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SOS: il nostro matrimonio
va a rotoli

Mario e Graziella Catania sono tra gli iniziatori, in Italia, dell’esperienza di “Retrouvaille”
dedicata alle coppie in forte crisi
: un’opportunità di conoscere sé stessi
come premessa per ricostruire una relazione in crisi

catania



Unico requisito indispensabile: avere dei problemi, anzi dei problemi gravi. Non le discussioni fisiologiche nella vita di ogni coppia, ma una crisi seria. Già scoppiata e sfociata nella separazione o molto vicina ad arrivarci.
Sembra una missione impossibile, invece le basi per ricostruire un matrimonio a rischio naufragio ci sono. Graziella e Mario Catania di coppie ne hanno incontrate tante nei dodici anni di storia dell’associazione “Retrouvaille” in Italia. Niente bacchetta magica. Ma tanto lavoro e tanta pazienza. A partire dalla persona, “perché - sottolineano i coniugi Catania - non c’è ricostruzione della coppia se non si parte dai due che la compongono”.
Graziella e Mario saranno a Piacenza alla “Grande Festa della Famiglia” nel pomeriggio di domenica 15 settembre, alle ore 16.30, per aprire uno spazio su un problema che le statistiche confermano essere ormai un’urgenza: cosa succede quando nel rapporto tra marito e moglie il legame si spezza? E come recuperarlo?


Duecento coppie l’anno si iscrivono ai programmi

A “Retrouvaille” approdano in media duecento coppie ogni anno, tra sposate e conviventi. Mica poche. Non tutte tornano insieme, al termine del programma. Per molte invece la ripartenza coincide anche con l’impegno a favore di altre coppie. Sono infatti i coniugi “recuperati” ad animare i week end con cui “Retrouvaille” dà il via al programma di dodici incontri dedicato agli sposi separati o in grave crisi per cominciare a “ritrovarsi”, come recita il nome scelto per l’associazione, nata in Canada nella provincia francofona del Quebec nel 1977 e poi diffusa in tutto il mondo.
“Il programma insegna un metodo, che i due si impegnano ad utilizzare e portare avanti nella loro vita di coppia”, puntualizza infatti Graziella Catania. Non c’è l’esperto che dà la ricetta per risolvere i problemi. C’è la coppia come protagonista di un percorso in salita - questo è da mettere in conto - che richiede tempo, pazienza, impegno. Ma che permette di tirar fuori i talenti di entrambi. E al termine del quale, raggiunta la cima, si ricomincia a camminare - stavolta insieme e con maggior consapevolezza - verso le nuove vette che la vita mette davanti alla coppia.
Si può vivere da scapoli
anche se si è marito e moglie
“Dopo cinquant’anni di matrimonio facciamo ancora progetti. Ma non è sempre stato così. C’è stato un periodo che tornavamo a casa la sera e ci parlavamo solo delle cose da fare o dei problemi dei figli. Io medico, lui ingegnere, vivevamo praticamente come due scapoli. Non avevamo cura della nostra vita di coppia”. Graziella e Mario hanno imparato anzitutto sulla loro pelle che il matrimonio non è dato una volta per sempre. Serve una manutenzione continua. Per loro, l’occasione è arrivata, 26 anni fa, con la partecipazione ai gruppi di “Incontro Matrimoniale”, dove coppie di sposi e fidanzati si incontrano periodicamente per crescere nella “qualità” della loro relazione.
È all’interno di questa esperienza che vengono a conoscenza dell’appello lanciato dall’allora vescovo di Aosta mons. Giuseppe Anfossi - nonché direttore dell’Ufficio di Pastorale familiare della Cei - di portare anche in Italia la realtà di “Retrouvaille” per le coppie in difficoltà. Così, insieme ad altre quattro coppie - loro di Milano, tre del Piemonte, una dell’Emilia Romagna - si mettono a disposizione.
Studiano i programmi di “Retrouvaille”; si formano con i referenti dell’associazione che arrivano dall’estero: Stati Uniti, Canada, perfino dall’Africa. Fino alla presentazione dell’associazione, nel 2001, e al primo week end che dà ufficialmente il via al debutto dell’esperienza in Italia, nell’ottobre 2002, alla casa di spiritualità dei padri del Santo Pia Marta a Cecchina, in provincia di Roma.
Da allora, i programmi si sono moltiplicati in tutta la penisola. Con una media di richieste in continuo aumento. E da parte di coppie di tutte le età: c’è chi è sposato da due anni e chi da 25.


Arrivare a una profonda conoscenza di sé

“Chi si iscrive a «Retrouvaille» - precisano Graziella e Mario - deve sapere che si tratta di una esperienza cristiana”. Ciò non vuol dire che sono accettate solo coppie di coniugi sposate in chiesa o “di provata fede cattolica”. È una proposta aperta a tutti - partecipano anche coppie di conviventi - ma le radici affondano nell’esperienza cristiana e questa premessa viene dichiarata espressamente sin dall’inizio ( “ed è giusto che ci sia questa chiarezza”, evidenziano i Catania). Quale la differenza rispetto ad altri percorsi solo di taglio psicologico? “Alla base di ogni esperienza cristiana c’è la convinzione che il perdono è sempre possibile”, spiega Graziella. Il che non vuol dire che si tratti di un approccio buonista o semplicistico, all’insegna del “volemose bene”. Al contrario. “Le fondamenta del metodo fanno riferimento all’esperienza di Sant’Ignazio di Loyola - illustra Graziella -. L’obiettivo è arrivare a una conoscenza profonda di quel che ciascuno di noi vive dentro di sé”.


