Roveleto: giovani, campioni dello sport e Vescovo insieme
Una giornata di sport, amicizia e riflessione, dove il risultato finale è andato ben oltre il punteggio di una partita. Al centro sportivo parrocchiale di Roveleto di Cadeo, il 1 giugno, si è svolta la Festa Sportiva dei Giovani con il Vescovo, un appuntamento che ha riunito ragazzi, educatori e testimoni del mondo sportivo in un clima di festa e condivisione.
Nel pomeriggio i campi e gli spazi del centro sportivo si sono animati con tornei e sfide di diverse discipline. Giovani atleti provenienti da varie parrocchie della diocesi hanno vissuto una giornata intensa fatta di entusiasmo, sana competizione e voglia di stare insieme. Al termine delle gare sono arrivate le premiazioni, seguite dalla cena comunitaria, infine: il dialogo con gli ospiti e il confronto sui valori che lo sport sa trasmettere.
La crescita nello sport
A introdurre l’incontro è stato il parroco di Roveleto, don Umberto Ciullo, che ha richiamato alcuni passaggi della lettera di Papa Leone XIV “La vita in abbondanza”, nella quale lo sport viene definito una vera e propria “scuola di vita”. Da qui la domanda rivolta agli ospiti: esiste una sconfitta, una crisi, una fatica o una delusione che abbia contribuito alla loro crescita personale?
La prima testimonianza è stata quella di Andrea Di Cintio, allenatore di calcio ed ex giocatore di Serie A. Con grande sincerità ha ripercorso la propria esperienza di giovane talento, esordiente nella massima serie a soli 17 anni e protagonista nelle nazionali giovanili. Una carriera partita con entusiasmo e sacrificio, trasferendosi già a 14 anni nel collegio dell’Atalanta. Poi il rallentamento, la perdita di quella determinazione che lo aveva accompagnato agli inizi.
“Avevo smesso di avere la stessa fame e la stessa voglia di sacrificarmi” – ha raccontato. Una consapevolezza maturata col tempo, senza cercare alibi nella sfortuna o nelle circostanze esterne”. La svolta è arrivata con la nascita dei figli e la costruzione della propria famiglia, che gli hanno restituito motivazioni profonde e nuove energie. Un messaggio chiaro ai ragazzi: migliorarsi ogni giorno, conoscere i propri limiti e lavorare con costanza resta l’unica strada per crescere davvero.
Il momento conviviale dell’incontro a Roveleto tra giovani, campioni dello sport e il Vescovo.
Dare nulla per scontato
Sul tema della fatica e della resilienza si è inserito il racconto di Lorenzo Franzoso, giocatore del Rugby Lyons Piacenza. Ha ricordato l’infortunio che, proprio durante i provini per entrare in un’accademia nazionale, lo escluse da una grande opportunità. Uno strappo muscolare al quadricipite che lo lasciò scoraggiato e senza motivazioni. “Per un periodo avevo perso la voglia di giocare” – ha ammesso. Solo accettando ciò che era accaduto e tornando a lavorare con impegno è riuscito a ripartire. Da quell’esperienza ha imparato a non dare nulla per scontato: ogni allenamento, ogni raduno, ogni occasione ha un valore che spesso si comprende soltanto quando viene a mancare.
Una serie di rinunce
La crescita attraverso il sacrificio quotidiano è stata invece al centro dell’intervento di Alessandro Via, anch’egli in forza alla prima squadra del Rugby Lyons Piacenza. Nessun episodio straordinario, ma una lunga serie di rinunce e scelte compiute giorno dopo giorno. Allenamenti, impegno costante e meno tempo libero con gli amici hanno rappresentato il prezzo da pagare per inseguire la propria passione. Un percorso che, ha sottolineato, lo ha aiutato a maturare come atleta e soprattutto come persona.
Accettare l’imprevisto
Tra le testimonianze più suggestive quella del vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Adriano Cevolotto, che ha scelto di parlare della sua passione per l’alpinismo. Ha raccontato il tentativo, insieme a un gruppo di sacerdoti amici, di conquistare il Monte Bianco dopo mesi di preparazione. Giunti ai piedi della montagna, però, due giorni di forti nevicate imposero una decisione difficile: rinunciare. Una scelta umiliante per l’orgoglio ma necessaria. “Imparare a rinunciare – ha spiegato – non significa perdere. Significa confrontarsi con la realtà, accettare gli imprevisti e custodire il desiderio”. Un desiderio che, infatti, si realizzò l’anno successivo, quando il gruppo riuscì finalmente a raggiungere la vetta.
Ogni ragazzo ha un talento
Successivamente Andrea Di Cintio ha allargato la riflessione al mondo dell’educazione sportiva, lanciando un messaggio rivolto ad allenatori, dirigenti e genitori. “Ogni ragazzo ha un talento e il nostro compito è aiutarlo a esprimerlo”. Al centro del suo intervento il valore dell’errore, troppo spesso vissuto come una colpa. Sbagliare, invece, è parte essenziale della crescita. L’obiettivo non deve essere la vittoria a tutti i costi, ma la possibilità per ogni giovane di dare il meglio di sé, misurandosi con i propri progressi. Ai bambini va lasciato il diritto di giocare e imparare senza il peso delle aspettative degli adulti.
Tornare alle basi
Di apprendimento e spirito di squadra ha parlato anche Alessandro Perazzoli, che ha ricordato i suoi allenamenti con la prima squadra del Rugby Lyons a soli 17 anni. Più giovane e meno strutturato fisicamente rispetto ai compagni, trovò nelle relazioni e nei consigli dei veterani la chiave per crescere. Da qui una lezione valida anche fuori dal campo: nei momenti di difficoltà bisogna tornare alle basi, concentrarsi sulle cose semplici e ripartire da ciò che si sa fare meglio. È così che, passo dopo passo, si costruiscono i successi.
Nell’incontro con l’altro il mistero di Dio
Nelle conclusioni mons. Cevolotto ha ripreso il filo conduttore della serata, soffermandosi sulle responsabilità e sulle aspettative che accompagnano il suo ministero. Come nello sport, anche nel servizio pastorale esistono pressioni e giudizi. La risposta a tutto ciò, ha spiegato, passa attraverso l’impegno, l’umiltà di riconoscere gli errori, la consapevolezza dei propri limiti e la fiducia nella Provvidenza. “La vita non dipende soltanto da noi”, ha osservato, sottolineando quanto sia importante sentirsi parte di una comunità, proprio come accade in una squadra.
A chiudere l’incontro è stato don Fabio Galeazzi, incaricato diocesano del Servizio di Pastorale Giovanile. Il sacerdote ha definito la manifestazione una vera “giornata dell’incontro”. Non una semplice competizione sportiva, ma un’occasione per conoscersi, ascoltarsi e condividere esperienze. Lo sport, il gioco, la tavola e il dialogo sono diventati strumenti per costruire relazioni autentiche e scoprire qualcosa di più profondo. “Attraverso l’incontro con l’altro – ha ricordato – si può intravedere anche il mistero di Dio”.
