Il perdono di Dio non è solo un colpo di spugna
di Don Andrea Campisi  
10 Settembre 2026

Il perdono di Dio non è solo un colpo di spugna

Il perdono di Dio non è solo un colpo di spugna: ce lo ricorda il Vangelo di questa domenica.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse:
«Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me,
quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti
con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu
presentato un tale che gli doveva diecimila talenti.
Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli

e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra,
lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”.
Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva
cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci
quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo:
“Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò
e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti
e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone
fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio,
io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà

del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”.
Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini,
finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore,
ciascuno al proprio fratello».

La nostra vita e la Parola

 

Il perdono di Do

Alla domanda di Pietro, “quante volte dovrò perdonare al mio fratello?”, Gesù risponde con una frase enigmatica: “fino a settanta volte sette”. È chiaro che Gesù non chiede a Pietro di fare un calcolo matematico. Nelle sue parole riecheggia il canto di Lamec, un discendente di Caino, che, rivolgendosi alle sue mogli, esprime il suo programma di vita: “ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido, sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette” (Genesi 4, 23-24).

La violenza genera violenza che si propaga in modo esponenziale. Gesù, rievocando quell’inno di vendetta, che è un meccanismo che pare inarrestabile, parla di un processo contrario che viene introdotto nella storia dell’uomo: il perdono. Ma chi innesca questo congegno?

La compassione del padrone

A quest’ultima domanda Gesù risponde con la parabola del padrone misericordioso e del servo spietato. “Il padrone ebbe compassione” di quel servo che aveva accumulato un debito impossibile da rifondere e “gli condonò il debito”. A colui che meritava l’ergastolo, viene donata la libertà. La condizione economica del servo è immagine della situazione esistenziale in cui si trova ogni uomo. Per quanto possa impegnarsi, sforzarsi, per quante capacità economiche e morali possa mettere in atto “l’uomo non può riscattare se stesso, né pagare a Dio il suo prezzo. Troppo caro sarebbe il riscatto di una vita: non sarà mai sufficiente per vivere senza fine e non vedere la fossa” (Salmo 49, 8-9).

Nessuno ha le risorse per salvare la propria vita, cioè per viverla a quel livello a cui il proprio cuore aspira. Dio stesso, nel suo Figlio, ha pagato per noi morendo sulla croce e nella sua resurrezione ci ha donato la vita nuova di figli. Il suo perdono, il perdono di Dio, non è stato un semplice colpo di spugna, ma ci ha introdotti in una condizione nuova.

Per questo il comportamento del servo è riprovevole: non tiene conto per nulla di ciò che ha ricevuto, continua a vivere come se nulla gli fosse accaduto e interrompe il circolo virtuoso del perdono che Dio ha introdotto nel mondo. Per questo rimane rinchiuso nella prigione da cui non ha mai accettato di essere liberato.

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