Come si impara ad amare?
di Riccardo Tonna  
23 Ottobre 2026

Come si impara ad amare?

Come si impara ad amare? Non basta provare un’emozione, né lasciarsi guidare dall’istinto. Amare significa anche conoscere sé stessi, comprendere ciò che si prova e riconoscere nell’altro una storia che merita di essere ascoltata. Da questa domanda ha preso avvio l’incontro “Come si impara ad amare?”, promosso dal Liceo San Benedetto giovedì 22 ottobre nell’oratorio di San Cristoforo, all’angolo tra via Genocchi e via Gregorio X, a Piacenza.

A guidare la conversazione è stato Fabrizio Bertamoni, filosofo e preside del liceo, con gli interventi al pianoforte di Monica Merlini, musicista e docente specializzata nell’educazione musicale infantile. Parola e musica si sono alternate, offrendo al pubblico uno spazio di ascolto e confronto su una delle domande più profonde dell’esperienza umana.

Amare: Il tempo necessario per pensare

Bertamoni ha aperto la serata riflettendo sul rapporto tra il tempo e l’esperienza umana. La fretta, ha osservato, non sottrae soltanto minuti alle nostre giornate, ma rischia di modificare il significato delle cose. Senza l’attesa, la pausa e la sosta si perde la possibilità di contemplare, comprendere e dare valore a ciò che viviamo.

Anche la filosofia nasce dalla capacità di fermarsi e interrogare la realtà. Il linguaggio, in questo percorso, è fondamentale: attraverso le parole diamo forma al pensiero e impariamo a comprendere il mondo e noi stessi. Per questo, secondo il relatore, l’educazione dei sentimenti passa anche dalla cultura e dalla capacità di esprimere ciò che accade dentro di noi.

Emozioni e sentimenti: imparare ad amare

Una parte centrale dell’incontro è stata dedicata alla distinzione tra emozioni e sentimenti. Le prime sono reazioni che ci attraversano; i secondi richiedono un’elaborazione, coinvolgono il pensiero, la memoria e la cultura.

L’amore, dunque, – per Bertamoni – non si esaurisce nell’emozione del momento. È una realtà complessa, che prende forma nel tempo e attraverso le relazioni. Non basta sentire qualcosa per sapere già come viverlo: occorre imparare a riconoscere i propri desideri e a orientarsi nelle scelte.

Se i sentimenti si formano anche attraverso l’educazione e l’esperienza, allora amare è qualcosa che si può imparare. Non attraverso regole rigide, ma maturando uno sguardo capace di andare oltre le prime impressioni.

 

amare

Il pubblico in San Cristoforo alla serata dal tema “Come si impara ad amare?”

Il pudore, custode dell’incontro

Tra i temi più significativi affrontati da Bertamoni c’è stato il pudore, inteso non come semplice timidezza o imposizione morale, ma come una dimensione profondamente umana. È ciò che permette alla persona di custodire una parte di sé, sottraendola all’esibizione e allo sguardo indiscreto.

In una società che spinge continuamente a mostrarsi e a condividere ogni aspetto della propria vita, la riservatezza rischia di apparire come un difetto. Il filosofo ha messo in discussione questa mentalità, ricordando che non tutto ciò che appartiene alla persona deve necessariamente diventare pubblico.

Il pudore, al contrario, può rendere possibile un incontro più autentico: impedisce di ridurre l’altro al corpo o all’immagine che offre di sé e invita a riconoscerne la dignità.

Per spiegare questa dimensione, Bertamoni ha richiamato il racconto di Candaule e Gige, narrato da Erodoto. Il re, orgoglioso della bellezza della moglie, convince il servitore a osservarla di nascosto mentre si spoglia. Quando la donna scopre la presenza di Gige, si sente umiliata e chiede che l’offesa venga riparata. Un racconto che mostra quanto la violazione dell’intimità possa ferire e compromettere le relazioni.

Il pudore, quindi, non è soltanto un limite: è una forma di rispetto, che protegge ciò che nell’altro non può essere trattato come un oggetto.

Oltre la prestazione, l’incontro tra due storie

La riflessione si è poi spostata sul modo in cui oggi si vivono le relazioni, con una critica alla tendenza a ridurre gli incontri a occasioni di consumo e soddisfazione immediata. Bertamoni ha chiamato in causa anche i siti di incontri, osservando come la ricerca di un partner possa trasformarsi in una selezione rapida, fondata sull’immagine e sulla prestazione.

Il rischio è perdere proprio ciò che rende un incontro irripetibile: la sorpresa, l’attesa, la scoperta progressiva dell’altro. L’amore autentico, ha sostenuto, è il dialogo tra due biografie, due percorsi di vita che si aprono l’uno all’altro.

In questa prospettiva, il pudore aiuta a rispettare i tempi e a comprendere quando una relazione può maturare. Non conta soltanto la quantità delle esperienze, ma il significato che assumono nella vita delle persone.

Il ragionamento del filosofo si è poi allargato alla società contemporanea, sempre più abituata a misurare tutto attraverso numeri, risultati e prestazioni. Ma una persona non può essere ridotta a una valutazione: ciò che conta davvero non sempre è quantificabile.

 

La bellezza che suscita meraviglia

Bertamoni ha richiamato anche il tema della felicità, intesa come ricerca di una vita dotata di senso.

Il riferimento al Simposio di Platone ha riportato la riflessione al cuore del desiderio amoroso: chi ama non sempre riesce a esprimere pienamente ciò che cerca nell’altro. Il desiderio va oltre il piacere fisico e porta con sé la ricerca di un’unione più profonda.

Forse è proprio questo a rendere l’amore così difficile da definire: possiamo parlarne e studiarlo, ma non ridurlo a una formula. Ogni relazione autentica conserva qualcosa di misterioso e chiede tempo, attenzione e disponibilità a lasciarsi cambiare.

 

La musica come spazio di ascolto

Ad accompagnare le riflessioni sono stati gli interventi al pianoforte di Monica Merlini, che hanno scandito i diversi momenti della conversazione, offrendo una pausa dalla parola e un’altra possibilità di ascolto.

La musica può dare voce a emozioni difficili da nominare e creare uno spazio nel quale ciascuno ritrova qualcosa della propria esperienza. L’alternanza tra filosofia e pianoforte ha così sostenuto il carattere aperto della serata, invitando i presenti non soltanto ad ascoltare, ma anche a interrogarsi.

 

Amare: qual’è il vero significato?

Nessuna risposta definitiva, dunque, alla domanda “Come si impara ad amare?”. Piuttosto, un invito a recuperare il tempo necessario per conoscersi, a non confondere l’emozione con il sentimento e a riscoprire il valore dell’intimità.

Perché amare non significa semplicemente provare qualcosa per qualcuno. Significa imparare a incontrarlo, rispettarne la libertà e riconoscere che la sua storia non ci appartiene. E forse si comincia proprio da qui: dalla capacità di fermarsi, ascoltare e lasciare all’altro lo spazio per essere davvero sé stesso.