Le Croci di Stefano Villaggi: dal dolore alla fede
“Da dolore alla luce: le croci di Stefano Villaggi”. Così è stato intitolato il segmento di trasmissione che TV2000 ha dedicato all’artista fiorenzuolano Stefano Villaggi, invitato negli studi di Roma dell’emittente, insieme a monsignor Gianni Vincini.
Il riavvicinamento alla fede per questo artista coincide con la morte della nipote Rossella Morsia, a soli 24 anni, nel 2013, per un incidente. “Si è creato in me, da allora, un Credo importante – racconta – Da quel momento ho sentito il bisogno di manifestarlo con la realizzazione di crocifissi. Non c’è mai Cristo crocifisso in croce, perché al di del sacrificio, la Croce rappresenta anche la Resurrezione”.
Le Croci di Stefano Villaggi, 14 nel territorio piacentino
Oggi sono 14 le imponenti croci che puntellano la provincia piacentina. “Sono nate dal contributo di oltre 200 persone – prosegue l’artista – C’è una comunità che ha sostenuto il percorso. Io mi sento solo il perno di una ruota di bicicletta, dove ci sono i raggi sono tutte le persone che mi hanno aiutato”.
Tra di loro don Vincini, decisivo per la rinascita di Stefano. “Stefano bussò alla mia porta quando ero parroco – racconta il sacerdote – Lo ritrovai come una persona cambiata dagli eventi drammatici vissuti, che lo costringevano ad un bivio: diventare cinico o agnostico, oppure recuperare nella fede un significato per affrontare quelle situazioni. Era taciturno all’inizio, ma mi portava disegni legati al Vangelo. Non parlava, ma dava segni. Il segno ricorrente era la Croce, illuminata però dalla speranza della Resurrezione”.
Stefano Villaggi, artista di Fiorenzuola al lavoro.
Il primo crocifisso di Villaggi al Carevolo
Un Cristo risorto di Villaggi campeggia sulla facciata della chiesa Scalabrini di Fiorenzuola. Il primo crocifisso fu realizzato per la cima del Monte Carevolo, meta di tanti giovani fiorenzuolani delle vacanze comunitarie di Rompeggio, con il sostegno degli Alpinisti del Gaep. Don Vincini ha ricordato come su tante montagne ci sia la croce e ha richiamato la testimonianza del grande alpinista Walter Bonatti che quando scalò la parete Nord del Cervino, dopo 4 giorni di scalata, scrisse: “Ho visto la croce, l’ho abbracciata e mi sono inginocchiato”.
Quando venne inaugurato il crocifisso sul Carevolo dall’allora vescovo Ambrosio, imperversava la polemica sui crocifissi che, in nome di un malinteso laicismo, si voleva rimuovere dalle scuole e dalle cime. Invece sono opere che possono parlare a tutti: di fragilità, accoglienza e rinascita.
Stefano Villaggi con Alfredo e Martina Villa accanto al crocifisso posto a Fiorenzuola vicino alla ferrovia e al cimitero.
Don Vincini ha suggerito la scritta dell’ultimo crocifisso inaugurato: “Il Signore ancora risorge quando noi come figli della risurrezione risorgiamo da ogni svolta difficile della nostra vita”.
E’ stata realizzata da Villaggi a Fiorenzuola in un luogo di passaggio (vicino alla ferrovia e al cimitero) ma anche di preghiera, accanto all’edicola seicentesca della Madonna della Braida.
Significativo che a inaugurarla sia stata Martina Villa, 23enne di Fiorenzuola, ipovedente. “Significa che questa opera – ha detto don Adamo Affri – va vista non con gli occhi della carne, ma con gli occhi del cuore. Abbiamo bisogno di alzare lo sguardo e questi segni ci aiutano a guardare la realtà in modo diverso”.
