Un nuovo esodo dietro a Cristo
di Don Andrea Campisi  
21 Aprile 2026

Un nuovo esodo dietro a Cristo

Il Signore ci chiama oggi con questo Vangelo a vivere un nuovo esodo.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore
dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama
le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.
E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse,
e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.
Un estraneo invece non lo seguiranno,
ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono
di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico:
io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me,
sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato;
entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere;
io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

 

La nostra vita e la Parola

La porta

Gesù dice che il pastore delle pecore entra dalla porta, non sale da un’altra parte. Gesù non forza le situazioni, non usa stratagemmi strani. Entra dalla porta della nostra vita, quella che ci è data. Noi spesso andiamo dietro alle cose tortuose, vorremmo aggirare le cose che non ci piacciono, passare dalla parte che vogliamo noi, portare avanti progetti che non rispettano le cose per come sono, snaturare ciò che ci è dato.
Come dice San Pietro nella prima lettura rivolgendosi a coloro che avevano accolto la sua predicazione: “salvatevi da questa generazione perversa”; la perversione è rendere storto ciò che è dritto, piegare quello che è retto, deformare quello che ha una propria forma. Seguire Gesù significa accogliere colui che è semplice, umile ed obbediente. Non è un ladro e nemmeno un brigante, Barabba era un brigante così come tutti i falsi messia che si erano presentati al tempo di Gesù e che nella storia sempre riappaiono in forme diverse. Gesù invece è colui che è salito a Gerusalemme e si è presentato al tempio operando segni che attestavano che lui era il Figlio di Dio e ha cominciato a chiamare le sue pecore per nome.

La voce che chiama a un nuovo esodo

Gesù si presenta come colui che va seguito: come in un nuovo esodo si tratta di uscire, essere condotti fuori verso una libertà che solo lui può donare. Ci sono alcuni che non hanno voluto seguirlo ma le sue pecore, quelle che si sono lasciate condurre, lo seguono e ascoltano la sua voce. Per questo Gesù cammina davanti alle pecore e non dietro. La sua voce le attira, coloro che sono state chiamate per nome riconoscono la sua voce in mezzo a tante altre e decidono liberamente di seguirlo. La fede non può essere imposta, nasce da una chiamata e cresce dentro alla libertà di andar dietro a colui che continuamente ti chiama. Davvero un nuovo esodo.
Anche nel Cantico dei Cantici si parla della voce dell’amato che attira la sposa. Egli è colui che è venuto perché abbiamo la vita in abbondanza. Mentre il ladro cerca di rapire e rubare la vita Gesù può donarla perché è colui che la riceve dal Padre e la comunica a coloro che lo seguono. L’uomo pensa che Dio domandi, chieda e pretenda e così l’uomo stesso cerca di carpire e prendere: nel suo Figlio ci ha mostrato Dio che dona in abbondanza, perché ci dona la sua vita.

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