Macinare Cultura, tappa al mulino Lentino
di Redazione  
19 Agosto 2026

Macinare Cultura, tappa al mulino Lentino

Al Mulino del Lentino  nuovo appuntamento di Macinare Cultura 2026, la rassegna di teatro, musica, letteratura e performance live ospitate nelle magnifiche cornici dei mulini storici dell’Emilia Romagna.
L’iniziativa è in programma sabato 22 agosto al Mulino del Lentino, di Nibbiano nell’Alta Val Tidone. Dalle ore 17, in collaborazione con Sentieri sonori dal Po all’Appennino, il concerto di musica popolare Un mare d’oro, live del Coro Val Curiasca accompagnato dagli strumentisti del Trio Aserei che rispecchia il tema della giornata, dedicata alla trebbiatura del frumento e al lavoro agricolo, con richiami al tempo passato e l’illustrazione del tema attraverso un adeguato repertorio fotografico e cartellonistico, oltre al posizionamento di una tavola in legno a ricordo del decennale dell’enciclica di Papa Francesco Laudato Si’ nell’ottavo centenario della morte  di S.Francesco (1226 – 2026)

Il Mulino Lentino: conservare la memoria del lavoro agricolo

Nel corso dell’incontro culturale e musicale, sarà valorizzata, come merita, anche la memoria orale, con testimonianze delle persone che hanno vissuto la trebbiatura sulle aie. Seguirà una pubblicazione cartacea, che rimarchi tutto quanto è stato detto e fatto nell’edizione 2026 di Macinare Cultura.
Il fine è quello di conservare la memoria del lavoro agricolo legato al mulino, dove il grano raccolto diventava farina: un’occasione di partecipazione culturale, unendo musica, storia e testimonianze in un percorso capace di valorizzare il patrimonio immateriale del territorio.
La pubblicazione contribuirà a preservare e trasmettere alle future generazioni un contributo fondamentale, volto a evidenziare il senso di appartenenza e l’identità della comunità locale di Alta Val Tidone.
Ingresso libero; Info: faustoborghi03@gmail.com, 338.6486585.

Il recupero dei mulini storici dell’Emilia Romagna

I mulini ad acqua – come il mulino Lentino – per secoli hanno rappresentato un punto di riferimento imprescindibile per le comunità rurali. Un motore non solo economico ma anche di tradizioni identitarie e cultura popolare.  L’Emilia Romagna in questo panorama non fa eccezione. L’avvento della modernità, dell’economia industriale, l’abbandono della collina in favore delle città, hanno certamente dilavato questo patrimonio. Molti mulini sono andati in rovina, altri sono semplicemente stati abbandonati cessando la loro funzione primaria di molitura dei cereali.

Un importante progetto della Regione

Oggi, fortunatamente, si segnano passi importanti in direzione contraria. Grazie a un progetto di Regione Emilia-Romagna, si stanno censendo e catalogando minuziosamente centinaia di queste meraviglie architettoniche.
Cristina Ambrosini, dirigente responsabile del Settore Patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna, coordina il progetto di recupero di questi preziosi lasciti della storia rurale.
«Abbiamo svolto, ha reso noto, in collaborazione con l’Istituto centrale per il Catalogo e la documentazione del Ministero della Cultura, un’attività di mappatura e catalogazione di più di 300 mulini nelle sole province di Bologna, Reggio Emilia e Modena e ora stiamo procedendo nelle restanti parti della regione. Parliamo di architetture rurali in maggior parte disabitate da tempo ma particolarmente interessanti perché testimoniano culture materiali e artigianali che si sono sviluppate e tramandate nei diversi territori della regione».

L’Associazione italiana Amici dei Mulini

«Abbiamo all’attivo, prosegue Ambrosini,  anche un accordo con l’Associazione Italiana Amici dei Mulini, che ci aiuta in questo processo. Il lavoro di catalogazione prevede sopralluoghi, ricognizioni a tappeto, una schedatura fotografica ricchissima e anche sorvoli con droni. Tutto ciò è stato pensato poter leggere questi contesti nel paesaggio che li circonda e che li ha visti nascere. Le schede descrivono lo stato di conservazione, la funzionalità attuale e l’accessibilità di questi siti. Si forniscono inoltre cronologia, bibliografia specifica e mappatura geografica».