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Don Paolo Capra: non smettiamo mai di essere sognatori

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“Le vie davanti a noi sono tutte da scoprire e disegnare, ma lo possiamo fare solo insieme”: sono le parole con cui don Paolo Capra ha salutato i parrocchiani, il 18 febbraio, nella chiesa di San Giovanni in Canale a Piacenza, nel suo ingresso come nuovo parroco delle tre comunità cittadine di San Giovanni, Santa Brigida e Santa Teresa.

Lo sguardo verso Cristo

Un’aria gioiosa di festa si è respirata nella maestosa basilica di via Beverora gremita di fedeli, accorsi ad incontrare il nuovo pastore, accompagnato dal Vescovo mons. Adriano Cevolotto.

Nell’omelia il Vescovo ha sottolineato come l’ingresso di don Paolo è caduto proprio nella prima domenica di Quaresima. Una coincidenza che ha permesso al presule di far convergere lo sguardo di tutti verso Cristo, credendo nel suo Vangelo. Mons. Cevolotto ha poi evidenziato il tema del deserto, emerso dalle letture bibliche, luogo di solitudine, di silenzio e di incertezza in cui Gesù viene spinto dallo Spirito Santo per essere tentato. La tentazione - per il Vescovo - mette ognuno alla prova, e fa scegliere da che parte stare.

Un arcobaleno segno di comunione

L’altra frase di Gesù - sottolineata dal presule - è stata: “Il tempo è compiuto” che significa non rinviare, accogliere ogni opportunità, come quella del cambio del parroco, per un nuovo slancio pastorale. “Mi piacerebbe - ha concluso mons. Cevolotto - che si realizzasse in questa nuova avventura di chiesa, un arcobaleno come quello avvenuto dopo il diluvio universale: un ponte fra cielo e terra che parte sempre dall’alto, dall’amore del Signore, e ci raggiunge. Siate segno - ha detto il Vescovo ai fedeli - di questa comunione nella vita delle parrocchie”.

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Le scarpe e una coperta

Dopo i riti di comunione, mons. Cevolotto ha invitato don Paolo a prendere possesso della sede presidenziale, nominandolo ufficialmente nuovo parroco della famiglia ecclesiale di San Giovanni, Santa Brigida e Santa Teresa.

Alcuni giovani poi hanno rivolto un saluto affettuoso a don Paolo e gli hanno consegnato in dono un paio di scarpe di montagna, segno tangibile di volere camminare insieme, e una coperta fatta a mano nel laboratorio della Caritas diocesana con diversi colori, espressione di un caldo abbraccio fraterno.

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Cinque sassi

Don Paolo, al termine della celebrazione, ha manifestato le sue trepidanti emozioni nel vivere questo momento, ed ha messo in evidenza la sua libertà e la ricerca di autenticità, citando l’episodio biblico di Davide che, per vincere Golia, prende dal fiume cinque sassi a cui don Paolo ha dato questo significato: “Il primo è l’amore capace di muovere tutto, il secondo la bellezza che apre il cuore e fa scorgere in ognuno una luce, il terzo è la leggerezza che insegna a dare il giusto peso alle cose, il quarto è la lentezza che evita l’affanno e ossigena il ritmo del cuore, il quinto è la fragilità che ricorda che solo il tocco dell’altro è capace di farci sentire custoditi, nonostante le nostre imperfezioni”.
Con questi sentimenti don Paolo ha iniziato la sua nuova missione pastorale nelle parrocchie cittadine di San Giovanni, Santa Brigida e Santa Teresa, dando la sua totale disponibilità per incontrare fraternamente tutti, esprimendo il desiderio di non smettere mai di essere dei sognatori.

Riccardo Tonna

Nelle foto, la messa d'ingresso di don Paolo Capra nella chiesa di San Giovanni; a lui sono state affidate anche le parrocchie di Santa Brigida e Santa Teresa.

Pubblicato il 20 febbraio 2024

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  • In Cattedrale è stato ricordato il beato Secondo Pollo

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    Lunedì 26 dicembre il vescovo mons. Adriano Cevolotto ha presieduto la messa in Cattedrale a Piacenza nella memoria del beato Secondo Pollo, cappellano militare degli alpini. Vi hanno partecipato i rappresentanti delle sezioni degli Alpini di Piacenza e provincia e i sacerdoti mons. Pierluigi Dallavalle, mons. Pietro Campominosi, cappellano militare del II Reggimento Genio Pontieri, don Stefano Garilli, cappellano dell'Associazione Nazionale degli Alpini di Piacenza, don Federico Tagliaferri ex alpino e il diacono Emidio Boledi, alpino dell'anno nel 2019.
    Durante la Seconda guerra mondale, il sacerdote parte per la zona di guerra del Montenegro (Albania), dove trova la morte il 26 dicembre dello stesso anno, colpito da fuoco nemico mentre soccorreva un soldato ferito. 
    Originaio di Vercelli, fu beatificato il 24 maggio 1998 da papa Giovanni Paolo II. 

    Nella foto, il gruppo degli Alpini presenti in Cattedrale con il vescovo mons. Adriano Cevolotto.

    Pubblicato il 27 dicembre 2022

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