Daniele Bruschi: a Medjugorje la svolta della sua vita
di Davide Maloberti  
01 Settembre 2026

Daniele Bruschi: a Medjugorje la svolta della sua vita

 

Giovedì 3 settembre alle ore 21 nel salone della parrocchia di Castel San Giovanni il missionario fiorenzuolano Daniele Bruschi parlerà della sua esperienza ad Haiti. Ma com’è nata la sua chiamata a lavorare tra i bambini poveri dell’isola americana in una situazione di forte instabilità politica segnata da grande violenza?

La nascita di una chiamata

“La prima persona che vedrai salire sulla montagna sarà vestita di bianco”: è il 15 agosto 2013, Daniele Bruschi ha 37 anni ed è in cima al monte Podbrdo a Medjugorje. Avverte dentro di sé quelle parole, chiarissime, ma come possono essere vere? Dio sta parlando davvero a lui? Daniele guarda alla base del monte, non sale nessuno, poi all’improvviso ecco una persona, è completamente vestita di bianco.

Lavoro e studio, una vita piena
quella di Daniele Bruschi

Ma come può un pellegrinaggio cambiare la direzione di una vita? Andiamo con ordine. Impiegato in un’azienda a Fiorenzuola, Daniele, laureato in comunicazione e marketing a Reggio Emilia, aveva fondato insieme al fratello e a due cugini la B&B Innovation, specializzata nella stampa digitale. “La mia famiglia è credente, io lo ero solo di facciata, anche se non ho mai smesso di frequentare la messa. Se Dio c’era, non c’entrava nulla con la mia vita”.

“Vieni con me a Milano?”

Tutto comincia due anni prima, nel 2011, quando sua madre gli chiede di accompagnarla a Milano a un incontro di preghiera legato all’esperienza di Medjugorje. Lui si porta a casa una coroncina della Divina Misericordia. “Poco tempo dopo – racconta – mi sono trovato immerso in una crisi personale, un po’ per motivi di lavoro, un po’ per lo studio. Vivevo una vita piena di cose: una casa tutta mia, la mia Audi, un lavoro, anzi due… mi mancava solo una famiglia. Ho avuto alcune ragazze, ma poi il nostro rapporto finiva sempre. E così rimanevo io, da solo, con il mio sogno: farmi una famiglia”.

Daniele Bruschi

Il santuario della vergine Maria a Medjugorje.

“Medjugorje è un posto per i deboli!”

“Dopo l’ultima delusione sentimentale – prosegue Daniele – un amico mi ha parlato chiaro: «vai a Medjugorje e affida il tuo desiderio a Maria». La mia risposta è stata lapidaria: «Medjugorje è un posto per i deboli, nella vita devi farcela da solo, con le tue forze»”.

Ma intanto pregava

“Non so come, ma iniziai a pregare con la coroncina della Divina Misericordia. Mi dicevo: «in fondo sono solo 8-9 minuti, male non farà». Mi sono accorto di stare meglio, così ho aggiunto anche il rosario.
Il passo successivo è stato il fatidico viaggio a Medjugorje nel giugno 2013. Mi sono unito a un pullman in partenza dal Veneto. Ero confuso, non credevo fino in fondo all’esistenza di Dio e avevo sempre un desiderio, una famiglia tutta mia”.

Il primo impatto, un esorcismo

A Medjugorje l’impatto è tutt’altro che dolce. Daniele, su consiglio dei compagni di viaggio, va a confessarsi, ma all’interno del confessionale, prima che lui entri, si svolge una vera e propria battaglia. “Usciva una voce che non era umana, una cosa impressionante. Chi si stava confessando poi è uscito sbattendo la porta, è caduto a terra e il sacerdote ha continuato a pregare su di lui. Tutt’intorno la gente pregava, poi a un certo punto quella persona ha iniziato a ridere. Era chiaro: noi pregavamo e il demonio si faceva beffe di noi”. Lo choc per Daniele non è di poco conto, anche lui si confessa, affida la sua vita a Dio che – inizia a pensare – esiste davvero.

