08 Aprile 2016

«Il Medio Oriente oggi è la Chiesa del Calvario»

“Il Medio Oriente oggi
è la Chiesa del Calvario”

Il patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal: i pellegrini sono diminuiti,
la gente è stanca e delusa. Stiamo facendo un grande sforzo per accogliere i rifugiati,
ma da soli non ce la facciamo più

“Siamo allo stremo per la violenza che coinvolge tutti, palestinesi e israeliani, musulmani, ebrei e cristiani. Soffriamo. Condanniamo ogni forma di violenza, da qualunque parte essa provenga. Condanniamo l’occupazione militare, i muri che dividono e i check point. Tutto va sanato. Siamo tutti figli di Dio e come tali dovremmo comportarci. Educhiamo i cuori a combattere l’odio e la violenza. Non possiamo continuare a vivere così”.
Più che di Resurrezione, il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, parla di Calvario e di Via Crucis, di una Chiesa mediorientale piagata dalla guerra, dalla persecuzione, dall’esodo dei suoi fedeli, dall’instabilità politica e economica e dall’insicurezza.

“Ho sempre detto – afferma il patriarca – che noi di Gerusalemme siamo la Chiesa del Calvario, ma tutto il Medio Oriente oggi è chiesa del calvario. Per i cristiani della regione, siriani e iracheni in primis, la vita è una vera Via Crucis di cui non si vede la fine”.


Pasqua a Gerusalemme

Il sepolcro vuoto di Cristo Risorto sembra lontano. Come lo è per tanti fedeli che, timorosi del clima di tensione, rinunciano a farsi pellegrini a Gerusalemme e nei Luoghi santi.

Nelle viuzze del quartiere cristiano, intorno alla basilica del Santo Sepolcro, i pellegrini non pullulano come in passato anche se, dice Twal, “siamo felici di accogliere quei gruppi che hanno il coraggio di venire”. Il calendario delle celebrazioni pasquali è noto e tutti coloro che hanno desiderio di pregare e fare festa “perché Cristo ha vinto la morte” sono i benvenuti nella Città santa. Il patriarca lo ripete senza sosta: “vogliamo celebrare solennemente la Pasqua e non fare manifestazioni politiche. La gente è stanca, delusa, arrabbiata, e il rischio di qualche episodio violento esiste. Abbiamo parlato con le autorità israeliane e palestinesi perché tutto si svolga con serenità e senza tensioni. I pellegrini vengano senza timore a festeggiare la Pasqua con noi”.


Cristo oggi ha il volto di tanti rifugiati

Il pensiero del patriarca latino di Gerusalemme si allarga e corre ad abbracciare le comunità cristiane di Siria e Iraq.
Il loro Calvario prende il nome di Stato islamico, di persecuzione, di guerra e di fuga dalle loro terre e dalle loro case.
Sarà Pasqua di Resurrezione anche per questi fedeli?
“Nessuno deve dimenticare il dramma dei rifugiati iracheni e siriani – dice con voce pacata ma ferma Twal -: in Libano e in Giordania vivono milioni di persone fuggite dalla guerra e dalla violenza dello Stato islamico. La Chiesa locale sta facendo un grande sforzo per accogliere migliaia di rifugiati e le loro famiglie. Abbiamo aperto le chiese, le case e le scuole. Ma la nostra Chiesa da sola non ce la fa più”.

Non manca una stoccata all’Europa che vuole chiudere le frontiere: “in Giordania il 20% degli abitanti sono profughi siriani e iracheni. In Italia e in Germania la percentuale di rifugiati è di gran lunga più bassa rispetto a quella di un Paese piccolo come la Giordania”.

Il messaggio è chiaro e suona anche come un augurio pasquale che arriva direttamente dalla Terra Santa: “Non possiamo lasciare sole queste famiglie, i loro bambini. Sono fuggiti perché qualcuno ha scatenato una guerra in casa loro per interesse e per armi. Non hanno scelto la guerra. Ci sia Resurrezione anche per loro. Facciamo rotolare dal nostro cuore e dalle nostre vite il masso che chiude il sepolcro e facciamo risorgere Cristo che oggi ha il volto di tanti rifugiati”.


Non stanchiamoci di pregare per la pace

Che sia una Pasqua di misericordia, è l’auspicio del patriarca Twal.
“Le piaghe sanguinanti della nostra Chiesa trovino nel perdono, nella riconciliazione e nell’accoglienza dell’altro, il giusto balsamo. Come ci insegna Gesù. Sappiamo – dichiara – che la sofferenza un giorno finirà e che anche per questa terra ci sarà la Resurrezione. In questo ci aiutano la vicinanza della Chiesa universale e le parole di Papa Francesco che non si stanca mai di ricordare i cristiani del Medio Oriente. L’agonia del Signore continua nel corpo della Chiesa mediorientale e dei suoi fedeli. Ma non abbiamo il diritto di perdere la speranza. Dobbiamo continuare a tenere le braccia levate al cielo e a chiedere la pace a Cristo. Dobbiamo perdonare. Un giorno arriverà la gioia della Resurrezione e allora canteremo”.

Daniele Rocchi

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