Gli infermieri sono sempre meno. E chi resta chiede retribuzioni migliori
di Francesco Petronzio  
16 Ottobre 2026

Gli infermieri sono sempre meno. E chi resta chiede retribuzioni migliori

In Italia si contano 6,9 infermieri ogni mille abitanti, quasi tre in meno della media Ocse (9,7). Significa, facendo i calcoli, che ne mancano quasi 165mila. E il 20% non lavora nel pubblico.
I dati del 9° Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, presentato lo scorso 7 ottobre, certificano la carenza di professionisti nel nostro paese.

Solo in Emilia-Romagna, si stima, servirebbero 4mila infermieri in più. Una delle possibili cause di questo “crollo delle vocazioni” si può leggere in un altro dato, diffuso sempre dalla Fondazione Gimbe: nel 2024, a parità di potere d’acquisto, la retribuzione degli infermieri ospedalieri italiani risulta inferiore del 27% rispetto alla media Ocse.

Le difficoltà della professione sono emerse durante il Festival dell’infermieristica, tenutosi a Piacenza allo Spazio Rotative del Gruppo Libertà nella mattinata di giovedì 15 ottobre, organizzato dall’Ordine delle professioni infermieristiche (Opi) di Piacenza.

Calo infermieri, il lavoro
tra pubblico e privato

Una soluzione al calo degli infermieri è complesso trovarla. La proposta avanzata dalla presidente della Federazione nazionale degli infermieri (Fnopi) Barbara Mangiacavalli è di rivedere il Testo unico del pubblico impiego (D.lgs. n. 165 del 2001): “Diamo la possibilità agli infermieri di scegliere autonomamente se vogliono avere un rapporto esclusivo col pubblico o col privato”. Tradotto, se gli infermieri potessero lavorare un po’ nel pubblico e un po’ nel privato non andrebbero del tutto via dal Servizio sanitario nazionale e allo stesso tempo guadagnerebbero di più.

 

“Seduti al tavolo, non parte nel menu”

Durante il convegno, Mangiacavalli è intervenuta anche sul riconoscimento della figura professionale dell’infermiere, citando positivamente i recenti decreti ministeriali sugli “infermieri prescrittori” e sulla formazione, compresa l’attivazione delle lauree magistrali a indirizzo clinico.
“Vogliamo creare un percorso di microcredenziali degli infermieri – ha annunciato – ispirandoci al modello irlandese, che fra la triennale e la magistrale offre diciannove percorsi di perfezionamento che consentono all’infermiere di accrescere il proprio portfolio carriera e costruirsi il percorso verso il master, che riconoscerà quanto già fatto”. Sul ruolo della figura all’interno della sanità, Mangiacavalli ha avvertito: “Non vorrei che per tenere in mano la siringa trascurassimo la pianificazione: è una questione identitaria, la teoria orienta il metodo”. E alla politica chiede: “Vogliamo essere seduti al tavolo, non far parte del menu”.

 

 

 

convegno sul calo degli infermieriIl pubblico al Festival dell’infermieristica allo Spazio Rotativo del Gruppo Libertà.

Chi è l’infermiere?

Quando viene chiesto “come definisci la figura dell’infermiere?” le risposte dei rappresentanti degli enti locali sono tutte sulla stessa lunghezza d’onda: “è la persona che sta più vicina al paziente” riflette Patrizia Calza, sindaca di Gragnano Trebbiense e consigliera della Provincia di Piacenza. “È il professionista di riferimento che contribuisce alla presa in carico del paziente” dice Nicoletta Corvi, assessora al welfare del Comune di Piacenza.

“Nel periodo Covid ci siamo resi conto dell’importanza dell’assistenza sanitaria e del fatto che senza salute non c’è esistenza, e quindi futuro” ricorda Luigi Merli, sindaco di Cortemaggiore.  “Dobbiamo fare un salto culturale, evitare gli stereotipi e favorire le condizioni affinché l’infermiere possa accedere a specializzazioni e abbia un adeguato riconoscimento economico e sociale”, avverte Luca Quintavalla, consigliere regionale del Pd in Emilia-Romagna; “bisogna abbandonare i retaggi del passato, l’infermiere è un professionista che ci tiene sempre la mano durante tutto il percorso di cura” è la riflessione di Matteo Rancan, segretario della Lega Emilia. Barbara Mangiacavalli respinge la “retorica degli eroi”: “Ciò che abbiamo fatto durante la pandemia lo facevamo anche prima e lo facciamo anche dopo: lavoriamo con chi gestisce la comunicazione per veicolare messaggi appropriati”.

Serafina Perrone, pediatra, presidente del corso di laurea triennale in Infermieristica dell’Università di Parma, spiega: “Il lavoro dell’infermiere è imprescindibilmente connesso all’attività del medico. Solo insieme possono dare continuità” al percorso di cura.

Governi e spesa sanitaria

La maggior parte delle richieste degli infermieri è di competenza nazionale. Nel suo piccolo, la Regione Emilia-Romagna, come ha ricordato il consigliere Luca Quintavalla, ha deciso di aumentare l’indennità del personale infermieristico e ostetrico dei pronto soccorso di 340 euro mensili.

“Siamo fanalino di coda come spesa sanitaria in rapporto al Pil – aggiunge – pertanto, dobbiamo riuscire a spendere al meglio queste risorse che sono sempre più limitate”.

Dall’altra parte Matteo Rancan, già consigliere regionale, ha elencato i numeri della carenza di infermieri in Italia e in Emilia-Romagna. “Evitiamo che la concorrenza di convenienza possa avere la priorità rispetto a un’offerta pubblica che deve garantire il minimo sindacale. L’attuale governo è quello che ha stanziato in assoluto più soldi per la sanità, 160 miliardi”. E propone di istituire “borse di studio ad hoc” con la speranza di attrarre più studenti.

Il programma del convegno

Nel corso della mattinata, dopo i saluti istituzionali, è intervenuto Edoardo Mazzoni sul tema “Epicrisi di una professione in continua trasformazione”. Poi Barbara Mangiacavalli e la tavola rotonda “La cura infermieristica è una questione politica” moderata dalla giornalista Marzia Foletti con Patrizia Calza, Luigi Merli, Nicoletta Corvi, Luca Quintavalla, Matteo Rancan, Serafina Perrone e Barbara Mangiacavalli.

Dopo la pausa pranzo si è collegato da remoto l’assessore regionale alle Politiche per la salute Massimo Fabi, poi gli interventi di Luigi Pais Dei Mori (comitato centrale Fnopi), Cinzia Badiali e Mirella Gubbelini (Infermieri di strada Odv Bologna) e Giacomo Testa (consigliere Opi Bologna e membro Evidence-Based Warriors).