Tutti i Santi: la festa della magnifica umanità creata da Dio
Una Cattedrale vestita a festa, con sull’altare maggiore i reliquiari argentei contenenti le reliquie di numerosi santi. Un segno concreto della comunione tra la Chiesa di oggi e quella moltitudine di uomini e donne che, nel corso della storia, hanno testimoniato con la propria vita la bellezza del Vangelo. È in questo clima che a Piacenza si è celebrata la solennità di Tutti i Santi, nella liturgia presieduta dal vescovo mons. Adriano Cevolotto.
Al centro dell’omelia una domanda che interpella anche il nostro tempo: c’è ancora bisogno di santità? E, soprattutto, esiste il desiderio di diventare santi?
La festa della “magnifica umanità”
Mons. Cevolotto ha preso spunto dal titolo dell’enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, per rileggere il significato della festa: “Possiamo dire che oggi è la festa della magnifica umanità, cioè della magnifica umanità creata da Dio”.
Un’espressione che richiama il Magnificat di Maria: “L’anima mia magnifica il Signore”. La grandezza dell’uomo, ha sottolineato il vescovo, non è separata da quella di Dio, ma trova proprio nella relazione con Lui la propria origine e il proprio compimento.
“La grandezza della nostra identità, cioè del nostro essere uomini e donne, è partecipare alla vita stessa del Risorto”. La chiamata a essere santi – per il vescovo – non è dunque qualcosa di estraneo alla natura umana, ma appartiene al progetto di Dio sul suo popolo.
I reliquiari in cattedrale esposti in occasione della festa di Tutti Santi.
Una chiamata aperta a tutti
Le letture della solennità hanno aiutato a comprendere la dimensione universale di questa vocazione. Nella prima lettura dell’Apocalisse – ha evidenziato il presule – Giovanni viene interrogato: “Ma chi sono? E da dove vengono?”. La risposta del vegliardo rimanda a una moltitudine che attraversa le prove della storia, proveniente da ogni tribù, nazione, popolo e lingua. “La santità – ha osservato mons. Cevolotto – è democratica, è universale, non esclude nessuno in partenza”. Non è il privilegio di pochi, né una vocazione riservata a persone eccezionali.
Eppure, proprio su questo punto, il vescovo ha espresso una preoccupazione: oggi sembra essersi affievolito il desiderio di una vita autenticamente ispirata al Vangelo. “Ho l’impressione che oggi la santità non si avverta come necessaria. Forse – ha suggerito – ci siamo rassegnati alla mediocrità, arrivando a considerare questo ideale qualcosa di impossibile. Una convinzione che può nascere anche da un equivoco: pensare che diventare santi significhi diventare meno uomini e meno donne, rinunciare a qualcosa della propria umanità”.
Non meno umani, ma pienamente noi stessi
È proprio questo il punto che il vescovo ha voluto chiarire. La santità non cancella l’umanità, ma la porta alla sua pienezza. Non chiede di eliminare ciò che siamo, bensì di lasciare che Dio agisca nella nostra vita, con tutto ciò che la compone.
“Ma se invece – si è domandato il presule – la santità fosse proprio l’essere pienamente noi stessi, con tutto ciò che ci caratterizza, in una relazione con il Dio Amore a cui lasciamo agire?”.
L’iniziativa di Dio, ha spiegato Cevolotto, non si realizza senza la nostra umanità, ma proprio attraverso di essa. Si tratta di consegnare la propria vita a Dio, non al male, lasciando che il suo amore trasformi le relazioni, le scelte e il modo di abitare il mondo.
È questa la “magnifica umanità”: non una persona privata del proprio profilo umano, ma una creatura che vive pienamente la propria identità di figlio e figlia di Dio.
“Santità è l’esaltazione di ciò che Dio ha creato – ha affermato il vescovo – facendo trasparire sé stesso in ciò che ha creato, il suo modo di relazionarsi nell’amore”.
I fedeli in cattedrale alla messa di Tutti i Santi.
La festa di Tutti i Santi: una storia di salvezza ancora viva
La solennità di Tutti i Santi ha permesso quindi di contemplare una moltitudine di uomini e donne che hanno attraversato la storia lasciando emergere, attraverso la propria esistenza, qualcosa della presenza di Dio. Le reliquie esposte sull’altare maggiore della Cattedrale diventano così un richiamo alla concretezza di questa testimonianza: non un ideale astratto, ma una vita vissuta.
I santi hanno contribuito a costruire una storia di salvezza che continua a raggiungerci e a sostenerci. Mons. Cevolotto l’ha descritta come “l’aria non inquinata che respiriamo e per la quale, dobbiamo riconoscere, rimaniamo ancora umani”.
La loro testimonianza ricorda che il bene è possibile, che l’amore può attraversare anche le prove più difficili e che la vita non è condannata alla mediocrità.
Al termine dell’omelia, il vescovo ha affidato all’assemblea una preghiera semplice e diretta: “Chiediamo allora al Signore che ci doni la grazia di desiderare e di cercare la santità nella nostra vita”.
Un invito che, nella festa di Tutti i Santi, diventa anche una domanda personale: quale spazio lasciamo a Dio perché la nostra umanità possa diventare davvero magnifica?
