05 Novembre 2019

«L’infinito» in dialetto piacentino per celebrare i 200 anni della poesia di Leopardi

La Banca di Piacenza premierà la miglior traduzione. A Palazzo Galli la poesia sotto la lente dei docenti della «Cattolica»


Per celebrare i 200 anni de “L’infinito” di Giacomo Leopardi, la Banca di Piacenza ha pensato di far cimentare i piacentini nella traduzione in vernacolo della famosa poesia.
Chi desidera farlo, può poi inviare alla Banca il testo de “L’infinito” in dialetto piacentino (relaz.esterne@bancadipiacenza.it) entro il 30 novembre.
La traduzione scelta da un’apposita Commissione sarà pubblicata su Bancaflash e premiata con un riconoscimento particolare.

L’Istituto di credito cittadino ha celebrato l’anniversario della celebre poesia anche con un appuntamento nell’ambito dell’autunno culturale a Palazzo Galli: “Gli infiniti di Leopardi a 200 anni dalla creazione de L’Infinito” è stato il tema della conferenza che ha avuto come protagonisti il prof. Pierantonio Frare, docente dell’Università Cattolica e critico letterario, il prof. Roberto Diodato, filosofo teologico e docente all’Università di San Lazzaro, e Salvatore Dattilo.

I relatori hanno sottolineato come ci sia un po’ di Piacenza nella scoperta di uno dei più grandi personaggi della letteratura italiana: il primo a rendersi conto della grandezza di Leopardi fu infatti il nostro letterato Pietro Giordani.
È stato lui a tenergli su il morale nei frequenti momenti di sconforto (c’è uno scambio epistolare molto bello fra i due), che lo sprona a scrivere perché ne intuisce il talento.

L’incontro in Sala Panini, dopo il saluto ai presenti a nome dell’Amministrazione della Banca portato da Emanuele Galba, si è aperto con l’avv. Dattilo che ha recitato – con lo stile che lo contraddistingue – “L’infinito”, poi finito sotto la lente dei professori Frare e Diodato, ma solo dopo un altro momento di lettura di tre passi dello “Zibaldone” (1820-1821) che si ricollegano alla poesia di cui si celebra l’anniversario della sua composizione, avvenuta tra la primavera e l’autunno del 1819.
Con questo idillio – ha spiegato il prof Frare – Leopardi mette a tema il desiderio di infinito, che in quanto tale trascende la capacità di comprensione ma si può arrivare ad attingerlo attraverso la magia della poesia, che permette a Leopardi di sperimentare la felicità, con l’infinito che diventa avventura dell’immaginazione, con la perdita della coscienza di se stessi come annullamento.

E attraverso l’immaginazione e il linguaggio – ha argomentato il prof. Diodato – Leopardi esprime la profondità dell’uomo in modo mirabile e lo fa meglio di un filosofo, arrivando alla conclusione che l’infinito e il nulla sono la stessa cosa: «Il nostro destino è il nulla, è questa la partita che si gioca».
La conferenza si è conclusa con l’avv. Dattilo che ha di nuovo recitato “L’infinito” e l’idillio gemello “Alla luna”.

Pubblicato il 4 novembre 2019