Badanti, CISL segnala: nel 2025 in calo nel territorio di Piacenza
di Redazione  
15 Luglio 2026

Badanti, CISL segnala: nel 2025 in calo nel territorio di Piacenza

I dati Inps sui lavoratori domestici regolari in provincia di Piacenza registrano nel 2025 una flessione dopo un quinquennio di crescita modesta. Le assistenti familiari regolarmente assunte con la qualifica di badante sono scese a 2.475, sono 42 in meno rispetto al picco di 2.517 toccato nel 2024 (-1,7%). Un’inversione di tendenza che, secondo la Cisl territoriale, potrebbe essere solo l’inizio di un fenomeno molto più ampio che deve tener conto anche del progressivo aumento dell’età media delle badanti stesse.
«Se non interverranno mutamenti sostanziali nelle politiche di reclutamento internazionale – come l’efficacia dei canali speciali del Decreto Flussi – o incentivi fiscali per l’emersione del lavoro nero, il numero di badanti regolari nella nostra provincia potrebbe subire una diminuzione quasi verticale» afferma Michele Vaghini, segretario generale della Cisl territoriale.

L’analisi

Guardando alla serie storica Inps 2016-2025, il comparto piacentino delle badanti aveva finora mostrato una tenuta migliore rispetto ad altri territori limitrofi: dalle 2.289 unità del 2016 si era saliti alle 2.517 del 2024, con una crescita complessiva dell’8% circa, sostenuta soprattutto dalla ripresa post-pandemica (da 2.262 lavoratrici nel 2019 a 2.405 nel 2020). Il quadro della provincia di Parma, utile come termine di paragone, appare invece in affanno da tempo: dal massimo di 4.128 unità nel 2021, il numero è sceso a 3.641 nel 2025, un calo dell’11,8% in soli quattro anni. È proprio questo lo scenario che la Cisl piacentina teme possa riproporsi anche sul territorio locale nei prossimi anni.

Il deterioramento del rapporto
tra badanti e anziani over 80

Il combinato disposto tra l’aumento della popolazione ultraottantenne e la diminuzione delle assistenti familiari regolari (e dell’aumento della loro età media), si traduce in un progressivo e inesorabile deterioramento del rapporto di copertura ed efficacia di quel “welfare familiare” che molte famiglie piacentine hanno dovuto mettere in campo.
«L’impatto di questo “care gap” si scaricherà inevitabilmente sui bilanci delle famiglie – prosegue Vaghini – costrette a un maggiore impegno diretto, e sulle casse della sanità pubblica, che dovrà far fronte a un aumento improprio di ricoveri ospedalieri e richieste di inserimento in strutture residenziali protette. La tecnologia potrà aiutare ma non sostituirà le persone. Le famiglie dovranno pianificare prima: aspettare che l’anziano diventi completamente non autosufficiente rende tutto più difficile. È utile discutere in anticipo dove vivere, come organizzare l’assistenza e quali risorse economiche saranno disponibili».

Serviranno politiche pubbliche adeguate

«Crediamo poi che l’assistenza sarà sempre più condivisa. In molti casi non sarà più possibile affidarsi a una sola badante convivente, ma si vedranno modelli misti: familiari, assistenza domiciliare pubblica e privata, infermieri, centri diurni e tecnologie di supporto. E poi serviranno politiche pubbliche adeguate. Sarà necessario investire in maggiore assistenza domiciliare, formazione e migliori condizioni di lavoro per gli assistenti familiari, incentivi e stipendi adeguati per attrarre nuovi lavoratori nel settore della cura e sostegno economico ai caregiver. Rimane però una questione aperta: se il numero di persone che hanno bisogno di assistenza cresce più rapidamente del numero di chi può fornirla, il sistema rischia di essere sotto pressione anche con queste misure».

In pratica – conclude Vaghini – molte famiglie nei prossimi dieci anni dovranno scegliere tra diverse opzioni, nessuna delle quali è ideale: organizzare una rete di assistenza, ricorrere a strutture residenziali quando necessario, condividere il carico tra più parenti e integrare quando possibile l’aiuto umano con servizi e tecnologie. Questa è considerata una delle principali sfide dell’invecchiamento della popolazione in molti Paesi sviluppati: non riguarda solo le famiglie, ma anche l’organizzazione dei servizi sociali, sanitari e del mercato del lavoro».