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«Fermate la guerra in Siria»

Appello perché si fermi la guerra in Siria

“Vi chiediamo di fermare la guerra. Il popolo è stanco, si sente abbandonato a se stesso e al suo destino tragico. Sono dieci anni che non vediamo altro che morti, sangue, violenza, distruzioni. Non abbiamo più medicine e pane. La povertà cresce giorno per giorno. Se dovesse verificarsi una epidemia di Covid sarebbe una catastrofe senza precedenti”: è l’appello che, da Idlib, padre Hanna Jallouf, francescano della Custodia di Terra Santa, lancia in occasione della quarta Conferenza di Bruxelles “Sostenere il futuro della Siria e della regione”, che si tiene in formato virtuale nella capitale belga. Hanno partecipato 84 delegazioni, tra cui 57 Stati, 10 organizzazioni regionali e istituzioni finanziarie internazionali e 17 agenzie dell’Onu, promettendo "sei miliardi e 900mila  euro per la Siria e i principali Paesi che ospitano rifugiati siriani per il 2020 e oltre”.

Padre Jallouf è il parroco latino di Knaye, uno dei tre villaggi cristiani della Valle dell’Oronte (gli altri sono Yacoubieh e Gidaideh, tutti a circa 50 km da Idlib), nella provincia di Idlib, nord-ovest della Siria, sotto controllo dei jihadisti di Tahrir al-Sham, oppositori al regime del presidente Assad. “La violenza sale ogni giorno così come aumenta la povertà della gente – denuncia il francescano, che con la sua piccola parrocchia cerca di alleviare le sofferenze dei più deboli –, non solo si combatte tra esercito governativo e ribelli armati, ma anche tra gli stessi jihadisti ci sono scontri”.

Se qui scoppiasse l'epidemia di Covid sarebbe una catastrofe

“Pochi giorni fa – rivela all'agenzia Sir – una faida tra queste milizie ha provocato oltre trenta morti in 24 ore. Ognuna di queste fazioni armate vuole accreditarsi come capo della zona e così sale la violenza. Il popolo è stanco, non si fida più di nessuno. Vi chiediamo di far cessare subito il fuoco qui dove si combatte, di aprire le vie di comunicazione per permettere agli aiuti di arrivare. La popolazione è allo stremo. La gente muore di fame e per mancanza di cure. Se dovesse scoppiare una epidemia di Covid qui sarebbe una catastrofe. Non abbiamo nessuna possibilità per fare fronte al virus”.Padre Jallouf si fa interprete dei bisogni del popolo: “Non ci sono più soldi. Le sanzioni internazionali ci stanno impoverendo ogni giorno di più. Esse colpiscono il Governo e i suoi dirigenti ma ricadono anche sul popolo che soffre per la mancanza di ogni bene basilare. Ogni giorno assistiamo a morti e rapimenti. Un cristiano della nostra comunità, con 4 figli, è stato rapito due mesi fa e non abbiamo più notizie di lui. C’è chi lotta per garantirsi un trono personale invece di lavorare per il bene del popolo. I siriani hanno bisogno di pace, stabilità e sicurezza”. “Preghiamo il Signore perché ispiri, nei partecipanti alla Conferenza, scelte coraggiose, giuste, rispettose della dignità del nostro popolo. Vi chiediamo di trovare una soluzione a questa guerra che nessuno vuole. La Siria vuole tornare a vivere”.

Se qui scoppiasse l'epidemia di Covid sarebbe una catastrofe

“Quasi 10 anni di guerra hanno significato che metà della popolazione siriana ha dovuto fuggire dalle proprie case. Più di mezzo milione di persone sono morte. Un’intera generazione di bambini siriani ha conosciuto solo la guerra. Il loro futuro e il futuro del loro Paese sono ancora tenuti in ostaggio. L’Europa non può e non distoglierà lo sguardo”, ha dichiarato Josep Borrell, Alto rappresentante Ue per la politica estera e vicepresidente della Commissione europea a margine della Conferenza di Bruxelles. Per il commissario per la gestione delle crisi Janez Lenarčič “la situazione umanitaria in Siria rimane terribile, con la pandemia di coronavirus che aggrava ulteriormente i bisogni delle comunità più vulnerabili”. Il commissario per il vicinato e l’allargamento Olivér Várhelyi ha dichiarato che “con l’impegno di oggi dell’Ue il nostro supporto continua. In tutta la regione, l’Ue ha contribuito a costruire scuole, fornire istruzione, creare reti di sicurezza sociale, generare posti di lavoro e garantire stabilità macroeconomica, a sostegno dei rifugiati e delle comunità ospitanti. E noi lavoreremo per il riavvio economico della regione, per aiutare con il recupero post-Covid-19 e per affrontare i problemi preesistenti”.

Pubblicato il 2 luglio 2020.

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