A S. Giorgio l’ingresso di don Carbeni
Don Carbeni: la parrocchia
come un campo di calcio
dove l’arbitro è il Vangelo
La comunità di San Giorgio ha accolto con gioia e con affetto il nuovo parroco
La comunità di San Giorgio cha accolto il nuovo parroco don Claudio Carbeni in modo fraterno e festoso. La manifestazione è iniziata al Monumento ai Caduti dove don Claudio ha voluto rendere omaggio con una preghiera ai tanti che hanno sacrificato la loro vita per ideali di giustizia e libertà. è seguita la deposizione di un omaggio floreale ai piedi del Monumento. Simpatico è stato l’incontro sul sagrato della chiesa con i bambini della locale scuola materna “Mons. Chiapperini” istituzione di cui è presidente il parroco stesso.
Don Claudio ha quindi concelebrato nella chiesa dedicata a San Giorgio la sua prima Messa assieme al vicario generale mons. Giuseppe Illica, con il giovane sacerdote don Synphorien, con il diacono permanente Federico Pecorari che da quattro anni è una preziosa risorsa per la parrocchia e con gli altri sacerdoti presenti. La celebrazione della messa è stata accompagnata dal coro parrocchiale diretto da Paola Gandolfi.
Erano presenti i Sindaci Giancarlo Tagliaferri (San Giorgio), Patrizia Calza (Gragnano), Gianni Zanrei (Carpaneto), assessori e consiglieri, associazioni di volontariato, comandante stazione carabinieri (Angelo Mazzoni), comandante aeroporto San Damiano (Vincenzo Ruggiero), comandante polizia intercomunale Paolo Giovannini; e poi tanti sacerdoti, don Piero Lezoli (Vicario episcopale della Valnure), don Pietro Dacrema (parroco di San Damiano), don Antonio Malvicini (Rizzolo), don Natale Croci e don Stefano Garilli (ex parroci di San Giorgio), don Fausto Arrisi (Podenzano), mons. Lino Ferrari (Castelsangiovanni), don Olimpio Bongiorni (Piozzano).
Nel suo primo intervento dall’altare don Claudio ha espresso il desiderio di allacciare con la comunità relazioni di amicizia, di sincera e fattiva collaborazione. “Abbiamo bisogno di aiutarci per continuare a seminare il buon seme del Vangelo, per ridare alla vita il gusto di essere spesa bene e rinnovarci nello spirito manifestando a tutti che credere cambia la vita. Il Signore – ha detto don Claudio – mi ha mandato qui da voi, attraverso il Vescovo, pastore di tutti perché continui a crescere sempre più la passione per il Vangelo. Oggi comincia, per me, un’altra fase della mia vita, la missione in mezzo a voi con ritmi diversi e nuove sorprese”.
“Personalmente non ho tante qualità: non credo di essere un bravo prete. Mi presento- ha continuato – tenendo in una mano il Vangelo ed in un’altra la voglia di fare comunione. Se da una parte non ho nessun progetto da proporvi, dall’altra ho un sogno circa la parrocchia. Mi abbandono perciò a un sogno: vedo la parrocchia come comunità, attiva e impegnata, aperta e ospitale, libera da paure o chiusure immotivate. Vedo e sogno una comunità attenta e sensibile ai problemi del territorio; in sintonia con la gente umile e sincera delle nostre case e delle nostre strade; partecipe delle gioie e delle sofferenze quotidiane di quanti, soprattutto in questo momento di grave crisi, stentano ad andare avanti. Penso e sogno la parrocchia come un campo di calcio. Una squadra dove non esistono titolari e panchinari, dove nessuno è ai margini del campo, a sottolineare gli errori di chi si sta impegnando nel gioco, ma dove tutti giocano e le vittorie sono di tutti, così pure le sconfitte. La fede è un pallone che fa gol solo quando tutto funziona secondo lo schema del mister. E l’arbitro non è il parroco, ma il Vangelo”.
“Apriamo le porte di questo campo, facciamoci entrare tutti. Bambini non fateci mancare la vostra tenerezza. Giovani, non abbandonateci ma asciugate le nostre lacrime e sostenete i nostri dubbi. Famiglie ed adulti lavoriamo perché questa grande famiglia sia viva di progettualità rinnovate e capacità rigenerate. Anziani ed ammalati siete i preferiti. La vostra saggezza e sofferenza sosterranno il nostro lavoro molto più di mille parole. Aiutatemi a realizzare queste ambizioni, per voi e per me – ha detto in conclusione-. Realizziamo comunione. Insieme siamo Chiesa ed insieme progetteremo parole coraggiose per tempi nuovi. Continuiamo tutti a camminare nella fede, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, unico capace di dare senso e di salvare la nostra vita”.
Paolo Labati
Articolo pubblicato sull’edizione de “il Nuovo Giornale” di venerdì 18 settembre 2015
