Provincia. Patelli «equilibrista» tra due poli
L’equilibrio è la qualità di Monica Patelli che è stata più citata nel corso dell’incontro di fine mandato dell’amministrazione provinciale prima delle elezioni che si terranno il prossimo 29 novembre. Quelle della Provincia, per effetto della riforma Delrio iniziata nel 2014, sono elezioni di secondo livello: a votare per eleggere il nuovo presidente e rinnovare il consiglio saranno solo i sindaci e i consiglieri dei quarantasei Comuni. Il voto è “pesato” in base alla popolazione del Comune di appartenenza.
L’appellativo di “equilibrista”, usato da Paola Galvani, consigliera e sindaca di Rottofreno, Patelli se l’è guadagnato per una scelta precisa fatta due anni fa, quando si è insediato il consiglio che ora si appresta a scadere, perfettamente bilanciato con cinque consiglieri di centrodestra e cinque di centrosinistra. Patelli decise di assegnare le deleghe (in Provincia non ci sono più gli assessori) a tutti i consiglieri, creando così un clima più “disteso” nelle discussioni.
Una scelta, questa, che creò più di qualche malumore negli ambienti del centrosinistra piacentino, che con quell’elezione videro aumentare da tre a cinque i propri rappresentanti. È in virtù di questo che, come ha evidenziato sempre Galvani, questa consigliatura “non ha fatto politica ma ha pensato ad amministrare, perché la manutenzione delle strade non è né di destra né di sinistra”. Visione contestata dal collega Sergio Ferri, che è consigliere comunale a Piacenza, che non vede come “positiva” l’assenza della politica dall’aula di corso Garibaldi.
Riforma Delrio “sciagurata”
All’incontro, che si è svolto nella sala del consiglio provinciale nella mattinata di venerdì 16 ottobre, erano presenti quasi tutti i consiglieri oltre alla presidente Patelli e al vicepresidente Franco Albertini. Nel pubblico diversi sindaci, rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e delle categorie. Sul banco degli imputati è stata la legge Delrio, rimasta di fatto “sospesa a metà” e rea – a detta di quasi tutti gli intervenuti – di aver depotenziato e definanziato le Province senza sopprimerle come era inizialmente previsto, e di averle così “abbandonate” al loro ruolo di riferimento per i Comuni ma con meno risorse umane ed economiche.
Il vicepresidente Albertini, che è anche sindaco di Alta Val Tidone, l’unico Comune piacentino che è riuscito a nascere da una fusione (Nibbiano, Pecorara e Caminata, uniti nel 2018), ha definito quella riforma “sciagurata”, auspicando che “si arrivi presto alla fine”. La presidente Patelli, nel suo discorso, ha confidato che questi quattro anni di mandato sono stati “vissuti velocissimamente, perché tutti i giorni imparavo qualcosa di nuovo: è stata una grande scoperta del territorio”. Patelli fu eletta nel 2022, un anno dopo essere diventata sindaca di Borgonovo Val Tidone, e nel corso del suo mandato si sono susseguiti due consigli (2022-24 e 2024-26).
Provincia, è la casa dei comuni
“La legge Delrio – ha detto – ha tolto tante competenze alle Province, le stesse che i Comuni ci chiedono ogni giorno. La Provincia, anche se depotenziata, è diventata la casa dei Comuni”. E, anticipando gli interventi sull’equilibrio, ha spiegato: “Non c’è mai stato un filtro politico, siamo sempre andati oltre le differenze partitiche mettendo al centro il bene del nostro territorio”.
Manutenzione dei ponti, servono 250 milioni
I consiglieri presenti hanno preso la parola, tracciando principalmente un bilancio delle attività previste dalle proprie deleghe. Patrizia Calza, sindaca di Gragnano, ha denunciato la mancanza di risorse per la manutenzione dei ponti (sono 381 e servono 250 milioni per metterli in sicurezza, ha detto il vicepresidente Albertini), per le opere di protezione civile e per sistemare le strade. E ha ribadito una battaglia che porta avanti da tempo, quella degli eccessi di velocità sulle strade provinciali che attraversano i centri abitati.
