Viaggio tra le chiese: San Pietro e la memoria dei Gesuiti a Piacenza
di Riccardo Tonna  
12 Agosto 2026

Viaggio tra le chiese: San Pietro e la memoria dei Gesuiti a Piacenza

Una delle chiesa, da conoscere maggiormente, che custodisce l’anima profonda della città, è San Pietro, in via Carducci. Entrando oggi nella sua navata,  si fa fatica a immaginare quante vite e quante storie siano passate tra queste mura.

La sua è una storia antichissima, che comincia nell’alto Medioevo. I documenti ci dicono che già nell’820 il vescovo Podone volle costruire un primo edificio proprio qui, dove un tempo sorgeva l’antico foro romano. Quella prima chiesa, chiamata non a caso San Pietro in Foro, ha un passato molto intenso. Nel 1174, ad esempio, un terribile incendio la devastò quasi completamente, costringendo i cittadini a ricostruirla.

La vera svolta, però, arriva alla fine del Cinquecento. Nel 1582 sbarcano a Piacenza i Gesuiti e due anni dopo, prendono in mano la vecchia chiesa di S. Pietro, decidendo di rifarla da capo, per renderla più grande e maestosa. I lavori partono nell’estate del 1585, guidati dal progetto dell’architetto gesuita Giorgio Soldati. I costruttori corrono a tempo di record: nel dicembre del 1587 la nuova chiesa è già pronta e consacrata. Ed è proprio quell’edificio, rimodellato dal passare dei secoli, che incrociamo ancora oggi passeggiando per via Carducci.

 

chiesa di san Pietro

L’interno della chiesa di san Pietro.

S. Pietro, una chiesa nata con i Gesuiti

Entrando in San Pietro, si respira subito l’eredità dei Gesuiti. Lo spazio è pensato per accogliere e guidare: c’è un’unica grande navata, coperta da una volta a botte, con quattro cappelle che si aprono ai lati. Questa architettura non è un caso. I Gesuiti per S.Pietro volevano proprio questo: un ambiente che catturasse lo sguardo e lo accompagnasse dritto verso l’altare, avvolgendo i fedeli per farli sentire parte viva della liturgia e della predicazione.

Se, dall’esterno, si alzano gli alzi gli occhi il cielo, si nota il campanile, un vero e proprio racconto in pietra del Barocco piacentino. Costruito prima del 1673 su un terreno che un tempo apparteneva alla famiglia Scotti, ha un dettaglio che non passa inosservato: la cella campanaria a pianta ottagonale, sormontata da una cupola con lanternino, diventata uno dei simboli più amati dell’edificio. La facciata in via Carducci, invece, è molto più recente. Disegnata dall’architetto Giovanni Gazzola tra il 1935 e il 1936, ha uno stile neoclassico elegante e rigoroso. Con le sue lesene verticali e le statue adagiate nelle nicchie, dona alla chiesa un aspetto solenne, capace di inserirsi perfettamente nel cuore della città.

 

chiesa di san Pietro

La Crocifissione di Robert de Longe nella chiesa di san Pietro.

Dentro San Pietro, un piccolo scrigno d’arte

L’atmosfera che si respira oggi, all’interno della chiesa, è frutto di un restauro del Novecento: fu il pittore Luigi Morgari, nel 1914, a firmare gli affreschi e le decorazioni che rivestono le pareti. Ma basta posare lo sguardo sulle cappelle e sul presbiterio per fare un salto indietro nel tempo, in un viaggio artistico che attraversa tutto il Sei e Settecento. Tra i tesori più preziosi spiccano due tele di Jan Soens, dipinte tra il 1608 e il 1609 per i Gesuiti: il Martirio di San Pietro e il Martirio di San Paolo. Sono immagini intense, cariche di forza drammatica, che riescono ancora a trasmettere la profonda devozione e il coraggio dei due apostoli.

