13 Marzo 2017

«Torniamo a Lutero non deformato»

Nel lontano 1968 lo storico don Franco Molinari a Cremona invitava a riscoprire il vero spirito del riformatore tedesco.
Un aiuto a capire la visita del Papa in Svezia


“Sono convinto che un ritorno al genuino Lutero potrebbe costituire una possibile piattaforma di incontro ecumenico”. Così si esprimeva don Franco Molinari nel lontano 1968, durante una conferenza tenuta a Cremona su invito del locale Centro Ecumenico e della comunità evangelica cittadina che ne ha curato anche la stampa in un libretto di 16 pagine conservato nella Biblioteca del Seminario vescovile di Piacenza.

Il sacerdote nativo di Vigolzone, che si affermò nel mondo accademico e dell’informazione senza mai trascurare il proprio impegno pastorale, sarà ricordato a venticinque anni dalla scomparsa il 28 novembre prossimo a Palazzo Galli.
Ordinato sacerdote nel 1951, don Franco si laureò in Storia ecclesiastica alla Pontificia Università Gregoriana di Roma nel 1955 e per più di vent’anni fu docente in seminario e all’Università Cattolica di Brescia, oltre che prolifico scrittore e giornalista.
Abbiamo voluto rievocare la figura di don Franco Molinari, dopo il viaggio apostolico di papa Francesco a fine ottobre in Svezia a cinquecento anni dalla Riforma, riprendendo i passaggi salienti della sua conferenza intitolata “Lutero non deformato”, un approfondimento sulla figura affascinante e controversa del monaco agostiniano presentata in forma di inchiesta, con quattro differenti tesi che spaziano dalla condanna radicale alla piena rivalutazione.

Lutero e il Concilio Vaticano II

La conferenza prende il via con un rimando al clima di apertura e di comprensione nei confronti dei fratelli protestanti favorito dall’evento conciliare: dopo secoli di contrapposizione violenta e di dibattiti astiosi il Vaticano II cede finalmente il passo a un autentico desiderio di conoscenza reciproca e di dialogo. “Il Concilio Vaticano II ha pronunciato più volte il nome di Lutero, e lo ha fatto con rispetto, anzi con simpatia”.

Lutero e Maria

Don Molinari sottolinea anche il legame tra Lutero e Maria: se il monaco tedesco aveva espresso riserve sul culto mariano, non bisogna perciò dire che egli fosse nemico della Madonna. “Era solo contrario a quelle forme devozionali che non mettono radici nella Bibbia o che attongono al sentimentalismo e che compromettono la sua teologia del «solus Deus»”.
L’esposizione di don Molinari si concentra quindi su una serie di interrogativi: “Lutero chi è? È un grande eroe della storia religiosa o un monaco dissoluto? È un temperamento psichicamente tarato o un’anima profondamente religiosa, un’antenna sensibilissima ai valori dello spirito?”.
Non potendo ovviamente passare in rassegna tutte le voci del dibattito secolare sul teologo tedesco, don Molinari ha scelto di presentare quattro fra le più rilevanti tesi storiografiche del XX secolo su Lutero: quelle degli oppositori Denifle e Grisar, e quelle dei sostenitori Lortz e Bouyer. Una sorta di processo in cui “l’unico giudice in campo morale è il Padre, che ci guarda con verità e con amore”.

Le tesi dell’accusa: da peccatore a psicopatico

Il più duro attacco frontale contro il monaco di Wittemberg lo sferra nel 1904 il focoso domenicano sudtirolese padre Enrico Denifle. Nella sua monumentale opera in due volumi “Lutero e il Luteranesimo” egli stronca in modo netto la figura di Lutero definendolo uomo abietto, la cui opera riformatrice non è che un alibi per far dimenticare la sua decadenza morale. Secondo il Denifle Lutero non ha scoperto nulla di nuovo nel campo della fede, e solo la sua ignoranza gli ha impedito di accorgersi che già i teologi cattolici interpretavano la “iustitia Dei” non come giustizia punitiva ma come giustizia che salva. “La posizione stroncatrice del domenicano obbligò gli storici protestanti a uscire dagli schemi convenzionali – sottolinea don Molinari – e a tuffare Lutero nei documenti”. Abbattuto il ritratto agiografico si dovette ricostruire da capo la sua figura così complessa e ricca di chiaroscuri, studiando anche il retroterra dottrinale dei secoli precedenti.
L’eredità del Denifle fu raccolta dal gesuita Hartmann Grisar, professore all’università di Innsbruck, che scelse di addentrarsi nei meandri della psicologia del personaggio sottolineando le tare nervose di Lutero. “La tesi psichiatrica è insostenibile – afferma don Franco -, ma se l’accusa di psicopatia non regge al vaglio critico, è certo che Lutero fu un’anima sensibilissima e subì angosciose alternanze tra momenti di esuberanza e di depressione”. Secondo Molinari su questa disposizione d’animo influirono grandemente la rigida educazione familiare e il contesto culturale in cui crebbe e maturò la sua vocazione monastica, una realtà contadina impregnata di paure, demoni e punizioni. “In questo clima nacque la teoria luterana della giustificazione per fede. Lutero aveva fatto la prova tormentosa che la penitenza, le opere di pietà, le preghiere non lo avevano liberato. Anche da questa esperienza psicologica scaturì il rifiuto delle opere e l’appoggio esclusivo sulla pura grazia”.

