I «monasteri di passo» di Santa Franca da Vitalta
di Redazione  
25 Luglio 2026

I «monasteri di passo» di Santa Franca da Vitalta

Tra i monti Lama e Menegosa si respira sempre un’aria fresca e leggera, non solo per l’altitudine (circa 1.200 mt.): si percepisce un’atmosfera fatta di silenzio e di pace.

Se, passando accanto alle rovine di un altro centro monastico di prestigio che già ci prepara al successivo, precisamente quello di Monastero di Val Tolla, e si prosegue in direzione ovest, si arriva a quello di Montelana, che ha visto ospite, per due anni, Santa Franca di Vitalta di cui abbiamo ricordato l’anno scorso l’850 anniversario della nascita (1175-2025).

San Siro

Franca nasce nel 1175 da genitori appartenenti alla nobile famiglia dei conti di Vitalta, paese del territorio piacentino presso Vernasca. Giovanissima entra nel monastero benedettino di San Siro in Piacenza, uno dei più fiorenti dell’epoca, dove a quattordici anni pronuncia i voti solenni.

Nel 1198, alla morte della badessa, viene eletta alla direzione del monastero. Tale decisione, accompagnata da rigide norme che Ella introduce all’interno della struttura monastica, suscita forti opposizioni, sia da parte di alcune nobili famiglie piacentine sia da un gruppo di monache, capeggiate dalla sorella del vescovo di Piacenza Grimerio (1199-1210), il quale, però, illuminato da san Folco Scotti, allora prevosto di Sant’Eufemia, fa cessare ogni opposizione.

 

Il suggestivo scenario del santuario di Santa Franca

A Montelana

Nel 1212 Franca, spiritualmente irrequieta, ricerca un regime di vita con maggiore solitudine, clausura e silenzio. L’indole benedettina porta la santa alla spiritualità di San Bernardo con il desiderio di fondare un convento di vergini cistercensi, ramo mancante dell’ordine.

La storia ci ricorda che la città di Piacenza è la prima a richiedere la presenza di monaci cistercensi che danno vita nel 1135 all’abbazia di Chiaravalle della Colomba, tra Fiorenzuola e Fidenza.

Nel 1214, su invito di Carenzia Visconti, fondatrice sul Montelana di un eremo femminile cistercense, alle dipendenze dell’abbazia di Chiaravalle della Colomba, Franca, in alta val d’Arda, trascorre le giornate riempiendole di preghiera, raccoglimento e meditazione. Nel 1215 riceve la nomina a badessa di questo monastero conservando, per qualche tempo, l’amministrazione di quello di San Siro. In alta val d’Arda la santa, insieme a dodici consorelle, rimane due anni; il luogo isolato e pericoloso induce a trasferirsi, per ragioni di sicurezza e di comodità, inizialmente a Vallera e successivamente al monastero di Pittolo (23 marzo 1218).

 

L’arrivo a Pittolo

Le suore inizialmente prendono dimora presso il monastero cistercense di Vallera poi passano a Pittolo. Quest’ultimo, costruito grazie alla generosa donazione dei nobili di Tuna, viene chiamato monastero di “Santa Maria del Terzo Passo”; tale dicitura vuole ricordare le varie peregrinazioni della monaca Franca e la terza ed ultima tappa delle peregrinazioni delle monache cistercensi.

 

Cittadina del Cielo a 43 anni

Nel monastero di Pittolo, Franca è consapevole di aver vissuto una vita degna ed operosa, sempre “incontro allo Sposo”. La veglia, nell’orazione e nella meditazione, per la santa dura tutte le notti in silenziosa adorazione. L’atteggiamento notturno di Franca è accompagnato da una gestualità orante, braccia aperte, volto illuminato, ginocchia piegate e “una corda con un pesante libro legata al polso, nel caso il sonno l’avesse vinta, il rumore del libro l’avrebbe svegliata”. Ripetuti digiuni e rinunce, minano, ben presto, il fisico esile della santa. I primi sintomi della fine, accompagnati da forte febbre, si manifestano appena dopo la Pasqua del 1218.

 

Il congedo con parole di gioia

Franca comprende di essere al termine e convoca le amate sorelle dalle quali si congeda con parole di gioia e letizia. Il 25 aprile 1218, all’età di 43 anni, è accolta tra le cittadine del cielo.

Nel 1273 Franca viene canonizzata dal concittadino, papa Gregorio X (al secolo Tedaldo Visconti primo cugino della Badessa Carenzia) Il monastero del Terzo passo non è il luogo definitivo del riposo della santa. Dopo varie peregrinazioni le sue ossa trovano definitiva collocazione nella chiesa di San Raimondo, al Monastero delle monache benedettine cassinesi a Piacenza.

 

“La fonte armoniosa”

Tra i volumi pervenuti in omaggio alla Biblioteca dell’Archivio diocesano da parte di vari donatori, c’è un bellissimo opuscolo dal titolo: “La fonte armoniosa ovvero la vita di Santa Franca da Vitalta monaca cistercense piacentina”.

L’autore Radar (pseudonimo di Dante Rabitti), in 48 quartine, in rima alternata, espone il “curriculum sanctae vitae” della monaca Franca.

“Sulla valle che l’Arda percorre
a Vidalta un castello sorgeva:
alto, eretto su boschi e su forre
il munito manier si vedeva.

Millecentosettantacinque anni
già contava l’avvento di Cristo
e all’Italia dolori ed affanni
Barbarossa apportava, il gran Tristo.

Su Vidalta discese un gran raggio:
la contessa una notte sognò
una cagna latrante ed un saggio
grandi cose le vaticinò.

Nacque infatti una vaga fanciulla:
Franca al Cielo e per noi si chiamò
né la Grazia lasciò quella culla
e a sett’anni il presagio avverò”.

 

di Pietro Scottini e Emilio Ghidotti

 


Pellegrini a Santa Franca per il tradizionale ritrovo estivo

Festa doppia il 2 e il 30 agosto

La festa di Santa Franca sarà domenica 2 agosto. Due le messe: alle ore 11 quella celebrata da don Nicolas Gonda Zola Bangani sul palco allestito all’esterno dell’oratorio, con successiva processione, e alle ore 16 nel santuario.

Il 30 agosto – l‘ultima domenica del mese era la data dell’antica festa, ritrovo per le vallate vicine e per gli emigrati – altre due messe: al campo alle 11 e all’interno alle 16. Nelle altre domeniche, fino a settembre, messa alle ore 16.