Proseguendo verso il presbiterio, l’arte barocca continua a stupire. Qui incontriamo una tela dedicata proprio ai Santi Pietro e Paolo, realizzata dal maestro bolognese Ercole Graziani dopo il 1732. A poca distanza, colpisce per la sua intensità la Crocifissione di Robert de Longe, dipinta intorno al 1690, che raccoglie intorno alla croce gli sguardi della Madonna, di San Giovanni Evangelista e della Maddalena. Infine, lo sguardo viene catturato da una delle cappelle laterali: qui si trova la pala con San Michele e il drago. L’autore, Bartolomeo Baderna, volle omaggiare il celeberrimo capolavoro che Guido Reni aveva dipinto a Roma, regalandoci una figura fiera e senza tempo.

L’altare che arriva dal Duomo

Uno dei tesori più interessanti di San Pietro è l’altare maggiore. A prima vista potrebbe sembrare nato per questa chiesa, ma la sua storia conduce altrove, fino alla Cattedrale di Piacenza.

L’altare proviene infatti dalla cappella della Madonna del Popolo del Duomo. Il progetto risale a Giovanni Battista Carrà e l’opera venne collocata a San Pietro nel 1920. Nel complesso originario erano presenti anche le statue di Sant’Antonino e Santa Giustina, oggi conservate nuovamente in Cattedrale. È uno di quei particolari che rendono ancora più affascinante una visita: anche le opere d’arte, nel corso del tempo, si spostano, cambiano collocazione e continuano così a raccontare la storia delle comunità che le hanno custodite.

 

chiesa san pietro

L’altare maggiore proveniente dalla cattedrale all’interno della chiesa di San Pietro.

La lunga parentesi dei Gesuiti in S. Pietro

Per quasi due secoli S. Pietro fu profondamente legata alla presenza dei Gesuiti. Accanto alla chiesa sorse infatti il loro Collegio, il cui primo nucleo venne costruito a partire dal 1594. Il complesso ebbe una funzione importante nella vita culturale ed educativa della città.

Dal 1774 gli ambienti del collegio ospitarono la Biblioteca, che sarebbe diventata l’attuale Biblioteca Passerini-Landi, uno dei luoghi culturali più preziosi di Piacenza.

È impossibile, dunque, raccontare San Pietro senza ricordare anche questa vicinanza: da una parte la chiesa, dall’altra il collegio e la biblioteca. Fede, istruzione e cultura hanno convissuto per secoli nello stesso angolo della città. I Gesuiti, costretti a fuggire, abbandonarono la chiesa nel 1848, in seguito l’edificio venne destinato anche ad altri usi. Solo nel 1893 il vescovo Giovanni Battista Scalabrini ristabilì la sede parrocchiale.

 

chiesa san pietro

San Michele e il drago di Bartolomeo Baderna all’interno della chiesa di via Carducci.

Una chiesa che continua a parlare alla città

Oggi San Pietro si presenta così: una chiesa raccolta, elegante, forse meno appariscente di altri grandi edifici sacri piacentini, ma capace di sorprendere chi decide di fermarsi e guardare con attenzione. Il suo valore non sta soltanto nelle opere d’arte o nelle forme architettoniche. Sta nella stratificazione della sua storia. Mille anni e più di vicende piacentine sembrano concentrarsi qui: l’antico foro romano, la prima chiesa medievale, l’incendio del 1174, l’arrivo dei Gesuiti, la costruzione dell’edificio cinquecentesco, il collegio, la biblioteca, le soppressioni, la rinascita della parrocchia e la vita della comunità cristiana. In San Pietro è custodita anche una targa che ricorda, nella cappella della Madonna di Lourdes, il “sogno” di una sua illustre parrocchiana, la carmelitana Madre Maria Teresa Tosi, fondatrice delle Piccole Sorelle di Maria e dell’Eremo della Trasgfigurazione a Spello:  qui è ambientato il sogno, fatto dalla Tosi nel febbraio del 1958, che in qualche modo anticipava la sua chiamata a portare la vita contemplativa nel mondo.

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