Lavorare secondo il progetto di Dio
di Don Andrea Campisi  
17 Settembre 2026

Lavorare secondo il progetto di Dio

Lavorare secondo il progetto di Dio

 

Dal Vangelo secondo Matteo (20,1-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba
per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.
Uscito poi verso
le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati,
e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”.
Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre,

e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri
che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”.
Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”.
Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama
i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.
Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più.

Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro.
Nel ritirarlo, però,
mormoravano contro il padrone dicendo:
“Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato

il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse:
“Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per
un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche
a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello
che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

La nostra vita e la Parola

Lavorare per il Signore

“Amico, io non ti faccio un torto… oppure tu sei invidioso perché sono buono?”. Molte persone vivono nella convinzione di aver subito un torto e con uno sguardo competitivo riguardo agli altri. Da dove nasce questa mentalità che avvelena e rende amara la vita? Dal non riconoscere il dono gratuito di Dio di essere stati chiamati a lavorare nella sua vigna e dal non apprezzare la moneta che da lui viene elargita. La moneta è la stessa per tutti i lavoratori perché di quella moneta tutti abbiamo bisogno e quella moneta basta.
La moneta è quell’esperienza che viene testimoniata da San Paolo nella seconda lettura, l’essere di Cristo: sia che io viva sia che io muoia io sono legato a Cristo, alla sua gloria e quindi la mia vita ha un destino grande. San Paolo sa di aver speso la vita per il Signore che lo ha salvato. La condizione di passare la giornata senza fare nulla è terribile. È vero che molti hanno tante incombenze e corrono da una parte all’altra, ma spesso siamo come una vite spanata che continua a girare su stessa.
Qui si parla di lavorare per il Signore che non vuol dire avere tanti impegni in parrocchia, ma vivere la vita come il luogo dove lavorare per il disegno di Dio, per la gloria di Cristo. Il nostro fare spesso ci esaurisce perché abbiamo la sensazione di un lavoro fine a se stesso, ma vivere come risposta ad una chiamata, a qualunque ora essa arrivi è ciò che rende la vita operosa, feconda. Non è tanto importante quando si riceve questa chiamata, ma il fatto stesso di essere stati oggetto dello sguardo del Signore.

La moneta

Si comprende dalla parabola che questo padrone non ha il problema di far funzionare la sua azienda, la sua politica salariale è piuttosto singolare. La sua preoccupazione è quella di strappare gli uomini a una vita senza scopo. La vigna del Signore non è quindi un’azienda che deve funzionare per un profitto ma è un luogo di salvezza. Il Signore chiama non perché ha bisogno di noi, ma perché noi abbiamo bisogno di lui. Quando non riconosciamo questo, passiamo il tempo facendo i calcoli di quanta fatica abbiamo fatto e in ogni cosa misuriamo il nostro tornaconto. Invece di gioire per gli altri fratelli che sono stati chiamati all’ultimo forse perché erano stati considerati meno adatti al lavoro, li guardiamo come persone che non sono degne della moneta che è l’amore del Padre che ama donare largamente e con magnanimità.
Come dice San Paolo “annunciare il Vangelo… è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo”.

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