di Don Andrea Campisi  
05 Febbraio 2026

La strada per non essere spenti e senza sale

Luce e sale: c’è una strada per non spegnersi e custodire il gusto del vivere?

Dal Vangelo secondo Matteo (5,13-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore,
con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve
che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta
una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada
per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro,
e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

 

La nostra vita e la Parola

Il Padre vostro

“Gli uomini vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”: cosa è stata la vita di Gesù se non lo splendore di una vita bella e buona di un uomo che però non ha avuto come scopo quello di mettere in mostra se stesso, ma di manifestare la gloria di un altro, del Padre? Gesù con la sua vita, con le sue opere ha reso visibile il peso che il Padre aveva nella sua vita, ha mostrato il suo essere Figlio. È stato questo che poi ha suscitato l’odio di coloro che fin dall’inizio hanno deciso di eliminarlo. È per il suo agire da Figlio che è stato ucciso. Tutta la sua esistenza, soprattutto la sua morte e resurrezione, ha reso visibile suo Padre.
Ma nel Vangelo di oggi c’è un passaggio per nulla scontato: questa paternità di Dio viene estesa anche a coloro che lo seguono. Gesù rivolgendosi ai discepoli parla del “Padre vostro che è nei cieli”: quindi non solo “mio Padre”, ma anche “vostro Padre”. Evidentemente, in qualche modo, che a questo punto del vangelo non è ancora spiegato, i suoi discepoli sono chiamati a diventare anch’essi figli di quel Padre che nel battesimo aveva parlato di Gesù come del proprio Figlio.

Voi siete sale e luce

Si comprende allora che queste opere buone sono opere filiali, non partono dalla buona volontà o dalla coerenza ad un modello di vita, ma sono il frutto di una relazione filiale che, come è evidente, non può essere costruita da noi, ma che si può solo accogliere come dono, come grazia. Quelle parole rivolte ai discepoli “voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo” non sono quindi un pressante ed accorato invito a dover essere qualcosa di speciale, ma una dichiarazione dell’essere che viene donato.
Gesù non dice “dovete essere il sale… la luce”, ma dice “voi siete”. Il “fare” uno se lo può anche inventare e costruire, l’essere no. Il nostro fare è faticoso e richiede di essere riconosciuto e ricompensato e produce la pretesa che anche gli altri facciano. L’ “essere”, essendo un dono, chiede solo a chi lo riceve di rimanere legato al donatore. L’essere per questi discepoli, e quindi anche per noi, proviene dall’essere stati innestati in Cristo da cui proviene la luce e il sale. La vera cura è non perdere quel rapporto con Cristo vivo e operante: senza di lui rimaniamo insipidi e spenti.

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