Come si organizza una verifica pastorale
Il 18 settembre il Santo Padre ha pronunciato un importante discorso in occasione dell’assemblea della diocesi di Roma. Il suo è stato un intervento articolato che ha avuto come centro il tema della verifica pastorale: “verificare, sotto la luce dello Spirito Santo, significa fermarsi, rileggere ciò che è accaduto, riconoscere ciò che ha portato frutto, comprendere ciò che non ha funzionato e cercarne insieme le ragioni. Significa, in una parola, fare verità”. Leone ha chiarito “l’arte della verifica pastorale non vi chiede di fare di più: vi dà, anzi, il permesso di fare meno e meglio. Se la verifica pastorale diventasse un’ulteriore incombenza sulle vostre spalle, ne avremmo tradito il senso”.
L’arte della verifica pastorale
Il cuore del metodo che vi propongo è però una domanda semplicissima: “perché?”. Si tratta di fermarsi insieme e di domandarsi, per ogni cosa che si fa: perché la facciamo? Quale intenzione evangelica ci muove, a quale bisogno reale intendiamo rispondere, in che modo questa scelta corrisponde alla missione della Chiesa? E poi, il secondo passo: perché otteniamo questi risultati e non altri? Perché alcune iniziative generano cammini e altre restano isolate? Perché alcune persone partecipano e altre rimangono ai margini? Dall’incontro tra le ragioni delle nostre scelte e le ragioni dei loro effetti nasce un discernimento autentico, che permette di riconoscere ciò che va mantenuto, valorizzato, corretto, abbandonato o avviato. (18 settembre 2026, Discorso)
Ha fatto notare il Santo Padre: “A volte si moltiplicano le proposte, le attività, gli incontri e si smarrisce il centro, il senso evangelico di ciò che si fa” e si fa esperienza di quello smarrimento di chi non riesce più a trovare dove si incontra il Signore. Il Papa ha quindi indicato alcune attenzioni.
Incontrare Cristo e farlo incontrare
La Chiesa non esiste per se stessa, ma per condurre ogni persona all’incontro con il Signore; e allora non basta domandarsi se un’attività è ben organizzata, se è partecipata, se dura da molti anni; occorre domandarsi se essa conduce realmente a Cristo, se fa incontrare il Vangelo con la vita concreta delle persone. (idem)
La seconda attenzione: generare comunità
Dalla Pasqua di Cristo nascono comunità nuove, libere, riconciliate. Abbiamo il coraggio di curare l’essenziale, per lasciare spazio a relazioni vere, dentro le quali le persone si sentano parte di un popolo: si sentano accolte, accompagnate, valorizzate, corresponsabili. Ai giovani impegniamoci a offrire tempo e ascolto, dentro e oltre le iniziative.
La terza attenzione: abitare e servire
la città
Roma non è lo sfondo indifferente delle nostre comunità: è il luogo della nostra missione. La comunità generata dal Risorto non può restare chiusa in sé stessa, ma condivide le attese, le fragilità e le domande delle persone; e impara a riconoscere, in ciò che accade nei diversi ambienti della città, le domande alle quali il Vangelo può rispondere, se nuovamente accolto.
A queste tre attenzioni di verificare il Papa ne ha aggiunta una quarta, che le attraversa tutte: la formazione del Popolo di Dio.
La fede adulta
“Le nostre attività fanno crescere nella fede? Formano discepoli missionari? Aiutano a maturare responsabilità ecclesiali? Generano una fede adulta, capace di tradursi in scelte concrete di vita e di servizio? (idem)
Non basta domandarsi se un’attività è ben organizzata, se è partecipata, se dura da molti anni. Occorre domandarsi se la Chiesa conduce realmente a Cristo, se fa incontrare il Vangelo alle persone
