campo alimentare, sanitario, educativo.
Chi adotta – sono 1300 le adozioni piacentine – li sostiene fino al quattordicesimo anno d’età. Dopo i ragazzi o terminano le elementari o si iscrivono al Centro di Formazione per diventare muratori, cuochi, camerieri o agricoltori.
Nel “Paese delle mille colline”, come è chiamato il Burundi, sono state create 251 associazioni regolamentate per accogliere gli orfani, per la maggior parte orientate all’allevamento di capre o alla piantagione di eucalipti, per finanziare il futuro degli orfani.
L’iniziativa si è rivelata molto feconda, non solo da un punto di vista materiale, ma anche da quello della solidarietà tra gruppi e famiglie.
L’intensa attività di padre Luigi e dei suoi coadiutori è basata sull’amore per il prossimo, indirizzata da buon senso e intelligenza, aiutata dalla Provvidenza. “Come altro chiamare quell’aiuto che piove dal cielo proprio quando non si saprebbe come altrimenti andare avanti?”, dice sorridendo il Padre, durante la sua conferenza del 12 marzo presso “Il Samaritano”, dove è intervenuto a sostegno dell’“Associazione Valeria Tonna” che opera per le adozioni internazionali.
La Fondazione San Filippo Neri
In questi ultimi anni Padre Luigi ha provveduto a creare un futuro autofinanziato per l’attività da lui iniziata. Ha costituito con un gruppo di locali, sia sposati che single, competenti e onesti, impegnati da un punto di vista umano e cristiano, la “Fondazione San Filippo Neri”, in modo che il tutto possa continuare con lo stesso spirito con cui è nato.
La Fondazione ha al suo attivo una “Casa di Accoglienza”, specie di piccolo hotel di 19 camere con cucina, vari appartamenti molto richiesti per l’affitto, due appezzamenti di terreno dove gli allievi del Centro di Formazione Artigianale coltivano ortaggi.
Il grande cuore di Padre Vitella ha organizzato per quest’ultimo Natale una festa per mille poveri. Calorosamente accolti, per una volta come arrivassero in un… cinque stelle, e accompagnati al loro posto, numerato e identificato col loro nome, hanno avuto un tovagliolo di stoffa, un bel piatto in ceramica di fagioli, riso e carne (che non gustano praticamente mai) e una bibita.
Un sacchetto di riso consegnato infine a ciascuno li ha fatti impazzire di gioia.
Molti con gli occhi lucidi hanno chiesto “ … anche l’anno prossimo?”. Quante mani ha stretto padre Luigi. Quanti sorrisi ha dato e ricevuto.
Così si moltiplica per mille un atto d’amore. Come in un caleidoscopio: uno il raggio di luce, migliaia i brillii.
Luisa Follini
Articolo pubblicato sull’edizione di venerdì 25 marzo 2016
