Cadeo, «Prossima fermata»: il lavoro restituisce dignità
di Francesco Petronzio  
11 Aprile 2026

Cadeo, «Prossima fermata»: il lavoro restituisce dignità

Cadeo, un laboratorio di “trasformazione alimentare e sociale” dove persone con fragilità producono panificati, pasta, dolci, marmellate e composte di verdura. È “Prossima fermata”, la realtà che è stata inaugurata venerdì 10 aprile nella cascina Santa Maria di proprietà dell’Opera Pia Alberoni. L’attività, partita già da un mese, coinvolge sette persone dai venti ai quarant’anni (cinque di Cadeo, una di Fiorenzuola d’Arda e una di Alseno) che stanno svolgendo un tirocinio alla scuola di formazione Tutor, che li ha seguiti nelle fasi preparatorie. La cerimonia si è svolta alla presenza del vescovo di Piacenza-Bobbio, mons. Adriano Cevolotto.

Presenti i sindaci Maria Lodovica Toma di Cadeo, Romeo Gandolfi di Fiorenzuola (con l’assessore Franco Brauner) e Davide Zucchi di Alseno, il parroco di Roveleto don Umberto Ciullo, il vicepresidente dell’Opera Pia Alberoni Giorgio Braghieri, il direttore di Caritas diocesana Mario Idda e il referente dell’area promozione Massimo Magnaschi e il direttore di Tutor Mirco Potami.

Produzione, formazione, aggregazione

Massimo Magnaschi della Caritas ha spiegato che il lavoro dei ragazzi impiegati nell’attività sociale è stato seguito da alcune persone competenti sia tecnicamente che educativamente. “Insieme a loro, abbiamo la presenza di sette persone che sono qui per fare un percorso che è un mix di produzione, formazione e aggregazione. Vogliamo imparare a fare delle cose, con l’obiettivo quindi dell’occupabilità, e poi andare verso l’esterno, sperando che più persone possibile si spendano nelle aziende del territorio, con attenzione alla produzione, anche per sostenerci economicamente”.

A Cadeo la collaborazione tra Caritas e Opera Pia Alberoni

La genesi del progetto, come ha ricordato il vicepresidente dell’Opera Pia Alberoni Giorgio Braghieri, risale al 2016 quando papa Francesco, in occasione del Giubileo della misericordia, esortò a creare delle “opere segno”. “Si partì con l’idea di creare un progetto legato al carcere – ha detto Braghieri – allora c’era il vescovo Gianni (Ambrosio, nda) e la Cei ci sollecitò a partire”. La collaborazione tra Opera Pia e Caritas diocesana era già cominciata un anno prima. “Nel tempo ha messo solide radici, si è creata la pianta e ora arrivano anche i frutti – ha metaforizzato Braghieri – mi fa piacere anche personalmente vedere che il progetto su cui abbiamo puntato si stia realizzando”. Quella di Cadeo è la seconda “cascina sociale” dopo quella di San Giuseppe, dedicata alla coltivazione di ortaggi e frutta. “L’intento è sempre quello di aiutare le persone e metterle a proprio agio”, ha concluso.

“Il lavoro dà dignità alle persone”

L’idea di “Prossima fermata”, nello specifico, è nata un anno fa, come ha ricordato la sindaca di Cadeo Marica Toma. “Grazie a don Umberto (Ciullo, nda) abbiamo conosciuto una realtà di un altro territorio e i ragazzi ci hanno spiegato la loro storia. Abbiamo capito che molti ragazzi, finite le superiori, faticano a inserirsi nel mondo del lavoro e ci sono poche realtà sul territorio che offrono loro opportunità. Dunque, abbiamo cominciato a lavorare a questa idea perché crediamo fermamente che il lavoro dia dignità alla persona e debba essere un modo per esprimersi con le proprie competenze e un motivo di soddisfazione”.

Toma ha sottolineato il proficuo lavoro di rete che ha permesso al laboratorio di trasformazione alimentare e sociale di prendere forma, ringraziando anche i servizi sociali del Comune. “Quello che inauguriamo oggi deve essere il seme di un progetto molto più grande – ha concluso – speriamo che si possa espandere a tutta la provincia”. Intanto, con la fine dell’anno scolastico, l’obiettivo è quello di inserire altri giovani nella realtà di Cadeo. Nella sede della cascina San Giuseppe, dalla fine del mese di aprile, insieme alla frutta e alla verdura che lì viene prodotta, saranno venduti anche prodotti da forno, grissini, focacce, torte salate e crostate sfornate nella cascina Santa Maria. E dall’estate si punta ad allargare la produzione e la vendita a marmellate e composte.

Il Vescovo: “È un segno pasquale”

L’iniziativa si pone in continuità con la Resurrezione, come ha evidenziato il Vescovo prima di impartire la benedizione. “Siamo nella settimana di Pasqua – ha detto – tutto quello che abbiamo celebrato domenica scorsa di prolunga: mi piace immaginare che questo sia un segno pasquale. La Pasqua è rinascita da una situazione senza prospettive: questo è un luogo che sta raccogliendo tutte le energie possibili affinché la Pasqua sia qualcosa di concreto. L’evento di duemila anni fa è efficace perché continua a generare vita, futuro e speranza: il mistero pasquale si rinnova quando riusciamo ad aprire percorsi di vita laddove invece prevale la delusione, il fallimento e l’oscurità”.

 

 

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