Vivere come fratelli oltre ogni schiavitù
Vivere come fratelli
oltre ogni schiavitù
Le parole del Vescovo in Cattedrale all’inizio del nuovo anno in occasione
della Giornata mondiale della pace. “Nella fede la storia è storia di salvezza”
“Con la nascita di Cristo, dopo il parto della divina maternità di Maria, il tempo che passa è tempo di salvezza, tempo in cui incontrare il Salvatore. Perché il tempo è pieno della presenza del Signore che ha condiviso la nostra condizione umana, che è morto e risorto per donarci la grazia di partecipare alla pienezza della vita, alla vita eterna, nel mistero di Dio”. Con queste parole il vescovo mons. Gianni Ambrosio si è rivolto ai piacentini in occasione della liturgia del 31 dicembre in Cattedrale a Piacenza a conclusione del cammino di un anno, alla vigilia della solennità di Maria Madre di Dio.
“La storia è storia di salvezza per chi accoglie nella fede il Signore Gesù – ha detto ancora -. La nostra vicenda umana, il grande travaglio che stiamo vivendo, le crisi di vario genere che ci fanno soffrire, tutto questo esige uno sguardo di fede, una lettura credente. È il grande contributo, è la missione che la nostra Chiesa può e deve dare alla vita e al futuro di questa città e delle nostre comunità: siamo chiamati a ravvivare la speranza che non poggia sulle nostre capacità ma su Dio. Siamo chiamati ad animare la vita con il lievito del Vangelo, perché sia vita buona per tutti. Siamo chiamati ad essere segno e strumento dell’amore misericordioso di Dio nelle vicende quotidiane. Nel Te Deum ringraziamo Dio per i suoi doni e, proprio nel ringraziare, ci rendiamo conto che i molti aspetti oscuri e difficili del tempo che viviamo non possono indurci alla rassegnazione o al cinismo, ma ci impegnano a riconoscere l’azione di Dio nella storia e a scorgere i molti gesti di vita, di bontà, di generosità che la cronaca quotidiana ignora. Affidiamo alla Vergine Santa, Madre di Dio e Madre nostra, la nostra preghiera fiduciosa: «Soccorri i tuoi figli, Signore, che hai redento col tuo Sangue prezioso […], salva il tuo popolo, Signore, guida e proteggi i tuoi figli»”.
LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE. Il 1° gennaio, Giornata mondiale della pace, mons. Ambrosio si è fatto eco delle parole del Papa nel suo messaggio dedicato al tema “Non più schiavi, ma fratelli”. “La pace c’è – ha detto il Vescovo citando le parole di Papa Francesco – quando l’essere umano riconosce nell’altro un fratello che ha pari dignità”. Purtroppo questo riconoscimento viene spesso negato nei fatti e la cronaca anche recente ci presenta fatti terribili.
“Salga a Dio – ha aggiunto mons. Ambrosio – la nostra accorata preghiera per la pace nel modo e per la fraternità umana. Proprio il mistero che stiamo celebrando ci offre la luce per comprendere fino in fondo la grazia della fraternità. Perché la fraternità è la logica conseguenza del mistero del Figlio di Dio, nato da Maria, che si dona a tutti con un amore incondizionato per farci partecipare dell’amore di Dio. Gesù Cristo ci libera dalla schiavitù e ci fa condividere la sua vita di Figlio di Dio. In Lui siamo tutti figli di Dio, siamo fratelli e sorelle con eguale dignità. Ogni forma di schiavitù distrugge l’essere umano, deturpa il volto dell’uomo, offende Dio”.
“Insieme alla preghiera fiduciosa – ha proseguito -, il messaggio per la Giornata della Pace diventi per noi motivo di impegno personale e ecclesiale per favorire l’educazione al rispetto della dignità della persona umana. Una società si rinnova se tutti lavorano per la pace, la giustizia, la fratellanza, seguendo la via difficile della maturazione della responsabilità nelle coscienze. Nessuna speranza ci è data, neppure una piccola speranza terrena, se non mettiamo l’uomo e la sua dignità al di sopra di tutto, al di sopra di ogni organizzazione politica, economica e sociale. Chiediamo la grazia perché dalla nostra coscienza e dalla nostra società non venga cancellato Colui che si è fatto uomo per liberarci dalla schiavitù e donarci la grazia di diventare figli di Dio e di vivere come fratelli”.
IL MISTERO DEL NATALE. Il tema della pace e della ricerca da parte dell’uomo del senso della vita è stato al centro anche dell’omelia dl Vescovo nella messa della notte di Natale. “La nostra celebrazione – ha detto il Vescovo – non dimentica la realtà della notte, delle tenebre, del peccato, delle molte ferite, dei drammi di ogni tipo. Ma è avvenuta una nascita che ha cambiato la nostra realtà umana, la nostra condizione, e questa nascita che noi celebriamo, continua a effondere la sua grazia e la sua efficacia rinnovatrice. Il Bambino, che è nato a Betlemme, rinasce in questa notte santa e si offre a noi nella sua fragilità e nella sua povertà: quel Bambino è il Figlio di Dio, il salvatore di tutti coloro che «non hanno timore» di recarsi a Betlemme. Il nostro augurio diventa preghiera: preghiamo il Signore perché ci doni la capacità di incamminarci verso Betlemme. Nessuno, qualunque sia la sua situazione, si senta escluso dall’incontro con Lui”.
“Nei pastori come nei Magi, vediamo l’incontro di noi stessi con il Signore, l’incontro dell’umanità con il suo Salvatore. Un incontro – ha detto il Vescovo alla solennità dell’Epifania – che è innanzi tutto iniziativa di Dio”.
“Nel cammino dei Magi che vengono da lontano – ha aggiunto mons. Ambrosio – vediamo anche il desiderio dell’uomo di cercare e di incontrare. Questi personaggi non appartengono al popolo ebreo, ma hanno avuto il coraggio di cercare, di mettersi in cammino, di uscire dalla propria terra, dalle comode abitudini. Hanno avuto la libertà di «uscir fuori» dagli schemi mentali e dalle certezze date per scontate. Hanno percorso strade ignote con passione e con intelligenza, hanno rischiato di perdersi, di sbagliare la strada, per un momento hanno anche smarrito la luce della stella. Ma non si sono arresi. Non serve a nulla la luce se gli occhi restano chiusi”.
(il Nuovo Giornale, n. 1/2015 – 9 gennaio)
