Francesca Saverio Cabrini
Un’eroina dei tempi moderni
“Senza industriarsi non si combina mai nulla. Che cosa non fanno i businessmen nel mondo degli affari! E perché noi non facciamo almeno altrettanto per gli interessi del nostro amato Gesù?”. Sintesi di pragmatismo lombardo e fervore degno di una mistica, la vita di Francesca Saverio Cabrini è davvero quella di “un’eroina dei tempi moderni”, come la definì Pio XII elevandola agli onori degli altari il 7 luglio del 1946.
Erano passati solo 29 anni dalla morte della piccola grande donna che, da Sant’Angelo Lodigiano, nella Bassa lombarda – dove il 20 giugno farà tappa papa Leone XIV – aveva saputo sfidare la sua gracile salute e i pregiudizi della gente pur di conquistare quante più anime possibile al Sacro Cuore di Gesù. In un’epoca di anticlericalismo acceso – siamo alla fine dell’Ottocento, con l’Unità d’Italia accompagnata dalla cieca esaltazione di una ragione laica vista in contrapposizione alla fede – arriva da una fragile maestrina una lezione d’amore e di verità capace di portare alla conversione, prima nei dintorni di Codogno, e poi su su, fino alle alte sfere politiche americane, perfino le anime più inaridite dal peccato.
Un esordio per nulla sfolgorante
Al secolo era Maria Francesca, come la Madonna che volle fondatrice delle sue Missionarie e come il santo d’Assisi tutto ardente d’amore per Dio.
Da religiosa, prese anche il nome di Saverio, in onore dell’evangelizzatore della Cina che tanto avrebbe voluto emulare da bambina. Senza dimenticare l’altro protettore dell’Istituto, Francesco di Sales, il vescovo di Ginevra appassionato annunciatore del Vangelo tra i protestanti.
E, al di sopra di tutto, la devozione al Sacro Cuore di Gesù, da cui la “Cecchina” – come tutti la chiamavano in paese per via della suo fisico minuto – traeva il suo vigore. “Tutto posso in Colui che mi dà la forza”, si ripeteva – e ripeteva – alle sue suore, nei diari di viaggio vergati con la sollecitudine di una madre, ammirando il mare, “immagine dell’immensità di Dio”.
Una vita travolgente davvero, quella di Francesca Cabrini. Eppure gli esordi di questa eroina dei tempi moderni non furono affatto sfolgoranti. Tutt’altro.
Suor Francesca Saverio Cabrini
Vuoi fare la missionaria?
Avrebbe voluto diventare suora, Francesca Cabrini, ma viene respinta da due Istituti per via della sua cagionevole salute. Si mette a fare la maestra e il suo direttore spirituale coglie subito in lei un carisma eccezionale, al punto da poter salvare un Istituto in via di estinzione: quello della “Casa della Provvidenza” di Codogno. Vi entra a 24 anni come novizia, a 30 – per colpa non sua – è ancora al punto di partenza. La “Casa della Provvidenza” viene chiusa.
Ma, da una croce, il Signore sa far fiorire una vita nuova. Qualche giorno dopo, il vescovo di Lodi, mons. Domenico Gelmini, la manda a chiamare. “Mi hanno detto che vuoi farti missionaria. In verità, non conosco istituti femminili di questo tipo. Fondane uno tu”. Francesca chinò il capo e pronunciò tre sole parole: “Cercherò una casa…”.
Da Codogno all’America
In poche stanze dell’ex convento francescano di Codogno, il 10 novembre del 1880 Francesca e le prime suore entrano nella nuova casa. Tanta fu l’attesa per l’avvio della missione, tanta la rapidità del suo espandersi: in cinque anni, nascono 4 case. Le vocazioni si moltiplicano, attratte dal carisma della Cabrini. Ma la sete di missione, quella è ancora viva nel cuore di Francesca. Voleva andare in Oriente, ad evangelizzare la Cina. Ma papa Leone XIII – che conosceva il dramma dell’emigrazione, che stava portandosi via dal Paese la metà della popolazione attiva, e con grande capacità di leggere i segni dei tempi aveva condensato le sue preoccupazioni nell’Enciclica sociale “Rerum Novarum” – cambiò prospettiva: “Non all’Oriente, Cabrini, ma all’Occidente”.
Il 23 marzo 1889 parte alla volta di New York con sei compagne da Le Havre sul transatlantico “La Bourgogne”. Ha 39 anni e un’infezione alle vie respiratorie che ne aggrava la già gracile costituzione. Da quel momento, fino alla morte, di viaggiare non smetterà più.
Suor moto perpetuo
Madre Cabrini diverrà fondatrice di scuole, orfanotrofi, ospedali, muovendosi infaticabile tra l’Europa e l’America. Si farà prossima degli emigrati italiani, costretti a vivere come bestie nei ghetti. Dagli Stati Uniti arriverà in Argentina, in Brasile. Non esiterà addirittura a varcare le Ande a dorso di mulo. Non per nulla era stata soprannominata “suor moto perpetuo”. Le case fondate le avrebbero contate solo dopo la sua morte, avvenuta il 22 dicembre 1917 a Chicago: ne lasciava in eredità sessantasette. Nel 1950 Pio XII la proclamò “Patrona dei Migranti”, nel 1952 il Comitato per l’emigrazione italiana la definì la più illustre emigrata del XX secolo.
Si capisce bene come mai papa Leone XIV – che a Chicago ha le sue radici e ha vissuto lui stesso l’esperienza missionaria– il 20 giugno abbia voluto fare tappa a Sant’Angelo Lodigiano, là dove Francesca aveva spiccato il volo.