“C’è bisogno che i governi facciano capire che bisogna andare piano”, ha affermato. Nadia Pompini, consigliera comunale di Vernasca, riferendosi alle pari opportunità ha detto che “non abbiamo mai lasciato indietro nessuno”.
Roberta Valla, sindaca di Travo, ha sottolineato la crescita del 10% del turismo in appennino. Gabriele Scagnelli, vicesindaco di Rivergaro, ha elencato le iniziative svolte nell’ambito delle politiche giovanili.
Sergio Ferri ha auspicato un “riordino” della Provincia perché “è un ente che potrebbe assumere un ruolo centrale nelle politiche territoriali”. Federico Bonini, consigliere a Bobbio, si è accodato agli altri nel riconoscere l’equilibrio di Patelli e ha auspicato il ritorno alla situazione che c’era prima della legge Delrio. “La Provincia rappresenta il raccordo istituzionale ideale per dare risposte al territorio”, le sue parole.
Viabilità in montagna e meno burocrazia: le richieste dei sindaci
Tra i sindaci (quelli che non sono consiglieri provinciali) ha preso la parola per primo Roberto Pasquali (Bobbio): anche lui duro sulla riforma Delrio, definita “contro la democrazia”. “I cittadini devono votare”, ha detto.
Riccardo Sparzagni (Podenzano) ha sottolineato la difficoltà di “mettere in campo” le risorse, una volta ottenute, a causa della burocrazia, e ha giudicato negativamente la trasformazione della strada Valnure (654) da provinciale a statale poiché “è difficile parlare con Anas”.
Paolo Calestani (Morfasso) si è soffermato sulla viabilità in montagna, con particolare riferimento al transito dei veicoli di emergenza.
Mauro Lodigiani (Pianello Val Tidone) ha confidato di aver trovato “sempre un aiuto fondamentale nella Provincia”.
Per Romeo Gandolfi (Fiorenzuola d’Arda) “l’unico rammarico è l’assenza della fermata dell’alta velocità nel piacentino dal Piano territoriale di area vasta: per fortuna le associazioni degli industriali di Cremona e Piacenza stanno portando avanti questo progetto”.
Infine, Carlo Brigati (Piozzano) ha sostenuto che la Provincia “è la soluzione per far sopravvivere i piccoli Comuni” come il suo, che sono “una risorsa del territorio”.
Ha preso la parola anche il consigliere regionale Lodovico Albasi (Pd) – che fino al 2024, mentre era sindaco di Travo, è stato consigliere provinciale – che ha annunciato che “la Regione ha in serbo iniziative per i territori e soprattutto per le aree montane” e, riprendendo Calestani, ha rimarcato il tema della viabilità nei Comuni appenninici. Sono intervenuti anche Luigi Salice, consigliere della Fondazione di Piacenza e Vigevano, e Enrica Gambazza, direttrice provinciale di Cna.
Elezioni in Provincia. Chi verrà dopo?
Bocche cucite sul futuro. L’incontro non ha previsto domande da parte della stampa presente, quando il quadro delle candidature per il prossimo mandato non è ancora chiaro.
C’è una probabilità che Monica Patelli (in scadenza di mandato a Borgonovo nel 2027) si ricandidi per il centrosinistra, dall’altra parte è forte il nome di Franco Albertini. Tuttavia, essendo elezioni di secondo livello, i calcoli porterebbero a pensare che il prossimo presidente sarà nuovamente espressione del centrosinistra.
Nei mesi scorsi erano circolati anche i nomi di Gian Luigi Molinari, sindaco di Vernasca, e Sergio Fuochi, eletto da poco a Pontenure, che avrebbe dalla sua il “fattore tempo” dato che il suo mandato scadrà nel lontano 2031.
Entrambe le suggestioni, però, pare siano state scartate. Ricordiamo che il mandato del presidente della Provincia dura quattro anni, mentre il consiglio si rinnova ogni due. Se un presidente cessa di essere sindaco, decade automaticamente dalla carica, com’è accaduto con Patrizia Barbieri nel 2022.
