Prima di darti da fare, prega – Commento al Vangelo di domenica 14 giugno 2026
di Don Andrea Campisi  
11 Giugno 2026

Prima di darti da fare, prega – Commento al Vangelo di domenica 14 giugno 2026

Prima di darti  da fare, prega

Dal Vangelo secondo Matteo (9,36-10,8)
In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione,
perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.
Allora disse ai suoi discepoli:
«La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque
il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti
impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro,
e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello;
Filippo e Bartolomeo; Tommaso
e Matteo il pubblicano;
Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo;

Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate
fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi
piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo,
predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi,
risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

La nostra vita e la Parola

Senza pastore. “Erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore”: possono essere tanti i motivi della stanchezza ma molte volte la causa è la pretesa di voler fare da soli, di essere autonomi, indipendenti, pretendendo da se stessi prestazioni e il raggiungimento di obiettivi. È faticoso assumersi ruoli e compiti che non ci spettano. Certo è che nessuna pecora sopravvive senza pastore: è un animale che ha bisogno di qualcuno che lo conduca, altrimenti si perde e perisce. Noi veniamo da secoli in cui questa pretesa di autonomia è diventata una cultura, quasi che la dignità dipenda dal fatto di non aver bisogno. Invece l’uomo è un abisso di domanda.
La preoccupazione di Dio per il suo popolo è quindi proprio che abbia un pastore: a Mosè, alla fine della sua vita, il Signore indica Giosuè perché “li preceda nell’uscire e nel tornare, li faccia uscire e li faccia tornare, perché la comunità del Signore non sia un gregge senza pastore”. La storia di Israele testimonia quanto sia difficile trovare pastori secondo il cuore di Dio perché se il pastore è più disorientato del gregge o ha delle preoccupazioni e delle priorità che pongono al centro il proprio io è un bel disastro. Di fatto quasi tutta la storia della monarchia in Israele è un sostanziale fallimento in questo senso. Si tratta quindi di trovare un pastore che sia tale.

La compassione. Qualunque sia la causa della stanchezza appare in questo brano la compassione di Gesù. Se il pastore non ha compassione nemmeno vede la stanchezza delle pecore oppure, pur vedendola, presto abbandona il gregge. Per questo Gesù chiama i dodici perché comincino dalle pecore perdute. La loro missione inizia da lì, da coloro che, appartenenti alla casa di Davide, sono perduti. Non chiede agli apostoli di essere organizzatori vincenti e perfetti ma di avere la stessa compassione che hanno visto negli occhi di Gesù, di prendersi cura dell’umanità nella sua infermità, nelle sue morti, nella sua lebbra e nei suoi demoni.
Ma la prima indicazione non è quella di adoperarsi e darsi da fare, ma di pregare il padrone della messe perché mandi operai. La preghiera è innanzitutto riconoscere l’iniziativa di qualcun altro. La preghiera è necessaria perché ci mette in sintonia con il cuore e le viscere di Cristo. Senza il rapporto con Cristo non c’è nessuna vocazione e missione. Ciò che dà valore alla missione della Chiesa è proprio il fatto di essere inviata, mandata: per questo dirà Gesù “chi accoglie voi accoglie me”. Voi, che avete incontrato la gratuità dell’amore di Dio, potete amare gratis senza pretendere nulla in cambio, perché la salvezza che è Cristo possa essere incontrata da altri.

Si apre la strada dei figli di Dio
Il Vangelo della Domenica
Commento al Vangelo di domenica 3 maggio 2026
28 Aprile 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni (14,1-12) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fe...