23 Dicembre 2022

Sono passati 50 anni dalla legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare

 

Si alzò da Ferrara nel 1949 la voce di chi per primo disobbedì alla chiamata del servizio di militare: si chiamava infatti Pietro Pinna e risiedeva nella città estense il giovane che, dopo aver vissuto gli orrori della Seconda guerra mondiale, rifiutò di imbracciare un fucile per il servizio di leva rischiando di essere condannato al carcere. L’eco del processo, tuttavia, incoraggiò molti altri giovani a seguire il suo esempio fino a quel 15 dicembre 1972 quando fu approvata la legge 772, la prima sull’obiezione di coscienza e l’istituzione del servizio civile. Una legge che, pur prevedendo la domanda d’obiezione di coscienza, era ancora piuttosto punitiva: i giovani dovevano superare un esame “circa la fondatezza e la sincerità dei motivi addotti” e prestare servizio per otto mesi in più rispetto alla durata del servizio di leva. Ci vollero diversi interventi della Corte costituzionale per arrivare al riconoscimento del diritto soggettivo all’obiezione di coscienza al servizio militare nel 1998 e poi a una riforma complessiva nel 2001. L’apertura alle ragazze arriverà nel 2005 a seguito della sospensione dell’obbligo di leva. “La nostra Costituzione ci ricorda che l’Italia ripudia la guerra e il servizio civile rappresenta una concreta attuazione di questo principio – commenta l’assessore regionale al Welfare e Politiche giovanili, Igor Taruffi -. La Regione Emilia-Romagna è sempre stata in prima linea nel sostegno del servizio: siamo stati tra i pionieri nel coinvolgere le ragazze prima e i giovani di altri Paesi poi, anticipando le scelte del Governo nazionale. La pace è un valore universale quanto mai attuale e oltre 3.700 ragazze e ragazzi avranno modo di testimoniarlo rispondendo con entusiasmo al bando per il 2023 che sta per uscire”.

Sarà presto pubblicato dal “Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale” il bando rivolto a giovani dai 18 ai 28 anni. Oltre 70mila posti disponibili, un record, da quando il servizio civile è scelto volontariamente, di cui più di 3.700 in Emilia-Romagna. Un ruolo importante sarà svolto dai Coordinamenti Provinciali degli Enti di Servizio Civile (Co.Pr.E.S.C.), previsti dalla legge regionale 20 del 2003 per sostenere la proposta di servizio civile con iniziative di sensibilizzazione e formazione.

IL SERVIZIO CIVILE IN EMILIA-ROMAGNA: ALCUNI DATI

Nel 2021 sono state 2.786 le persone dai 18 ai 29 anni in servizio civile in Emilia-Romagna, di questi 173 (6,2%) impegnati nel Servizio civile regionale 2021 e 2.613 (93,8%) nel Servizio civile universale; 1.907 sono state le ragazze (68,4% del totale) e 879 i ragazzi (31,6% del totale). A questi si aggiungono 131 persone coinvolte in Emilia-Romagna nel servizio civile all’estero. Il servizio civile regionale, istituito nel 2003, ha alcune peculiarità: a differenza di quello universale, può coinvolgere anche ragazzi tra i 15 e i 18 anni in percorsi integrati con la scuola che prevedano crediti formativi, oltre che adulti e anziani. Per quanto riguarda i settori delle attività d’impegno previsti dai progetti, ha prevalso di misura quello dell’assistenza (46,4%) sull’educazione (44,2%). Più distaccati i settori del patrimonio storico, artistico e culturale (8,4%), del patrimonio ambientale (0,8%) e della protezione civile (0,2%). Nel 2021 i Co.Pr.E.S.C hanno formato 616 persone, tra giovani in formazione generale e operatori locali di progetto, in 137 corsi della durata complessiva di 1.281 ore di formazione.

La Regione Emilia-Romagna si inserisce nel percorso del servizio all’inizio degli anni Ottanta, con la sottoscrizione della convenzione col Ministero della difesa per il coinvolgimento degli obiettori di coscienza in servizio civile, poi nel 1997 condivide con lo Stato il ruolo istituzionale di sostegno attraverso un progetto sperimentale per la valorizzazione dell’esperienza di servizio civile degli obiettori di coscienza e delle ragazze volontarie, sottoscritto tra il Ministro della difesa, Beniamino Andreatta, e l’allora Presidente della Regione Emilia-Romagna, Antonio La Forgia. Il progetto sperimentale nel biennio 1997-99 portò ad applicare diverse misure qualitative che poi ritroveremo nella legge 230 del 1998: il coinvolgimento, a titolo volontario, delle ragazze (proposta già attivata dalla Caritas Italiana con l’AVS-Anno di Volontariato Sociale), la predisposizione di un progetto di attività, la scelta da parte dell’obiettore e della ragazza volontaria dell’area d’impegno, l’obbligatoria partecipazione dei giovani ad un percorso di formazione sia sui valori della scelta del servizio civile che sulle attività da svolgere. Gli esiti del progetto sperimentale portarono all’approvazione della prima Legge regionale sul servizio civile, la legge 38 del 1999, poi seguita dalla 20 del 2003, anche in conseguenza delle scelte a livello nazionale di sospendere l’obbligo di leva con la legge 64 del 2001. Dai primi anni del 2000 la Regione Emilia-Romagna svolge un ruolo istituzionale, a fianco dello Stato e delle altre Regioni e Province autonome per la piena attuazione del Servizio civile nazionale (SCN). Non solo, per valorizzare le specificità del territorio regionale e al tempo stesso rispondere se possibile in modo più puntuale ai bisogni, con la legge 20 del 2003 la Regione Emilia-Romagna ha istituito un Servizio civile regionale (SCR) che fino al 2014 ha coinvolto giovani provenienti da altri Paesi, regolarmente presenti in Italia, ma esclusi dal servizio nazionale. Solo a seguito di un’ordinanza del Tribunale di Milano, infatti, il Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile ha consentito per la prima volta alla fine del 2013 la presentazione della domanda di partecipazione a giovani non aventi la cittadinanza italiana. Altro passaggio significativo della Regione è stato il co-progetto di SCR “Daniele: Straordinario Come Voi” intitolato al ricordo di Daniele Ghillani, giovane nato a Parma nel 1989, che ha perso la vita il 16 ottobre 2012 in un incidente in Brasile mentre svolgeva servizio civile all’estero. Il progetto, attuato insieme a due coprogetti SCN, ha coinvolto 500 giovani impegnati a favore delle popolazioni delle province di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia colpite dal sisma del maggio 2012.

Pubblicato il 23 dicembre 2022