L’addio di Piacenza al prof. Giancarlo Schinardi
di Davide Maloberti  
28 Luglio 2026

L’addio di Piacenza al prof. Giancarlo Schinardi

 

Cresciuto all’ombra del campanile di San Sisto a Piacenza, ha dedicato la sua vita alla scuola, facendo crescere grazie alla sua cattedra di lettere al liceo scientifico Respighi generazioni di studenti. Per il prof. Giancarlo Schinardi, morto il 27 luglio a 86 anni, la scuola non era solo il voto, con dei contenuti da trasmettere per svolgere un programma – spiega la prof.ssa Gabriella Sesenna -, ciò che contava prima di tutto per lui erano i valori che attraverso una disciplina avrebbero fatto crescere i ragazzi come persone. Con lui ha preso avvio a Piacenza, con un impulso che ha assunto una dimensione nazionale, l’esperienza del giornalismo studentesco.

Il funerale di Schinardi in San Sisto

Il funerale è in programma mercoledì 29 luglio alle ore 11 nella chiesa di San Sisto.

Schinardi diventa delegato aspiranti
nell’Azione Cattolica

Nato il 14 aprile 1940 da Aldo, al lavoro all’Arsenale, e Natalina, quando lui era ragazzo San Sisto, stretta tra Palazzo Farnese e le vie Borghetto e San Bartolomeo, era una parrocchia popolare, guidata da mons. Paolo Veneziani, affiancato dai giovani curati don Giuseppe Formaleoni e don Paolo Alberoni. È allora che Giancarlo entra nell’Azione Cattolica diventando il delegato aspiranti, cioè il responsabile della formazione dei preadolescenti.

Proverbiale è rimasta una frase spesso pronunciata in quegli anni proprio da mons. Veneziani: “In San Sist cumanda i ragass e al «delegato aspiranti»; viätar cüratt poch, mé ca summ al parvostar, gnint!” (“In San Sisto comandano i ragazzi e il delegato aspiranti; voi curati, poco, io, che sono il parroco, niente”).

Nascono le miniassemblee al Respighi

Questa sua dedizione agli altri, unita a una grande professionalità e preparazione didattica, l’ha accompagnato sempre. Prima dei giornali studenteschi, con lui al Respighi era nata la stagione delle miniassemblee che coinvolgevano gli studenti attorno a temi di attualità. L’esperienza aveva preso il via con il “Gruppo di ricerca su persona, partecipazione e sviluppo”, un nome forse un po’ altisonante, ma che serviva a ribadire che lo studente era il protagonista della scuola per esserlo poi nella vita.

Schinardi non era solo: il lavoro
con il Cidis

Il prof. Schinardi non era affatto solo in questa grande scommessa educativa. Nei primi anni ’80 aveva dato vita al Cidis, Centro di documentazione e innovazione scolastica, con – fra gli altri – gli insegnanti Gianna Poggi, Lucia Rocchi, Angelo Melfa, Mimma Liber a cui si aggiungerà presto Gabriella Sesenna. Il loro impegno si muoveva sull’onda dei “Decreti delegati” del 1974 che avevano spinto sul coinvolgimento di genitori e studenti nel mondo della scuola e sulla scia tracciata a Milano dall’Oppi, l’Opera per la preparazione professionale degli insegnanti. L’obiettivo – spiegava il gesuita padre Mario Reguzzoni, una delle anime di   questa realtà – “sorgeva dalla convinzione che la classe operaia sarebbe andata in paradiso se avesse avuto dei buoni insegnanti”. Da qui il lavoro nella formazione e nell’aggiornamento dei docenti, ambito nel quale Schinardi ha operato, dopo la lunga esperienza al Respighi, anche al Provveditorato agli studi.

Unito da grande amicizia con don Paolo Buscarini, a lungo parroco di Pontenure e poi di Borgonovo, partecipava alle vacanze invernali con gli studenti da lui organizzate.

Con Schinardi inizia
il giornalismo studentesco

“Ho conosciuto il prof. Schinardi a fine anni Novanta per la mia tesi di laurea in storia del giornalismo alla Facoltà di lettere dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.”: a parlare è la giornalista Barbara Sartori. “Avevo letto – aggiunge – un articolo sull’esperienza che lui e il prof. Fausto Fiorentini avevano inaugurato nelle scuole di Piacenza, un progetto-pilota a livello italiano che toglieva la stampa studentesca dal rango di pubblicazioni estemporanee per farne veri e propri «giornali di Istituto» capaci di dar voce alla comunità scolastica in ogni sua componente e di dialogare con il territorio”.

Una grande disponibilità

“Il prof. Schinardi, a cui mi sono rivolta in prima battuta, si è subito dimostrato di una disponibilità e cortesia assolute, tratti che poi avrei imparato a conoscere come suoi distintivi, insieme all’immancabile sorriso. Non si è limitato – prosegue il racconto di Barbara Sartori – a indicarmi dove trovare informazioni (allora, il Cidis – centro di documentazione scolastica – custodiva l’archivio di tutte le pubblicazioni delle scuole superiori di città e provincia). Mi ha aiutato a contattare i referenti delle redazioni di Istituto, si è prodigato per farmi avere copia del suo personalissimo archivio e mi ha seguito passo passo con la competenza e la passione del vero educatore”.

