Il Vangelo nelle case al cuore del percorso diocesano
di Barbara Sartori  
03 Ottobre 2026

Il Vangelo nelle case al cuore del percorso diocesano

Dal Vangelo nelle case alle Notti di Nicodemo.

Cosa può uscire di nuovo dalla notte?

La notte di Nicodemo e le nostre notti, notti di buio ma anche notti di rinascita, di attesa, di ricerca: si colloca dentro il passo del Vangelo di Giovanni che farà da filo conduttore ai prossimi tre anni di cammino della diocesi di Piacenza-Bobbio, nella sua riflessione sul mondo adulto, l’intervento di don Paolo Cignatta, vicario per il coordinamento degli uffici pastorali, al convegno ecclesiale in San Francesco. 

“Non sei l’ultima edizione di te”: don Cignatta riprende la Lettera pastorale del Vescovo – nella sua riflessione sull’incontro tra Nicodemo e Gesù – per sollecitare sacerdoti, diaconi, religiosi, operatori pastorali presenti al convegno a sentirsi dentro questo percorso che chiama anzitutto a guardare dentro noi stessi. Nicodemo – osservante, membro del Sinedrio, esperto della Legge, religioso – “ci descrive”, parla di noi.

Don Paolo Cignatta al convegno ecclesiale parla del Vangelo nelle case

Don Paolo Cignatta durante il suo intervento.

Tra crepe e soglie

Ogni persona è segnata da ferite che  – per citare Leonard Cohen, ripreso da fratel Enzo Biemmi il 2 ottobre in apertura di convegno – sono crepe attraverso cui entra la luce. Le ferite, se accolte, possono trasformarsi in feritoie. Don Paolo ha sottolineato la convergenza tra la lettera pastorale del vescovo e i contributi emersi nel confronto diocesano: occorre superare l’idea che la società attuale sia un “vuoto da riempire” o che si debba contrapporre chi è “pieno” a chi è “vuoto”. Al contrario, gli adulti che si incontrano quotidianamente sono spesso già abitati dalla grazia e dallo Spirito.

La proposta pastorale intende dunque valorizzare le soglie: quei momenti di crisi o di grazia che segnano la vita di ogni persona. Dalle situazioni di sofferenza (malattie, lutti, difficoltà lavorative) ai momenti di gioia (la nascita di un figlio, un nuovo amore), queste occasioni rappresentano punti d’incontro con chi spesso non frequenta i luoghi ecclesiali tradizionali.

Il percorso triennale: le tre tappe di Nicodemo

Il cammino proposto per i prossimi tre anni si ispira alla figura evangelica di Nicodemo, che nel Vangelo di Giovanni compare in tre momenti chiave.

Nicodemo che va da Gesù di notte: il primo anno sarà l’anno dell’incontro, caratterizzato dal verbo guida accogliere. L’orizzonte è fare spazio alle domande degli adulti senza la fretta di dover fornire subito risposte preconfezionate, allenandosi all’ascolto.

Il secondo anno – “può forse un uomo rinascere quando è vecchio?” – è l’anno della domanda, con il verbo guida rinascere. L’indicazione è di leggere i dubbi e le crisi non come ostacoli, ma come porte d’accesso a un’esperienza di fede più profonda.

Il terzo anno – Nicodemo che esce allo scoperto portando gli aromi per la sepoltura di Gesù – è l’anno della luce, con il verbo testimoniare.

La Lectio nelle Comunità pastorali

Per il primo anno del triennio, la proposta si articola su due direttrici principali destinate alle comunità pastorali.

Anzitutto, la Lectio Divina per chi già cammina. Pensata per alimentare la fede di chi è già inserito nei percorsi parrocchiali (operatori pastorali, catechisti,  componenti dei consigli pastorali…). Si tratta di un itinerario in sei incontri distribuiti lungo l’anno liturgico, dall’autunno alla Pentecoste, basato sulle icone evangeliche e pensato per integrarsi nei gruppi e nelle strutture già esistenti.

Convegno ecclesiale: gente

Uno scorcio dei partecipanti al convegno ecclesiale.

Il Vangelo nelle case: seminare per formare i custodi

È la proposta che sta al cuore del triennio: punta a riscoprire la dimensione domestica dell’incontro con il Vangelo, in un clima più intimo, familiare. L’obiettivo è favorire la nascita di piccoli gruppi (5-7 persone) nelle abitazion, dove condividere l’ascolto della Parola e la propria storia di vita. La vera novità di quest’anno riguarda tuttavia i tempi di attuazione: i gruppi nelle case non cominceranno immediatamente. Per evitare partenze affrettate ed esperienze che rischiano di spegnersi in fretta, l’anno sarà interamente dedicato alla semina e alla formazione dei “custodi”, ovvero delle persone che animeranno i gruppi. 

Che profilo devono avere? Non si cercano esperti di teologia o biblisti – precisa don Paolo Cignatta – ma persone capaci di ascoltare, accogliere e “non occupare tutto lo spazio”, custodendo contesti caldi e informali in cui le persone possano raccontarsi. 

Saranno i sacerdoti e i Consigli di Comunità pastorale a individuare e segnalare gli animatori.  La formazione sarà articolata in cinque tappe (tre diocesane, di cui due alla presenza diretta del vescovo il 22 novembre e il 17 aprile, e due a livello di comunità pastorale). 

Formarsi all’accoglienza

Un compito affidato ai Consigli di Comunità pastorale quest’anno sarà la riflessione sull’accoglienza: leggere la propria realtà con gli occhi di chi arriva, per individuare i passi da fare per quel cambiamento di sguardo di cui il Vescovo parla nella sua Lettera pastorale e che è stato approfondito nel suo intervento al convegno ecclesiale. L’orizzonte è una ministerialità dell’accoglienza e dell’ascolto.

Per esempio, si chiede alle parrocchie di provare a sperimentare delle forme di accoglienza per i genitori dei bambini che stanno vivendo il catechismo, “sono i Nicodemo più numerosi”, riflette don Cignatta. L’Ufficio Catechistico diocesano con un gruppo di studio si confronterà in particolar modo su questo punto, mentre al Consiglio pastorale diocesano toccherà il compito di verificare come poter valorizzare le “soglie”.

Le Notti di Nicodemo: tre serate sulle domande di senso

Infine, allarga l’orizzonte a “chi viene di notte”  il ciclo di tre serate sulle domande di senso – dolore, perdono, possibilità di ricominciare – che una apposita commissione diocesana che verrà costituita a breve organizzerà coinvolgendo il mondo della cultura, della scuola, della sanità, della comunicazione. “Lo spettacolo di ieri sera «Ed io avrò cura di te» è la prima di queste proposte che con linguaggi nuovi parlano a tutti”, osserva don Cignatta.