Caracciolo a Cives: «L’IA si può frenare limitando l’accesso alle risorse che servono a produrla»
di Francesco Petronzio  
17 Ottobre 2026

Caracciolo a Cives: «L’IA si può frenare limitando l’accesso alle risorse che servono a produrla»

Se deleghiamo all’intelligenza artificiale anche i compiti più semplici, disimpariamo a cavarcela da soli. “Lo sviluppo dell’IA è parallelo a un declino cognitivo diffuso, se devolviamo all’IA il nostro pensiero rinunciamo ad allenare la nostra mente”. È il monito lanciato da Lucio Caracciolo, direttore di Limes, durante la prolusione alla 26esima edizione del corso di formazione “Cives” dell’Università Cattolica, nella serata di venerdì 16 ottobre all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, davanti a un nutrito pubblico.

Caracciolo: l’IA ha bisogno di risorse fisiche

“L’intelligenza artificiale non è solo uno strumento, ma un soggetto-informazione destinato a cambiare il nostro modo di vedere il mondo e i principî di realtà e responsabilità” – ha detto Caracciolo. E il parallelismo con le macchine nella prima rivoluzione industriale non regge: “Parliamo di un’intelligenza superiore alla nostra, questa è rivoluzione antropologica e culturale”.

L’IA, ha spiegato Caracciolo riprendendo un tema già trattato nel corso della nostra intervista (Il Nuovo Giornale, 15 ottobre 2026), “non è eterea ma, al contrario, molto fisica: senza data center, energia, reti elettriche e acqua per raffreddare non esisterebbe”, dice. Ed è proprio qui che può essere frenata, “negli aspetti materiali alla base della sua produzione, se un potere politico consapevole decide di esercitare limitazioni”.

Oppure se la risorsa, come ad esempio l’acqua, viene a scarseggiare “e magari preferiamo berla piuttosto che usarla per raffreddare i data center”. Per questo motivo “la contesa più importante oggi riguarda l’Artico, sia per le rotte marittime a nord della Russia, sia per l’acqua liberata dalla fusione dei ghiacci. È per questo che Trump vuole la Groenlandia”.

 

pubblico all'incontro con caracciolo

Il pubblico  all’Auditorium della Fondazione all’incontro con Lucio Caracciolo.

La stessa lingua, la stessa cultura

L’IA pone anche un importante tema di responsabilità. “Nelle università americane non vengono più assegnati compiti scritti agli studenti perché nessuno è in grado di certificare se i testi sono autentici o prodotti artificialmente”, spiega Caracciolo. Un altro importante risvolto culturale riguarda le lingue, destinate a sparire – secondo l’analista – a favore di un’unica lingua universale, l’inglese.

“Se con l’IA posso leggere un testo in una lingua che non conosco, che interesse ho a impararla? Questo mette in crisi anche il rapporto fra la parola e la cosa. Nell’enciclica Magnifica Humanitas, papa Leone non demonizza l’IA ma ne mette in risalto aspetti inquietanti sotto il profilo culturale e religioso, fra cui il rischio che questa forma di intelligenza non umana porti a una omogeneizzazione delle culture, e quindi a uniformare il modo di esprimersi, di scrivere”.

Il potere delle big tech

L’Europa che fa? Se è vero che il vecchio continente ha un ruolo marginale (su 100 brevetti, solo 2 sono europei e zero italiani), è altresì evidente che “abbiamo sviluppato l’idea che, invece di produrre, dobbiamo regolare le cose fatte dagli altri”.

Da qui, ad esempio, l’AI Act dell’Unione europea in vigore da agosto 2026. “Con una prospettiva non lontanissima, sta nascendo su questo pianeta una nuova specie umana: c’è un salto di paradigma delle capacità umane, ma stavolta è affidato a qualcosa di sovraumano. È paradossale che gli stessi tecnologi che investono e producono l’IA avvertano che questo sistema può portare alla fine del mondo”.

Caracciolo avverte poi che il “fenomeno Trump” non è la causa ma la conseguenza di un cambiamento culturale. “Il cambio di regime in corso negli Usa ha radici più profonde, che stanno nella presa del potere delle grandi concentrazioni economiche e tecnologiche private (le big tech): quelli come Elon Musk si trovano in una condizione superiore a quella delle istituzioni, e quindi sono capaci di prenderle. È difficile capire dove finisce Trump e inizia Musk e viceversa, dove il potere della democrazia è ancora intatto e dove invece la tecnocrazia ha preso il sopravvento”.

Generazioni sempre più brevi

Le conseguenze antropologiche dell’IA sono evidenti già da prima. “L’avvento dei media di massa ha ridisegnato i profili di generazioni successive sempre più brevi: se prima ne avevamo una ogni 25 anni, oggi abbiamo delle sottogenerazioni perché il cambiamento di specie avviene a una velocità accelerata. Stiamo perdendo il controllo di strumenti che decidono le nostre vite”.

Trovare un fattore di bilanciamento di questa potenza che tende ormai ad autoprodursi “è molto difficile – dice Caracciolo – involontariamente stiamo partecipando a un processo di deumanizzazione dell’umanità. Il nostro stile di vita, il modo di pensare che si è formato per accumulazione nei millenni potrebbe avere una svolta brusca e incontrollata negli anni a venire”.

Prossimo appuntamento di Cives

Il corso prosegue venerdì 23 ottobre con la lezione di Eugenio Tacchini, docente di Data Science all’Università Cattolica. L’incontro, che si terrà alle 20 nella sede della Cattolica in via Emilia Parmense, è riservato agli iscritti al corso.

 

Nella foto in alto: Lucio Caracciolo con (da sinistra) Francesco Perini, Fabio Obertelli, Susanna Rossi all’icontro promosso da Cives.