Come si organizza una verifica pastorale
di Don Andrea Campisi  
05 Ottobre 2026

Come si organizza una verifica pastorale

Il 18 settembre il Santo Padre ha pronunciato un importante discorso in occasione dell’assemblea della diocesi di Roma. Il suo è stato un intervento articolato che ha avuto come centro il tema della verifica pastorale: “verificare, sotto la luce dello Spirito Santo, significa fermarsi, rileggere ciò che è accaduto, riconoscere ciò che ha portato frutto, comprendere ciò che non ha funzionato e cercarne insieme le ragioni. Significa, in una parola, fare verità”. Leone ha chiarito “l’arte della verifica pastorale non vi chiede di fare di più: vi dà, anzi, il permesso di fare meno e meglio. Se la verifica pastorale diventasse un’ulteriore incombenza sulle vostre spalle, ne avremmo tradito il senso”.

L’arte della verifica pastorale

Il cuore del metodo che vi propongo è però una domanda semplicissima: “perché?”. Si tratta di fermarsi insieme e di domandarsi, per ogni cosa che si fa: perché la facciamo? Quale intenzione evangelica ci muove, a quale bisogno reale intendiamo rispondere, in che modo questa scelta corrisponde alla missione della Chiesa? E poi, il secondo passo: perché otteniamo questi risultati e non altri? Perché alcune iniziative generano cammini e altre restano isolate? Perché alcune persone partecipano e altre rimangono ai margini? Dall’incontro tra le ragioni delle nostre scelte e le ragioni dei loro effetti nasce un discernimento autentico, che permette di riconoscere ciò che va mantenuto, valorizzato, corretto, abbandonato o avviato. (18 settembre 2026, Discorso)

Ha fatto notare il Santo Padre: “A volte si moltiplicano le proposte, le attività, gli incontri e si smarrisce il centro, il senso evangelico di ciò che si fa” e si fa esperienza di quello smarrimento di chi non riesce più a trovare dove si incontra il Signore. Il Papa ha quindi indicato alcune attenzioni.

Incontrare Cristo e farlo incontrare

La Chiesa non esiste per se stessa, ma per condurre ogni persona all’incontro con il Signore; e allora non basta domandarsi se un’attività è ben organizzata, se è partecipata, se dura da molti anni; occorre domandarsi se essa conduce realmente a Cristo, se fa incontrare il Vangelo con la vita concreta delle persone. (idem)

La seconda attenzione: generare comunità

Dalla Pasqua di Cristo nascono comunità nuove, libere, riconciliate. Abbiamo il coraggio di curare l’essenziale, per lasciare spazio a relazioni vere, dentro le quali le persone si sentano parte di un popolo: si sentano accolte, accompagnate, valorizzate, corresponsabili. Ai giovani impegniamoci a offrire tempo e ascolto, dentro e oltre le iniziative.

La terza attenzione: abitare e servire
la città

Roma non è lo sfondo indifferente delle nostre comunità: è il luogo della nostra missione. La comunità generata dal Risorto non può restare chiusa in sé stessa, ma condivide le attese, le fragilità e le domande delle persone; e impara a riconoscere, in ciò che accade nei diversi ambienti della città, le domande alle quali il Vangelo può rispondere, se nuovamente accolto.

A queste tre attenzioni di verificare il Papa ne ha aggiunta una quarta, che le attraversa tutte: la formazione del Popolo di Dio.

La fede adulta

“Le nostre attività fanno crescere nella fede? Formano discepoli missionari? Aiutano a maturare responsabilità ecclesiali? Generano una fede adulta, capace di tradursi in scelte concrete di vita e di servizio? (idem)

Non basta domandarsi se un’attività è ben organizzata, se è partecipata, se dura da molti anni. Occorre domandarsi se la Chiesa conduce realmente a Cristo, se fa incontrare il Vangelo alle persone

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