La montagna ritrova le sue radici: don Cassola racconta Castelcanafurone
Il forte temporale pomeridiano e la concomitante festa dei coscritti avrebbero potuto scoraggiare, eppure la sala di Ferriere era gremita. Un segno tangibile di quanto la comunità tenga alle proprie origini e di quanto fosse atteso questo ritorno alle radici. La presentazione di “Ti racconto Castelcanafurone”, il nuovo libro di don Massimo Cassola, si è trasformata in un momento di autentica comunione, un incontro dedicato alla memoria di Dina Bergamini: originaria di Grondone, Antonino d’oro 2008, morta nell’aprile scorso, è ricordata come la “maestra della montagna”.
L’opera non nasce come un esercizio di stile, ma come un necessario atto di obbedienza alla propria storia e ai propri padri spirituali. Don Massimo Cassola, officiale in Vaticano nel Dicastero per i Vescovi e profondo conoscitore della terra, ha saputo trasformare la ricerca storica in una narrazione viva.
La copertina del libro “Ti racconto Castelcanafurone” di don Massimo Cassola.
Don Casseola e Castelcanafurone: un omaggio a Dina Bergamini
“Questa presentazione vuole essere una prosecuzione ideale dell’impegno di Dina – ha esordito don Massimo -. Un omaggio doveroso a un territorio che ha dato molto e che continua a donare. Mi sono reso conto che il tempo passa e chi ci raccontava le cose, adesso, non c’è più. Era arrivato il momento di scriverle”.
Il libro, impreziosito dalla ricerca storica condotta anche nell’Archivio vescovile, scava nel profondo dell’identità montanara. Non nasconde le ferite, come quella dello spopolamento negli anni Sessanta e Settanta, che portò con sé traumi e discriminazioni. “La generazione dei miei nonni era orgogliosa della montagna – spiega don Massimo -. Chi è sceso in pianura ha vissuto uno strappo doloroso: c’era chi doveva imparare il dialetto di Piacenza come una lingua straniera per non essere discriminato.
Abbiamo vissuto la consapevolezza di essere gli “ultimi”. Con questo libro ho cercato di dare dignità a chi, in quegli anni, ha sofferto l’urbanizzazione e il disprezzo verso un modo di vivere che veniva etichettato come arcaico”.
Un momento della presentazione del libro “Ti racconto Castelcanafurone” di don Massimo Cassola a Ferriere.
La montagna, un mondo fatto di fede semplice
Ma “Ti racconto Castelcanafurone” è soprattutto un atto d’amore verso una comunità che, nonostante la dispersione, continua a ritrovarsi. “Siamo una comunità che si vuole bene e ha cura dell’altro – confida l’autore -. Penso all’Oratorio dell’Angelo Custode, recuperato e inaugurato due anni fa col nostro Vescovo: è diventato un simbolo. Gente che avevo visto una volta nella vita, morendo, ha lasciato disposizioni affinché il proprio funerale servisse a sostenere il restauro di quel luogo. È questo il senso di appartenenza che ancora vive nelle nostre valli”.
Tra le pagine emerge un mondo fatto di fede semplice e tenace, come quella che spinge i fedeli a salire di notte sul monte Gratra per chiedere una grazia. E poi c’è la leggenda delle tre colombe – Maria di Magdala, Maria di Cleofa e Maria, la Madre di Gesù – che portarono le pietre in cima al monte per costruire la chiesa, lasciando traccia di sé in quegli eleganti segni di devozione che ancora oggi ornano le facciate delle case antiche di Castelcanafurone.
“Per noi, avere un punto di riferimento è vitale – riflette don Massimo -. Pavese diceva che un paese ci vuole, anche solo per scappare da esso. Ma quel punto fermo lo devi avere. La mia famiglia abita nella stessa casa da tredici generazioni, dalla fine del Cinquecento. Quando lo racconto ai colleghi in Vaticano, rimangono increduli. Ma in montagna, queste sono le radici che ci rendono le persone che siamo, ovunque la vita ci porti”.
Il cammino di questo volume non si ferma qui: l’invito a riscoprire la propria identità continua.
Il 22 a Marsaglia la prossima presentazione
Per chi non avesse potuto partecipare all’incontro di Ferriere, la prossima presentazione è fissata per sabato 22 agosto, alle ore 17.30, presso la Biblioteca di Marsaglia di Corte Brugnatella. Un’occasione preziosa per rileggere la propria storia e sentirsi, ancora una volta, parte di un unico, grande popolo di montagna.
