In San Francesco la mostra di Giampaolo Nuvolati
Fino a lunedì 30 novembre alla Basilica di San Francesco è visitabile la mostra “Crocefissione in una metropoli qualunque” con i disegni di Giampaolo Nuvolati, sociologo dell’ambiente e del territorio. Si tratta di nove disegni in matita e acrilico su cartoncino che raffigurano crocifissi.
La mostra è aperta dal lunedì al sabato dalle ore 9 alle 12 e dalle 16 alle 18.
Il prof. Enrico Garlaschelli rilegge le opere esposte
Il professor Enrico Garlaschelli, docente di Teologia all’Università Cattolica, propone ai lettori la sua rilettura delle opere in mostra.
Nell’epoca in cui la società di massa sta rendendo evidente, ai più avvertiti, la forza spersonalizzante che l’accompagna, Walter Benjamin si interrogava sul tempo infernale che vive il cittadino della folla, chiuso in se stesso in un atteggiamento dal “tenore maniaco”.
Lo stessa forma maniacale che oggi vediamo con timore nelle persone a noi vicine ma chiuse davanti al loro cellulare. L’attenzione maniacale distrugge la capacità di guardarsi attorno, chiude lo sguardo in una cecità preoccupante per tutto ciò che riguarda l’umano. Ciò che ti illudi di manipolare, ti assoggetta invece ad una fascinazione idolatrica che ti impedisce di guardare e riconoscere l’umano.
“Non vogliamo vedere la morte, non vogliamo vedere il dolore, non vogliamo vedere i poveri…” scriveva don Primo Mazzolari.
Nelle opere di Giampaolo Nuvolati si scorge l’umano
A me sembra che, dove non vogliamo vedere, voglia arrivare la pittura di Giampaolo Nuvolati. Ci appare un esercizio di spogliazione, da intendersi in più versi. Un modo di spogliarsi dai meccanismi che mortificano l’esistenza, intravista quasi con la “coda dell’occhio” da un gesto pittorico che ruba l’istante in cui si esprime nella loro fuggevolezza.
Sono sguardi, espressioni, movenze dove scorgi l’umano. Ma per questo, il pittore deve spogliare il tratto anche dagli artifici che spesso appartengono alla pittura, attraverso i quali la realtà viene rappresentata per renderla bella. Non si tratta, nei quadri di Nuvolati, di guardare una bella rappresentazione, quanto di cogliere un momento, un rimando che possa ricreare situazioni, occasioni, espressioni che non vogliamo vedere, che ci dimentichiamo. Lì, sembra dirci la pittura di Nuvolati, risiede l’umano.
La locandina della mostra di Giampaolo Nuvolati in San Francesco.
Una pittura che va all’essenziale
È dunque una pittura che mira all’essenziale e lo ritrova nel marginale. È richiesta alla sguardo una vera e propria conversione che lo possa trarre fuori da un sistema narcotizzante e omologante. La conversione richiede una abbassamento per andare a ritrovare nei piccoli quello che sfugge ai potenti e ai sapienti.
Nuvolati dunque ci parla dell’emarginazione ma non ne fa un’ideologia, piuttosto il luogo ideale per esprimere l’altezza e la miseria dell’umano. Ci troviamo così di fronte allo scandalo del corpo di Cristo, corpo del Dio sofferente che dona nuova vita.
Ci vuole un gesto essenziale e rapido, della stessa rapidità descritta da Calvino, che si esponga in tutta la semplicità del suo dire, per non cedere alla dotta retorica dei sapienti e trasformare la sofferenza di quel corpo nella speranza di vita per i piccoli e i deboli che la cercano.
La pittura di Nuvolati e il messaggio di salvezza
Nell’umanità reietta compare dunque la Croce di Cristo. Ci appare come la sintesi del pullulare di queste esistenze così misere eppure così importanti. La pittura di Nuvolati è quasi un modo di salvare quelle esistenze; è fondamentalmente etica perché ci parla di esistenze che devono essere salvate e indica, nella Croce di Cristo, la possibilità di salvarle attraverso la carità di uno sguardo che si è fatto carne, si è incarnato nella Croce di Cristo e illumina la vita degli uomini. La carità dello sguardo che ispira il gesto pittorico di Nuvolati non poteva che ricapitolarsi nella Croce di Cristo.
“Contengo moltitudini”: Forse questo verso di Walt Whitman esprime bene la poetica di Nuvolati. Ma non è l’uomo che può farlo. Nuvolati doveva così affidarsi, per ricapitolare il suo gesto pittorico attraverso le nostre esistenze, ad uno sguardo che veramente potesse abbracciare queste moltitudini nell’atto di una creazione in cui nulla andrà perduto, nulla sarà dimenticato.
