Don Borea, parte l’iter in vista del processo di beatificazione
di Lucia Romiti  
14 Aprile 2026

Don Borea, parte l’iter in vista del processo di beatificazione


Si guarda al processo di beatificazione per don Giuseppe Borea. Ne fa cenno il vescovo mons. Adriano Cevolotto in un suo messaggio indirizzato ai sessanta studenti delle scuole medie di Gropparello, Bettola e Morfasso che, accompagnati dai loro insegnanti, l’8 aprile hanno visitato i luoghi in cui è vissuto e ha operato il sacerdote piacentino assassinato da un plotone di esecuzione fascista il 9 febbraio 1945, a una manciata di giorni dalla liberazione di Piacenza.
“Plaudo – sono alcune delle parole del Vescovo – all’iniziativa che tramanda alle giovani generazioni la memoria di un evento drammatico quanto esemplare. Don Giuseppe Borea ha testimoniato che in nome di un ideale, di un valore, di una fede si può arrivare a donare la vita. La fede di don Giuseppe si fonda su Gesù Cristo, che ha consegnato la sua vita per dire che Dio padre è amore, solo amore. Per questo don Giuseppe non va dimenticato”.
Si darà perciò avvio, grazie all’individuazione di un postulatore, al percorso che, secondo l’iter canonico, potrebbe portare all’avvio del processo di beatificazione che avrà la sua fase diocesana e, successivamente, quella vaticana.

Il coinvolgimento degli studenti

Musiche eseguite da una studentessa e una commovente canzone dedicata alla memoria del giovane sacerdote hanno aperto l’evento dell’8 aprile, durante il quale sono stati letti brani e testimonianze di parrocchiani di Obolo raccolte negli anni dai volontari del Gruppo spontaneo per la diffusione della sua figura. A dire dello zelo, della carità, dell’impegno generoso accanto alla popolazione che gli era stata affidata. “Momenti come questi – ha detto il vicesindaco di Gropparello, Giuseppe Previdi – sono fondamentali per far sedimentare i valori nella memoria degli studenti, rendendoli indelebili, come indelebile è stato il segno lasciato da don Borea a Obolo. Sarà sempre ricordato da queste comunità, che erano poverissime e che lui ha sempre aiutato”.
Presenti il sindaco di Morfasso, Paolo Calestani – che al Passo dei Guselli ha ricordato la strage dei 44 giovani partigiani morti in un’imboscata il 4 dicembre 1944 – e il sindaco di Bettola Paolo Negri. Lungo il percorso gli studenti hanno fatto tappa tra l’altro davanti alla lapide nel cimitero di Obolo che ricorda don Borea e a Bramaiano hanno visitato l’ospedale militare della Resistenza “Preventorio Chiapponi”.

Don Borea, testimone di speranza

“Al di là dell’esito del processo canonico – ha detto il nipote – don Giuseppe è stato e rimarrà sempre un seme di speranza, un simbolo che ci dice che la violenza può essere evitata. Viene catturato dalle milizie fasciste davanti al portone di questa chiesa il 28 gennaio e nonostante fosse stato avvertito da una parrocchiana decise di non scappare. Subì un processo iniquo e fu oggetto di calunnie infamanti che miravano a colpirlo nel profilo morale e sacerdotale. Perdonò tutti e chiese di non essere vendicato”. E ora la parola spetta alla Chiesa.

 

 

 

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