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La sfida di Simone: essere più di un bel volto

L’attore marchigiano Riccioni, 29 anni: dal successo con Moccia al rischio di finire nel tritacarne del mondo dello spettacolo che guarda solo ciò che appare

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“Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro!”. L’esortazione di s. Giovanni Paolo II ha davvero germogliato nel cuore di Simone Riccioni.
Nonostante la giovane età - 29 anni - questo ragazzo marchigiano ha già alle spalle una consistente carriera da attore e ben tre lavori di sua produzione: il cortometraggio e romanzo autobiografico “Eccomi. Un’avventura appena iniziata” (Linfa Editore, 2014) e i film “Come saltano i pesci”, uscito nel 2016 per la regia di Alessandro Valori, e “Tiro libero”, sempre dello stesso regista, in uscita nelle sale il 21 settembre (a Piacenza all’Uci Cinema, ndr).

Risulterebbe però impossibile comprendere il senso delle sue produzioni senza considerare la parabola della sua vita e la spiegazione dell’uno e dell’altra si intrecciano continuamente nel suo intervento: Simone nasce in Uganda dove i genitori sono missionari per l’associazione Avsi e torna in Italia a 10 anni avendo il primo contatto con la recitazione pochi anni dopo in ambienti parrocchiali salesiani a Macerata.
Oltre al teatro si appassiona al basket arrivando a giocare a livelli semiprofessionistici, ma tre ernie frenano i progetti in campo sportivo. Si sposta così a Milano dove studia Scienze motorie e riscopre la passione per la recitazione, che arriva ad assorbire tutta la sua vita: frequenta accademie e seminari e ottiene parti per spot pubblicitari, fiction e film, ricavandosi un posto nel multiforme mondo dello spettacolo.

“Non volevo essere tutto apparenza”

L’ambiente cinematografico e televisivo tuttavia, rivela Simone, è tutt’altro che facile: se si vuole mantenere un’immagine e anche una coscienza autentica di sé ci si scontra presto con le inesorabili leggi di un mondo interessato solo ad apparenza e clientele.
È così che - senza gettare la spugna ma continuando a credere nella bellezza dell’arte della recitazione - compie la coraggiosa scelta di mettersi in proprio e controllare in prima persona i suoi progetti, a partire dall’autobiografia “Eccomi”: tolta a un editore che l’aveva stravolta, con l’obiettivo di presentare Simone solo come il protagonista dell’ultimo film di Federico Moccia - è stato tra i protagonisti di “Universitari” nel 2013 -, viene trasformata in una dichiarazione di amore alla vita con la “v” maiuscola.

Il film “Come saltano i pesci” invece mette in scena il rapporto del protagonista con la sorellina affetta da sindrome di down, famigliare allo stesso Riccioni, perché le prime esperienze da attore hanno avuto come pubblico proprio ragazzi disabili. “Colpisce la loro semplicità nello stare davanti a quello che capita - afferma Simone - e nel riuscire a vedere il bello della vita”.

I film sono come la vita

Nell’ultimo lavoro è ancora forte l’elemento autobiografico, in particolare l’esperienza sportiva, il contatto con il mondo della disabilità e il rapporto con Dio: anche Simone come Dario - protagonista di “Tiro libero”- In un certo momento ha deciso di sfidare Dio, ma rispondendo alle provocazioni della vita ha saputo ritrovare una felicità perduta.

Simone è riuscito a coinvolgere nella sua sfida attori del calibro di Nancy Brilli, Paolo Conticini, Antonio Catania. Alla critica che giudica le sue storie eccessivamente buoniste o moraliste, Simone risponde che i suoi film non mettono in scena altro che la vita, l’autenticità della sua persona e della sua storia. E come la vita, anche i film possono far ridere, piangere, emozionare e dimostrare che ciò che capita di bello può aiutare a crescere, anche chi li guarda.

Alberto Gabbiani

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