Trinità, una relazione tra persone – Commento al Vangelo di domenica 31 maggio 2026
di Don Andrea Campisi  
26 Maggio 2026

Trinità, una relazione tra persone – Commento al Vangelo di domenica 31 maggio 2026

Trinità, una relazione tra persone

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-18)
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito,
perché chiunque crede in lui non vada perduto,
ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare
il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede
è già stato condannato, perché non ha creduto
nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

 

La nostra vita e la Parola

Ha tanto amato

L’azione di Dio Padre di donare il proprio Figlio è perché “chiunque crede in lui non vada perduto ma abbia la vita eterna”. Quell’ “andare perduti” non può essere sorvolato come qualcosa di secondario o fastidioso di cui sarebbe meglio tacere. C’è infatti la possibilità che la nostra vita vada in rovina, subisca una distruzione, perisca miseramente come qualcosa che è reciso ed allontanato da quel legame che la costituisce. Sprecare e perdere la vita affidandosi a salvezze che si rivelano fallaci e distruttive è esperienza molto più frequente nella nostra esistenza di quanto ci rendiamo conto.
Non possiamo dimenticare il dono vertiginoso della libertà che rende possibile il rifiuto della salvezza che ci viene offerta. La prospettiva della perdizione, la profondità abissale di tale condizione che noi non riusciamo a sondare fino in fondo, fa emergere per contrasto la grandezza e la profondità dell’azione di Dio che non è spettatore indifferente della condizione umana, ma si muove come colui che salva: “ha tanto amato il mondo”. Ha tanto amato da donare l’Unigenito Figlio. Non siamo dunque di fronte, come diceva Benedetto XVI, “a una sorta di monade chiusa in se stessa e soddisfatta della propria autosufficienza, ma è vita che vuole comunicarsi, è apertura, relazione… un Essere vitale che si offre, che vuole colmare ogni lacuna, ogni mancanza, che vuole donare e perdonare, che desidera stabilire un legame saldo e duraturo”.

Credere in Gesù

Così in questa solennità della Santissima Trinità, dopo aver vissuto la Pasqua e la Pentecoste per il dono dello Spirito Santo che abbiamo ricevuto, possiamo porre la nostra fede nel nome dell’Unigenito Figlio di Dio. Nella prima lettura Mosè sale sul monte dove si proclama il nome di Dio, nel brano evangelico si parla del nome di Gesù, di credere nel suo nome. Come sappiamo il nome è molto di più che una serie di lettere che vengono combinate per identificare o chiamare qualcuno: il nome costituisce la realtà profonda di una persona. Credere dunque nel nome di Gesù e agire nel suo nome significa porre in lui il fondamento della nostra vita e agire a partire dalla sua grazia.
Nella solennità della Santissima Trinità contempliamo un Dio che salva. Per questo quando guardiamo a noi stessi o alle persone che incontriamo non possiamo mai dare nessuno per perduto. Non possiamo scartare o eliminare nessuno, perché Dio salva trasformando la vita delle persone. I santi sono la prova che la Trinità è una relazione tra persone che salvano anche chi è più lontano e a noi sembra perduto.

Don Andrea Campisi

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