Qualcosa non va: il nemico è al lavoro
di Don Andrea Campisi  
16 Luglio 2026

Qualcosa non va: il nemico è al lavoro

Qualcosa non va. Come mai accanto ai frutti buoni ce ne sono altri cattivi?

Dal Vangelo secondo Matteo (13,24-30 – forma breve)
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo:
«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.
Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico,
seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore,
non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene
la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.
E i servi gli dissero:
“Vuoi che andiamo a raccoglierla?”.
“No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania,
con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro
crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura
dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci
per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».

La nostra vita e la Parola

La zizzania. Per comprendere questa parabola non sono necessarie grandi conoscenze di botanica, ma può essere utile sapere che il grano e la zizzania, quello che noi oggi chiamiamo loglio, sono due piante che appartengono alla stessa famiglia, quella delle graminacee. Nei primi mesi di vita le due piante sono molto simili, è facile confonderle per chi non ha una conoscenza molto approfondita. Solo nel periodo della maturazione sono facilmente distinguibili: il grano infatti assume una colorazione tendente al giallo, il loglio invece è più scuro e non presenta la caratteristica spiga che invece è tipica del frumento. Nella parabola, i servi, non appena si accorgono della presenza di questo infestante nel campo, propongono di estirparla immediatamente. Il padrone però dà una indicazione diversa: “lasciate che l’una e l’altra crescano insieme fino alla mietitura”.
La motivazione è duplice: innanzitutto il rischio è di estirpare insieme alla zizzania anche il grano, in secondo luogo non spetta ai servitori il compito di mietere, perché a questo tipo di lavoro sono deputati i mietitori, che Gesù, nella spiegazione della parabola, identifica con gli angeli. I servitori sono mossi dalla fretta, il padrone ha invece i suoi tempi, non ha premura: questa dilazione è il tempo della misericordia in vista della conversione.
Gesù mette in guardia i suoi discepoli e noi, dall’impazienza, dal voler vedere ora e subito i frutti buoni e utili, dal voler mettere mano al suo campo, dove egli un giorno ha seminato, secondo la nostra logica, pensando di sistemare quello che ci sembra che non vada. C’è spesso in noi un malcelato rimprovero verso il Signore che si potrebbe parafrasare così: “già hai lasciato che crescesse nel tuo campo l’erba cattiva, ora almeno dacci il permesso di sistemare noi le cose!”.

Il buon seme. Certo la domanda dei servi è una domanda pertinente: “non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. È la domanda della comunità cristiana di ogni tempo. Il seme che abbiamo gettato è buono, su questo non abbiamo dubbi: è il Vangelo, è la Parola di Gesù. Allora come mai nel campo dove abbiamo seminato appare un’altra pianta? Come mai accanto ai frutti buoni ce ne sono altri cattivi? Forse eravamo convinti che la semina del buon seme avesse come effetto quello di creare un campo immune da ogni infestante. Non è così. C’è un nemico che agisce di nascosto, di notte, mentre tutti dormono.
Questo nemico è il diavolo: egli semina la ribellione, la rivalità, la discordia. Innanzitutto la sua azione va riconosciuta: i servi sono attenti e s’accorgono che c’è qualcosa che non va, non vivono nella indifferenza per la quale tutto va bene, tutto è normale, naturale, come spesso si dice oggi. Il male è male e non viene da Dio, ma dal nemico. Solo Dio è colui che è in grado di separare ciò che noi facciamo fatica a distinguere. È questa speranza che ci permette di perseverare anche in un mondo che è imperfetto nell’attesa di quel giorno in cui “i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”.

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