Il beato don Giuseppe Beotti
di Gaia Corrao  
16 Luglio 2026

Il beato don Giuseppe Beotti

Il 20 luglio è la memoria liturgica del beato don Giuseppe Beotti, martire, sacerdote della diocesi di Piacenza-Bobbio.

 

Una famiglia poverissima e segnata dalla guerra

Giuseppe Beotti nacque il 26 agosto del 1912. Venne battezzato il giorno stesso della nascita. La famiglia risiedeva in una cascina dell’Azienda Marchesi, denominata Co’ di Sotto.

Allo scoppio della I Guerra Mondiale nel 1915, il padre dovette arruolarsi e al mantenimento della numerosa famiglia fu costretta a provvedere la mamma, che dovette farsi letteralmente in quattro per far quadrare il magrissimo bilancio.
A quei tempi però, la gente era normalmente armata di una fede semplice ma solida, che permetteva di vedere il sole anche oltre le nuvole  e di credere che Lassù c’era chi vegliava sulle umane sorti.
E fu proprio quella medesima fede che aiutò la signora Ernesta a non impazzire, quando nel giro di tre anni, perse tre figli. Tra il 1916 e il 1919 morirono infatti i tre fratellini maschi di Giuseppe, falciati dalla difterite e dalla spagnola. Sopravvissero oltre a Giuseppe, due sorelline.

 

Il desiderio di farsi prete

Quando il papà rientrò dalla guerra, cominciò a lavorare come salariato agricolo presso un’altra azienda della zona.
Intanto Giuseppe cresceva e cominciava a manifestare il desiderio di farsi prete. Desiderio non facile da realizzare, viste le magre finanze della famiglia. Ma la Provvidenza esiste davvero e davvero provvede.
Dopo il liceo infatti, il seminarista Giuseppe Beotti fu ammesso al prestigioso Collegio Alberoni di Piacenza, retto dai preti della Missione di San Vincenzo per la cura dei poveri e la santificazione dei sacerdoti.
Vi rimase sette anni. Fu ordinato sacerdote il 2 aprile 1938, insieme ad altri sedici giovani.
Celebrò la prima messa a Gragnano. Era la domenica in Albis.

 

don beotti e familiari, testimoni della fede

Don Beotti con i familiari più stretti. (foto Pagani)

 

Da Borgonovo a Sidolo di Bardi

Giovane prete venne inviato a Borgonovo come curato, dove trascorse 15 mesi molto intensi e ricchi a livello umano e pastorale.
Nel 1940 venne trasferito come parroco a Sidolo, minuscolo centro di montagna, dove rimase fino alla morte.

Intanto sinistri venti di guerra cominciavano a soffiare anche su quelle montagne.

Nel periodo della guerra don Giuseppe si distinse per la sua indefessa carità, di cui fece oggetto indifferentemente ebrei, partigiani, soldati feriti. La sua casa parrocchiale era sempre aperta per chiunque avesse bisogno.
Don Beotti fu un uomo della Resistenza, intesa come forma di opposizione pacifica e non violenta a qualunque forma di totalitarismo e alla dittatura. Fece tutto ciò che poté per aiutare, salvare, allontanare dalla morte il maggior numero possibile di persone, senza tuttavia accettare etichette.
Lui lavorava per Cristo. Agiva in nome della carità. E la sua carità brillò, in un momento della storia dell’uomo particolarmente oscuro, fatto di tradimenti, odio, delazioni, opportunismo.

 

La canonica di don Beotti era un porto sicuro

Come lui, tanti altri sacerdoti scelsero di rimanere con le loro comunità nel pieno della bufera anche a costo di pagare quella loro fedeltà con la vita. Le canoniche erano i rifugi più sicuri, nel senso che almeno lì si trovava un pezzo di pane o quanto meno una persona amica, leale, non traditrice, che avrebbe saputo indicare una cascina, un rudere, un qualunque luogo nei boschi dove trascorre un’altra notte di vita.

Tutti conoscevano la casa di don Giuseppe. La sua canonica era un porto di mare.
Molti, moltissimi bussarono alla sua porta: erano inglesi, ebrei, soldati, comunisti, prigionieri in fuga. Per tutti don Beotti ebbe una parola di consolazione, un abbraccio fraterno e un sorriso. Stava dalla parte dei perseguitati, lui. Il resto non gli interessava.
Era cosciente del pericolo che così facendo correva, ma il desiderio di fare del bene era più forte.

 

Fucilato il 20 luglio 1944

Fedele al suo gregge anche durante l’infuriare della guerra, rifiutò categoricamente di allontanarsi dalla sua parrocchia.
Durante i rastrellamenti dei tedeschi nel corso della ritirata, viene catturato e ucciso insieme ad un chierico, Italo Subacchi e un sacerdote, Francesco Delnevo. Era il 20 luglio del 1944.
Al momento della fucilazione, don Giuseppe aveva il breviario nella sinistra e la mano destra sulla fronte nell’atto di fare il segno della Croce.

 

Don Giuseppe Beotti beato

Don Beotti è stato riconosciuto martire “in odium fidei” e dichiarato beato nel 2023. La messa con il rito di beatificazione è stata celebrata nella Cattedrale di Piacenza il 30 settembre di quell’anno, presieduta dal card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per le Cause di Santi. Sotto, un momento della celebrazione e il particolare dell’urna del Beato, opera dell’artista Mario Branca

 

Un momento della celebrazione per la beatificazione di don Giuseppe Beotti nella Cattedrale di Piacenza

Un momento della celebrazione per la beatificazione di don Giuseppe Beotti nella Cattedrale di Piacenza

 

 

Nel video, mons. Massimo Cassola, postulatore della causa di beatificazione, traccia un ritratto del sacerdote ucciso dai nazisti.

 

 

 

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