La parola alla difesa: rivalutare i lati positivi del riformatore

Sul fronte dei difensori di Lutero don Molinari annovera tra i più agguerriti mons. Joseph Lortz, dell’Università di Magonza, che per capire il dramma del Riformatore fa una diagnosi leale e documentata dello stato di salute del Cattolicesimo agli albori del XVI secolo: “I calici erano d’oro, ma i preti erano di legno. La gerarchia non era all’altezza del Vangelo” afferma Molinari. Per Lortz Lutero è un’anima profondamente religiosa, e la sua personalità non si può inquadrare se non in una cornice di religiosità. Don Franco dal canto suo sottolinea che “come uomo di battaglia Lutero appartiene ai fratelli protestanti. Come uomo di preghiera appartiene a tutta l’umanità e ha molte cose da insegnarci. Anzitutto egli ci fa capire che nessuna preghiera è valida se non è fatta nello Spirito Santo, e che dobbiamo preferire la S. Scrittura a qualsiasi manuale di formule devozionali o sentimentali”.
Ma c’è chi si è spinto più in là di Lortz, tentando di integrare le tesi fondamentali del luteranesimo nella dottrina cattolica: si tratta dell’oratoriano Louis Bouyer, ex pastore protestante convertitosi al cattolicesimo, che ha visto nei cardini centrali del pensiero di Lutero (sola gratia, sola fides, sola Scriptura) una piattaforma valida per il dialogo e l’armonizzazione.
“Naturalmente non tutti gli storici cattolici sono d’accordo nel rivalutare Lutero… dunque il cammino è ancora molto, molto lungo prima di arrivare al traguardo ecumenico – conclude don Molinari -, ma fortunatamente niente è impossibile davanti a Dio (Lc 1, 37)”.

Annalisa Gobbi

Riforma e riscoperta della scrittura,
i meriti di Lutero per papa Francesco


In una recente intervista a “La Civiltà Cattolica” papa Francesco ha spiegato la sua visione di Lutero che ha caratterizzato il suo viaggio in Svezia per i 500 anni della Riforma. L’intervistatore, padre Ulf Jonsson, pone al Pontefice questa domanda: “Nei dialoghi ecumenici le differenti comunità dovrebbero provare ad arricchirsi reciprocamente con il meglio delle loro tradizioni. Che cosa la Chiesa cattolica potrebbe imparare dalla tradizione luterana?”.

Dalla Riforma alla separazione

“Mi vengono in mente – ha detto il Papa – due parole: «riforma» e «Scrittura». Cerco di spiegarmi. La prima è la parola «riforma». All’inizio quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa. Lutero voleva porre un rimedio a una situazione complessa. Poi questo gesto – anche a causa di situazioni politiche, pensiamo anche al «cuius regio eius religio» – è diventato uno «stato» di separazione, e non un «processo» di riforma di tutta la Chiesa, che invece è fondamentale, perchè la Chiesa è semper reformanda”.
”La seconda parola – ha aggiunto – è «Scrittura», la Parola di Dio. Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo. Riforma e Scrittura sono le due cose fondamentali che possiamo approfondire guardando alla tradizione luterana. Mi vengono in mente adesso le Congregazioni Generali prima del Conclave e quanto la richiesta di una riforma sia stata viva e presente nelle nostre discussioni”.

Servizio pubblicato alle pagg. 6 e 7 dell’edizione di giovedì 24 novembre 2016 

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