L’imprevisto

Ad agosto torna a Medjugorje e qui accade l’imprevisto. Il 14 sera, vicino al santuario, incontra una ragazza che aveva partecipato al pellegrinaggio di giugno. “Faceva parte della «Missione Belem», mi ha chiesto se l’accompagnavo nella loro casa, così avrei potuto conoscere la missione. Io sono stato subito chiaro: «di missioni non voglio sentire parlare». Mentre la stavo salutando per allontanarmi, ci ha avvicinato una suora, anche lei della «Missione», usciva da un supermercato carica di borse; me le ha messe in mano E a quel punto ho dovuto per forza aiutarle”.

La Missione Belem

La Missione Belem (Betlemme, in italiano) è una realtà nata nel 2006 grazie a padre Giampietro Carraro, impegnato in Brasile tra i più poveri; al suo lavoro missionario si è poi unita suor Cacilda. Il loro carisma è essere famiglia per chi non ha famiglia. L’esperienza di Daniele Bruschi è cresciuta ed ha visto nel 2010 l’approvazione da parte del cardinale Scherer di San Paolo.

La mano di Dio

Suor Serginha, questo è il suo nome, è stata per Daniele la mano di Dio. “Giunti nella loro sede, ha cominciato a raccontarmi della «Missione», a mostarmi depliant sulle loro case sparse in Italia e nel mondo impegnate nel recupero delle persone da ogni genere di dipendenza”.
Daniele avrebbe voluto andarsene, poi il discorso cade sulle struttura di Haiti dove sono accolti i bambini: “Ho sentito come una pugnalata al cuore, una sensazione stranissima. Ero spaventato, sono uscito in modo brusco per rientrare in albergo”.

15 agosto, il giorno della verità

Il giorno dopo è il 15 agosto, festa dell’Assunzione di Maria. Nel pomeriggio Daniele si avventura sui massi del Podbrdo, il monte delle apparizioni, dove i sei ragazzi veggenti nel giugno 1981 hanno incontrato per la prima volta la Madonna. Giunge fino in cima, si siede e chiede a Dio in preghiera qual è la strada della sua vita. Inizia un fitto dialogo interiore. “Devi occuparti dei bambini”, avverte come risposta dentro di sé. “Ma io voglio una mia famiglia”, è la replica. “Non ti ho creato per avere una tua famiglia, lascia tutto e seguimi”, è la parola conclusiva. Che fare? Sarà tutta suggestione? Daniele chiede un segno. A quel punto la voce continua: “Vedrai salire una persona tutta vestita di bianco”.
Daniele guarda ma non scorge nessuno. Sta per prendere lo zaino e andarsene  ed ecco arrivare una persona vestita completamente di bianco: maglietta, pantaloni, calze, scarpe, tutto era bianco. Così pronuncia il suo sì.

2015, Daniele Bruschi parte

Per Daniele, che prende contatto con la Missione Belem, inizia un anno di discernimento, poi l’esperienza in una casa a Lamezia Terme, in Brasile e ad Haiti. Il 15 aprile 2015, un anno e otto mesi dopo quel fatidico 15 agosto, è sbarcato ad Haiti, nella capitale Port-au-Prince, una città in preda alle gang. Daniele e i  suoi cinque compagni di missione, fra cui quattro suore, non si perdono d’animo. Hanno una scuola con 3mila bambini e stanno per inaugurare un ospedale. ”La preghiera è la nostra forza, senza non combineremmo nulla”.

Il premio San Fiorenzo a Daniele Bruschi

Nell’ottobre 2023 la città di Fiorenzuola, dove lo incontro durante un periodo di vacanza, gli ha assegnato il Premio San Fiorenzo. Quel sì di dodici anni fa ha aperto una strada.