Giovanni Battista Scalabrini
Il Vescovo santo di una Chiesa senza confini
Chi era San Giovanni Battista Scalabrini, padre dei migranti ed apostolo del catechismo? Pio X lo definì “uno dei migliori vescovi italiani”; Giovanni Paolo II, che lo ha beatificato nel 1997, sostando sulla sua tomba nel 1988 nella Cattedrale di Piacenza, sospirò: “grande uomo, grande Vescovo”. Altri dissero di lui: “devoto senza misura, senza misura libero”. Questo e molto di più fu Giovanni Battista Scalabrini, grande uomo di Dio.
Il carisma che abbracciò e avvolse tutto l’operato di Scalabrini fu la totalità. Nella sua prima lettera pastorale, all’indomani della nomina a Vescovo di Piacenza, così si presentava alla sua diocesi: “Tutti abbraccerò con il mio ministero… dando opera soprattutto a sovvenire ed evangelizzare i poveri”. E facendo sue le parole infuocate di San Paolo, continuava: “Fatto tutto a tutti, possa guadagnare tutti a Cristo”.
Giovanni Battista Scalabrini: prete a 24 anni, vescovo a 36
Giovanni Battista era nato a Fino Mornasco (Como) l’8 luglio 1839, terzo di otto figli dei signori Colomba e Luigi Scalabrini e venne battezzato il giorno stesso della nascita.
Quando venne ordinato sacerdote il 30 maggio 1863, Giovanni Battista Scalabrini non aveva ancora 24 anni, per cui fu necessario chiedere la dispensa per difetto di età. Pieno di entusiasmo, sognava di farsi missionario. Era talmente convinto della sua vocazione missionaria, che non esitò a inginocchiarsi davanti alla madre per chiederle la benedizione e l’assenso alla partenza per terre lontane. La mamma, tra le lacrime, la concesse, ma i disegni del Signore molte volte non sono i nostri.
Visita pastorale di mons. Giovanni Battista Scalabrini a Borgo Val di Taro.
Padre dei migranti: “Le vostre Indie sono l’Italia”
Il suo lungimirante Vescovo gli disse lapidario: “Le vostre Indie sono l’Italia” e lo nominò vice-rettore del seminario. Niente missione, dunque. Sarà rimasto certamente deluso quel giovane prete pieno di zelo per il Signore, ma spesso Dio quando ci impone una rinuncia, lo fa per un bene più grande: Scalabrini non partì per la missione, lo fecero presto al posto suo migliaia di altri giovani volenterosi, figli suoi: i missionari e le missionarie di San Carlo, ovunque conosciuti come “scalabriniani” dal nome del loro fondatore, i quali ancora oggi spargono in tutto il mondo il profumo di Cristo. Non uno, ma una moltitudine di missionari: il valore di una rinuncia!
Apostolo del catechismo: anima e corpo per l’evangelizzazione
Uomo a tutto tondo, il sacerdote Scalabrini si dedicò anima e corpo all’evangelizzazione. È del 1875 il “Piccolo Catechismo per gli asili d’infanzia” da lui pubblicato. Nel dicembre di quello stesso anno venne eletto Vescovo di Piacenza. Poco dopo uscì il primo numero della prima rivista catechistica italiana: “Il Catechista Cattolico”.
Durante un pellegrinaggio a Roma, il papa Pio IX gli donò una croce pettorale e lo definì “Apostolo del Catechismo”.
Non solo. Nel novembre 1878 diede inizio all’Istituto Sordomute, dei cui problemi si era interessato fino dai primi anni di sacerdozio. La direzione dell’Istituto fu poi affidata alle Figlie di Sant’Anna di Madre Anna Rosa Gattorno.
San Giovanni Battista Scalabrini ritratto da Francesco Ghittoni. (foto S. Mezza)
I primi missionari scalabriniani nel 1888
È del 1888 la prima professione e partenza dei primi missionari con destinazione Stati Uniti e Brasile. Presero il nome di Missionari di San Carlo Borromeo, ma sono conosciuti in tutto il mondo come “scalabriniani”.
Nel 1895 mons. Scalabrini fondò la Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo per gli emigrati.
“Una bella macedonia”
Il vescovo Scalabrini si spese fino in fondo per la causa dell’emigrazione e più di una volta di recò personalmente in terra di missione, per ascoltare, consolare, evangelizzare i tanti italiani che aldilà del mare venivano maltrattati e disprezzati come fossero animali. Umiliati, emarginati, abbandonati a se stessi, i poveri emigranti sperimentavano l’isolamento e la solitudine. Lontani della loro terra e dalle loro tradizioni, finivano per perdere la fede. Per loro mons. Scalabrini e i suoi missionari e le sue missionarie, attraversarono il mondo intero, fecero immani sacrifici, soffrirono e donarono fino all’ultima goccia del loro sangue.
Anche papa Francesco, che nell’ottobre 2022 lo ha canonizzato senza bisogno di un nuovo miracolo attribuito alla sua intercessione, invitò ad allargare l’orizzonte: “ci sono i fedeli delle diocesi di Como e di Piacenza – disse rivolgendosi alla gremita piazza san Pietro -; e poi ci sono migranti di tanti Paesi, una bella «macedonia», e questo è bello. In questo modo, voi rappresentate bene l’ampiezza dell’opera del vescovo Scalabrini, l’apertura del suo cuore, al quale, per così dire, non bastava una diocesi”.
La morte a Piacenza nel 1905
Nel 1905, di ritorno dal viaggio in Brasile nel 1905, mons. Scalabrini cominciò a sentirsi male. Le forze lo stavano abbandonando. Si spense nel giorno dell’Ascensione, il 1° giugno del 1905. Piacenza e nei luoghi di tutto il mondo dove sono presenti i suoi missionari continua a ricordarlo.
