Il dono della vita di don Borea ricordato in Cattolica
di Barbara Sartori  
09 Ottobre 2026

Il dono della vita di don Borea ricordato in Cattolica

“Generosità, solidarietà” e la costruzione di quella “civiltà dell’amore” invocata da Paolo VI. La figura di don Giuseppe Borea si sposa alla perfezione con i valori attorno ai quali si è sviluppata la nona edizione della «Settimana del dono» che si chiude oggi, promossa dall’Università Cattolica del Sacro Cuore nella sua sede di Piacenza in concomitanza con la festa di san Francesco d’Assisi.
In questo cammino di riflessione – ancor più significativo negli 800 anni della morte del Santo – la Celebrazione del Dono nella cappella dell’Ateneo, presieduta dal vicario generale don Giuseppe Basini, ha rappresentato l’occasione per unire la riflessione spirituale alla memoria viva di un testimone di dono, fino all’estremo, della Chiesa piacentina.
Accanto a lui, sull’altare, don Luca Ferrari, assistente spirituale della sede di Piacenza della Cattolica, e il diacono permanente Emanuele Vendramini, che fa parte del corpo docente. Presente anche il direttore di sede dottor Angelo Manfredini, oltre a rappresentanti del personale e degli studenti. 
Il sacerdote di Piacenza don Giuseppe Borea

Don Giuseppe Borea.

Don Giuseppe Borea: il Vangelo vissuto fino al sacrificio

La diocesi di Piacenza-Bobbio – ha ricordato don Basini nell’omelia – ha recentemente inoltrato richiesta al Dicastero delle Cause dei santi di poter avviare il processo di beatificazione di don Giuseppe Borea, “giovane sacerdote appassionato e generoso”. Un passo importante, reso possibile grazie anche al lavoro di ricerca e di sensibilizzazione effettuato, a partire dal 2017, dal Gruppo spontaneo a sostegno della conoscenza della figura di Don Giuseppe Borea guidato dal nipote, Giuseppe Borea, che era presente alla messa in Ateneo.
Ricordando la testimonianza di don Borea – culminata nel tragico epilogo del 9 febbraio 1945, quando fu processato a 34 anni da un tribunale militare straordinario e ucciso da un plotone di esecuzione della Guardia Nazionale Repubblicana “in odio alla fede” – don Basini ha sottolineato come la vita del sacerdote sia stata, citando le parole di Lucia Romiti, autrice del libro Giuseppe Borea, quando l’amore è più forte dell’odio, “un meraviglioso intreccio di amore, di fede, di servizio, di carità”.
Dall’impegno pastorale a Obolo, piccola parrocchia del comune di Gropparello a mille metri di altezza nell’Appennino piacentino dove operò per il bene spirituale e materiale dei parrocchiani – incoraggiando l’Azione Cattolica e curando la costruzione della linea elettrica – fino al servizio come Cappellano Militare della 38ª brigata della Divisione Valdarda, don Giuseppe ha incarnato la scelta radicale di dare la vita per gli altri.

La mitezza del perdono contro la violenza dell’odio

Il momento più toccante richiamato durante la celebrazione riguarda gli ultimi istanti di vita del sacerdote. Prima di essere fucilato, le sue ultime parole furono: “Perdono di cuore coloro che mi hanno fatto tanto male e anche voi che state per sparare”. Don Borea ha saputo così consegnare una lezione di straordinaria e drammatica attualità: “di fronte alla violenza ingiusta, la mitezza del perdono – ha puntualizzato il Vicario generale – diventa la forza che può spezzare la catena dell’odio”.
Don Giuseppe Basini alla Celebrazione del Dono in Cattolica

Il vicario generale don Giuseppe Basini alla Celebrazione del Dono.

Don Borea: il volto di un Dio che si “sbilancia”

Collegando il sacrificio del sacerdote al brano evangelico del giorno – tratto dal Vangelo di Luca: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» – don Basini ha ricordato come don Giuseppe sia stato “il volto di un Dio che non abbandona alla deriva chi ha fatto naufragio nella vita ma che, come dice il teologo Romano Guardini, «salva attraverso le creature»”.
La figura di don Borea riflette quella logica divina descritta da Angelo Casati: un Dio “che non è nella rigidità, nel trattenersi, nel chiudersi ma nello sbilanciarsi, che è lo sbilanciarsi dell’amore”.