“Insegnare per lui era una vocazione”

“Insegnare per il prof. Schinardi – sottolinea Barbara Sartori – era una vocazione e non per modo di dire. Mi sono sentita, da laureanda, io stessa una sua allieva e come tale ho sempre nutrito nei suoi confronti una profonda gratitudine. Devo a lui e al prof. Fiorentini se la mia tesi sui giornali d’istituto piacentini è stata pubblicata dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, devo a lui la partecipazione a tanti meeting provinciali e nazionali della stampa studentesca che organizzava senza risparmiarsi, curando ogni dettaglio. Devo al prof. Schinardi anche il mio «approdo» a Il Nuovo Giornale, quando – andandolo a trovare dopo la discussione della tesi – mi chiese: «E adesso, che cosa vuoi fare?». Mi parlò del settimanale diocesano in via di trasformazione con l’arrivo di un nuovo direttore. Se oggi ho realizzato il mio sogno – diventare giornalista professionista e lavorare in una redazione – è perché il prof. Schinardi mi ha incoraggiato a mandare un curriculum e chiedere un colloquio. Ricordo che ai convegni i protagonisti per lui dovevano essere i ragazzi e le ragazze, a cui dava fiducia, lasciava spazio per dire la loro. Mi sono sentita beneficiata della stessa fiducia e della stessa attenzione. Il prof. Schinardi – conclude – ha sollecitato anche me a di diventare protagonista del mio futuro”.

Il primo studente piacentino
a incontrare don Giussani

L’impegno per la scuola per il prof. Schinardi nasceva da lontano. “A Piacenza alla fine degli anni ’50 nell’Azione Cattolica – raccontava in un’intervista al Nuovo Giornale – si voleva avviare un movimento studenti che a Piacenza esisteva di fatto solo sulla carta”. “Ci interrogavamo – spiegava a sua volta la prof.ssa Rosa Cammi (1939-2024) – su cosa proporre ai giovani. La parrocchia, in cui era presente l’AC era ricca di iniziative, ma erano rivolte a chi già frequentava, era meno sentito la preoccupazione missionaria. Ci sembrava che quando uno di noi si avventurava a scuola o nel mondo del lavoro, alla fine si ritrovava solo. Cercavamo un’esperienza che ci aiutasse a vivere la fede nella vita”.

Nell’autunno 1959 Giancarlo e Rosa iniziano l’Università cattolica a Milano, lui nella facoltà di lettere, lei in quella di filosofia. “Un mio compagno di facoltà, Riccardo Terzoli – proseguiva il racconto di Schinardi -, mi disse che a Milano l’esperienza degli studenti era ben avviata. Mi invitò alla preghiera nell’intervallo delle lezioni e mi fece conoscere don Luigi Giussani. Lo incontrai e lui mi diede un libro in cui si spiegava il suo metodo di lavoro con i giovani. Tutto ha preso il via da quell’incontro”.

Nasce Gioventù Studentesca

“Leggevamo e rileggevamo quelle dispense ciclostilate per conoscere meglio quella proposta – sono sempre le parole di Rosa – e ci è parso un metodo che valorizzava tutto della nostra umanità. Si decise di proporre quell’esperienza agli studenti di Piacenza. Gli appelli fatti dal Centro diocesano andarono deserti, il telefono era poco diffuso, così siamo andati a cercarli casa per casa. Gli insegnanti di religione, allora tutti sacerdoti, ci diedero gli indirizzi dei ragazzi. Noi suonavamo ai campanelli e parlavamo con loro, era un affare importante da essere trattato faccia a faccia”.

I risultati di quell’appello casa per casa non furono esaltanti ma al primo incontro con don Vanni Padovani, sacerdote inviato da don Giussani, erano presenti sessanta studenti. Ognuna delle allora cinque scuole superiori di Piacenza al sabato pomeriggio ospitava un raggio. Ai primi due, Giancarlo e Rosa, si unirono Carlo Braghieri, poi medico e futuro marito di Rosa, e Sannita Luppi, anch’essa in seguito insegnante al Respighi. Carlo e Sannita avevano preso parte nel settembre ’60 a Varigotti in Liguria a un ritiro di giovani di Gioventù studentesca con don Giussani.

Per Schianrdi la fede era un lievito
da portare nel mondo

“Quando tornammo – racconta la prof.ssa Luppi – , si partì subito e iniziammo con Carlo, Rosa e Giancarlo gli incontri del «raggio» al sabato, le iniziative culturali e la «bassa», cioè la caritativa nelle parrocchie di periferia con bambini o nelle strutture per anziani per educarci a donare il nostro tempo. Ci accompagnavano don Giovanni Amasanti, assistente della Gioventù femminile di AC, e don Antonio Bozzuffi, allora assistente della Giac, i giovani di AC. Nasceva un movimento di ragazzi e ragazze che si ritrovavano insieme, una cosa scandalosa per quei tempi”.

Negli anni successivi il prof. Schinardi ha poi seguito in modo più diretto in campo educativo l’approccio laico dell’Oppi e del Cidis, realtà laiche ma mosse da una profonda motivazione religiosa. Per lui la fede era un lievito da portare nel mondo.

Il cordoglio della sindaca Tarasconi

Al cordoglio di tanti ex studenti del prof. Schinardi si è unita anche la sindaca Katia Tarasconi: “Piacenza piange oggi un docente di straordinaria sensibilità e un autentico innovatore, che ha saputo trasmettere a generazioni di studenti non solo l’amore per la cultura, ma anche la passione per il giornalismo, il senso critico e il valore della partecipazione”. Il prof. Schinardi, “con la sua intuizione di portare il giornale nelle scuole, ha lasciato un segno profondo nella nostra comunità, contribuendo alla crescita umana e civile di migliaia di ragazze e ragazzi. Alla famiglia, ai suoi ex studenti, ai colleghi e a quanti gli hanno voluto bene rivolgo, anche a nome dell’Amministrazione comunale, le più sentite condoglianze e un commosso pensiero di riconoscenza e di profondo affetto alla sua memoria”.