Viaggio tra le chiese: San Paolo, il barocco che custodisce secoli di fede e d’arte
Prosegue la nostra rubrica alla scoperta delle chiese di Piacenza.
Seconda tappa, la chiesa di San Paolo.
Percorrendo via Torta, entrando in via Scalabrini, la chiesa di San Paolo si presenta con una facciata sobria, quasi discreta. Nulla lascia immaginare, a un primo sguardo, la ricchezza artistica e spirituale custodita al suo interno.
Le sue origini affondano nei primi secoli del secondo millennio, ma l’edificio che oggi ammiriamo è il risultato della ricostruzione seicentesca, conclusa nel 1686 su progetto dell’architetto Giacomo degli Agostini, dopo il crollo della precedente chiesa medievale.
L’interno, a navata unica con cappelle laterali, è un raffinato esempio del barocco piacentino. Lo sguardo viene subito attirato dall’altare maggiore, realizzato tra il 1733 e il 1734 da Marco Aurelio Dosi, mentre gli stucchi della bottega di Provino Dalmazio Della Porta accompagnano il visitatore lungo un percorso nel quale architettura e decorazione dialogano armoniosamente. (Piacenza Pace)
Epoche e linguaggi diversi
San Paolo è soprattutto un luogo dove si incontrano epoche e linguaggi artistici diversi. In una nicchia della prima campata si conserva una delicata Madonna con Gesù Bambino in trono, affresco di fine Trecento attribuito ad Antonio de Carro, una delle testimonianze più antiche presenti nella chiesa. Poco oltre, nelle cappelle laterali, trovano posto le tele di Giovanni Evangelista Draghi e di Robert De Longe dedicate a san Biagio, insieme alle opere di Bartolomeo e Pietro Baderna che decorano il presbiterio con episodi dell’Antico Testamento.
L’immagine esterna della Madonna col Bambino e Angeli – 1954 di Luciano Ricchetti.
Il Novecento, un segno importante nella chiesa di San Paolo
Anche il Novecento ha lasciato un segno importante. Tra il 1961 e il 1963 la volta venne completamente ridipinta da Angelo Capelli e Luciano Ricchetti con un ampio ciclo decorativo che rinnova l’impianto barocco senza alterarne l’equilibrio. Le grandi figure delle Beatitudini e le decorazioni cromatiche accompagnano il fedele verso il presbiterio, creando un dialogo suggestivo tra la tradizione artistica della chiesa e la sensibilità contemporanea.
Merita attenzione anche il coro ligneo del 1709, realizzato da Paolo Orlandi, insieme ai preziosi arredi della sacrestia, testimonianza della cura con cui nei secoli la comunità ha custodito questo luogo di culto. (Piacenza Pace)
Entrare a San Paolo significa attraversare quasi mille anni di storia della città. Ogni cappella racconta una devozione, ogni dipinto conserva la memoria di una committenza, ogni intervento artistico testimonia il desiderio, rinnovato nel tempo, di fare della bellezza una via per elevare lo spirito. È una chiesa che non cerca effetti spettacolari, ma conquista lentamente il visitatore con la sua armonia e con la stratificazione di arte, fede e memoria che custodisce.
L’interno della chiesa di San Paolo.
Una Madonna che veglia sulla città
Uscendo dalla chiesa e raggiungendo l’angolo con via Scalabrini, vale la pena alzare lo sguardo verso la parete esterna dell’edificio. Qui si trova l’affresco murale “Madonna col Bambino e Angeli”, realizzato nel 1954 dal pittore piacentino Luciano Ricchetti. L’opera, esposta alle intemperie per decenni, è stata restaurata nel 2005 grazie al contributo del Rotary Club Piacenza, restituendo alla città una significativa testimonianza dell’arte sacra del Novecento.