Conoscersi nel profondo

Vuoi perché i ritmi quotidiani impongono corse su corse tra casa, lavoro, figli, impegni di vario genere. Vuoi perché i media parlano solo del “negativo” togliendo spazio ad ogni possibile speranza. Vuoi per un disorientamento generale che la crisi ha accentuato. “Oggi si fa sempre più fatica a entrare in contatto con la parte più profonda di noi stessi - riflette Graziella -. Invece, quando provo qualcosa, che sia gioia, rabbia, tristezza, devo imparare a «dire» ciò che sto provando, a comunicarlo anzitutto con mio marito o con mia moglie. Invece magari ci si chiude, si resta in silenzio, pensando che la cosa passi...”.
Esplicitare i sentimenti e leggersi dentro sono le premesse per imparare anche a conoscersi meglio nella propria personalità, nelle proprie reazioni di fronte a ciò che succede. È guardarsi allo specchio. “Con l’altro è facile: ce l’abbiamo davanti! Ma per noi no - evidenzia Graziella Catania -. E difatti succede di solito che attribuiamo al coniuge tutte le colpe, tutti i limiti del rapporto. Mentre c’è sempre una corresponsabilità”.


Finita la “romanza”

I coniugi Catania sanno per esperienza che quando ci si sposa - loro lo chiamano il periodo della “romanza” - dell’altro si vedono solo le qualità. “Anche io, quando ho sposato mio marito, vedevo sì alcune cose che non mi piacevano in lui, però le ritenevo cose di poca importanza. Mi dicevo che poco per volta l’avrei cambiato”, rammenta Graziella. Ma, una volta sposati, quando la routine prende il posto della favola, ecco che quei piccoli nei si trasformano in grandi difetti. “E si è portati a credere che ci si è sbagliati, che si è sposato una persona diversa da quella che si credeva...”. Lasciando da parte i casi-limite che rasentano la patologia, è la dinamica con cui, bene o male, tutte le coppie si devono confrontare a un certo punto della loro storia. “La crisi è fisiologica, rientra nella vita della coppia”, fanno notare i Catania. Ma la crisi è anche un’opportunità per crescere, per riprendere in mano l’amore che lega i due e ripartire più consapevoli. “Il programma di «Retrouvaille» permette non solo di leggersi per quel che si è, nei propri limiti e nelle proprie responsabilià, ma anche di vedere i propri talenti - ci tiene a sottolineare Graziella Catania -. Quando una persona si conosce di più, aumenta anche la propria autostima perché vede le sue qualità. Altrimenti, si rischia che nella coppia uno dei due - magari il più forte caratterialmente - finisca col prevaricare, togliendo «credibilità» all’altro. Ma nella coppia uomo e donna sono alla pari, ciascuno ha i suoi pregi, i suoi talenti, ed è su questi che bisogna lavorare perché, in modo corresponsabile, si impegnino a far andare avanti la «barca» del loro matrimonio”.


“Fate vacanze separate”: così non si risolve nulla

Non c’è “noi” senza “io”, insomma. Però anche l’«io» va visto nella prospettiva della relazione. Altrimenti succedono dei guai. “Da noi sono arrivate tante coppie che, prima di «Retrouvaille», hanno tentato la strada del percorso psicologico. Ma dallo psicologo bisognerebbe andarci insieme, non da soli! - avverte Graziella -. Altrimenti, lo psicologo lavora sull’individuo, spinge sulla crescita dell’autostima, fatto di per sé positivo, ma dimenticando l’orizzonte di coppia. Quante coppie sono arrivate dopo aver seguito il consiglio: fate le vacanze separate, così potrete recuperare voi stessi... E invece non risolvono nulla”.


Le quattro tappe

Il programma di “Retrouvaille” non svicola i problemi. Li mette all’angolo. Si comincia con un colloquio telefonico, “con entrambi - puntualizzano i Catania - perché è essenziale che entrambi accettino di iniziare il percorso; è una decisione personale, non la può prendere uno per tutti e due”. Quindi si passa al week end. “Succede spesso - annota Graziella - che siano giorni vissuti così intensamente da far illudere che i problemi siano risolti. Ci sono coppie, anche già separate, che vogliono tornare insieme. Non bisogna prendere decisioni sull’onda dell’emozione del momento. Consigliamo sempre prima di finire tutto il programma”.
Al week end seguono dodici incontri, a cadenza settimanale: è la fase del “post week end”. Infine, c’è il “Co.Re”, ossia “Continuare Retrouvaille”, con incontri mensili. Le testimonianze di chi ci è già passato confermano che “funziona”. È dura, ma funziona.

Articolo pubblicato sull'edizione di mercoledì 10 settembre 2013

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