La forma del silenzio: l’arte di Paolo Terdich approda a Roma
di Riccardo Tonna  
14 Settembre 2026

La forma del silenzio: l’arte di Paolo Terdich approda a Roma

 

 

C’è una realtà che si può guardare e una realtà che, attraverso la pittura, può rivelare qualcosa di più profondo. È lungo questo confine che si muove la ricerca di Paolo Terdich, artista piacentino al quale è dedicata la mostra antologica “La forma del silenzio”, in programma dal 19 settembre al 1° ottobre 2026 al Museo e Fondazione Venanzo Crocetti di Roma.

Ventuno opere alla mostra di Paolo Terdich

L’esposizione, curata da Alberto Moioli, nasce in collaborazione con l’Archivio Paolo Salvati ed è promossa da ICAS – Intergruppo Parlamentare Cultura Arte e Sport, con gli auspici della Presidenza della Commissione Cultura della Camera dei deputati. Sono 21 le opere selezionate per raccontare una stagione importante della produzione dell’artista, riunendo anni di ricerca attorno alla luce, alla memoria, alla figura umana e al rapporto tra realtà esterna e mondo interiore.

Terdich osserva il reale con attenzione quasi fotografica, ma non si ferma alla sua riproduzione. Le sue immagini acquistano progressivamente una dimensione sospesa, nella quale ciò che è riconoscibile lascia spazio all’interpretazione e alla suggestione.

È questa, secondo l’onorevole Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati, una delle caratteristiche più significative della sua pittura: la capacità di raffigurare il reale “con un rigore e una nitidezza formale eccezionali” per poi trasfigurarlo in un’atmosfera “sospesa, sognante e densa di mistero”. Una scelta che, osserva Mollicone, inserisce l’artista nel solco del realismo magico novecentesco.

Il blu che domina

Tra i soggetti più ricorrenti nella produzione di Terdich ci sono le figure immerse in ambienti liquidi. Non sono semplicemente immagini di corpi e paesaggi, ma occasioni per interrogarsi sulla condizione dell’uomo. La profondità, il movimento e le variazioni della luce trasformano la scena in uno spazio quasi mentale.

Per il curatore Alberto Moioli, quella dimensione rappresenta una delle chiavi di lettura dell’intera esposizione. “L’acqua, in Terdich, – spiega Moioli – è uno spazio di meditazione”

Il blu che domina molte composizioni – per il curatore – assume così una forte valenza simbolica: richiama l’infinito, la distanza, la memoria. Ma soprattutto crea una condizione nella quale la figura umana appare sola davanti a qualcosa che la supera. È una solitudine che, nelle parole di Moioli, può diventare “posizione fondamentale davanti al mondo”, quella del contemplante, di chi sa fermarsi e osservare.

Una capacità di fermare il tempo

Il risultato è una pittura che non pretende di spiegare tutto. Al contrario, lascia spazio allo sguardo di chi osserva. “Una capacità di fermare il tempo – la definisce il curatore – fino a far percepire allo spettatore qualcosa rallentarsi dentro di sé”.

La medesima attenzione si ritrova nelle nature morte, dove Terdich sposta lo sguardo su oggetti, materiali e superfici riflettenti. Anche qui le cose comuni acquistano una presenza particolare. Nulla appare casuale: la composizione, la luce, la scelta di ogni elemento testimoniano un lungo esercizio di osservazione.

Sono oggetti che diventano quasi personaggi, capaci di raccontare il tempo attraverso la materia. Per Moioli, proprio nella luce si trova l’elemento che “dà forma e vita al tutto”: una lettura che trasforma la natura morta in una riflessione sulla realtà e sul modo in cui l’uomo sceglie di guardarla.

Paolo Terdich, da Piacenza al mondo

Nato a Piacenza nel 1960, Paolo Terdich ha sviluppato negli anni una ricerca pittorica personale, attenta al rapporto tra realtà, luce e dimensione interiore. Iniziato nei primi anni Duemila, Il suo percorso espositivo, lo ha portato a presentare le proprie opere in Italia e all’estero, dal Cairo all’Aia, dalla Nigeria a Parigi e New York.

La mostra romana arriva dunque come una tappa importante di una ricerca ormai matura. Ventuno opere per rileggere un cammino nel quale la concretezza della figura e della materia convive con una dimensione più sfuggente.

È forse qui che si trova il senso più autentico della pittura di Terdich: guardare ciò che abbiamo davanti, per provare a intuire ciò che sta oltre. Una pittura che non cerca risposte immediate, ma invita a sostare davanti alle immagini e a lasciare che siano esse, lentamente, a porre le domande.

 

Claudio Saltarelli celebra Grazia Deledda
Cultura e Società
di Redazione 
9 Settembre 2026
Lunedì 14 settembre, alle 18, il PalabancaEventi di via Mazzini ospiterà la presentazione dell’ultima opera di Claudio Saltarelli   “Oltre i Girasoli ...