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prendi in mano la tua vita COP


“Prendi in mano la tua vita” è il titolo del libro che viene inviato in omaggio esclusivo a tutti gli abbonati, vecchi e nuovi, al nostro settimanale nel periodo natalizio grazie al sostegno delle aziende Valcolatte e Veryant.

La pubblicazione, 160 pagine in tutto, vede l’intervento di dieci autori e affronta alcuni passaggi fondamentali della vita. Ciascuno può viverli in modo passivo, lasciandosi travolgere dagli eventi, oppure con uno sguardo positivo, come occasioni in cui far emergere il meglio di se stessi e fare una nuova esperienza dell’amore di Dio, secondo la parola di San Paolo “Tutto posso in Colui che mi dà forza” (Filippesi 4, 13).

Andrea Scapuzzi
La vita è come un viaggio in cui incontri l’Altro

“Una strada per la mia vita” è il racconto del percorso e delle scelte di vita del giovane educatore Andrea Scapuzzi.
Nel lungo viaggio che è la vita - sottolinea - è importante avere i piedi saldamente ancorati al terreno e una bussola che ci guidi lungo il nostro cammino.
Il titolo del suo contributo è “Una strada per la mia vita”: qui Andrea racconta alcuni passaggi fondamentali che l’hanno portato dalla fine della scuola superiore al mondo del lavoro. Un viaggio appena iniziato, vissuto tra la paura verso il futuro e “la ricerca di un senso” più alto delle cose.
Ecco quindi l’incontro con Dio, un incontro maturo e consapevole, anche se tutt’altro che facile e privo di insidie: “Il processo non è stato né rapido né definitivo, riesco più ad identificarlo come una partenza. Fare un passo, partire, prendere una strada e seguirla, incontrando nuovi compagni, trovando rifugio in porti sicuri, incappando in ostacoli e altrettanti bivi, decidendo ogni giorno se cambiare direzione o proseguire”.
Per Andrea il senso del “viaggio” viene conferito da Dio per mezzo dell’attenzione verso l’Altro. L’esempio è il rapporto con la fidanzata: “ho realizzato l’impossibilità di pretendere che Elena corrisponda in tutto ai miei desideri, questo è egoismo non è libertà e non è amore”; ma questo insegnamento può acquisire anche un senso universale: “L’altro è la chiave: Dio ci ama così come siamo, Cristo ci chiede di essere come Lui e per farlo ci invita ad amare gli altri più di noi stessi”.

Francesco Luppi
Il futuro e la paura di fallire

Francesco Luppi, docente di religione, spiega perché i ragazzi oggi stanno perdendo di vista il senso dell’esistenza.
Che cosa succede quando si finisce la scuola? Quali sono i sentimenti che accompagnano i giovani in questo cruciale momento di passaggio? Francesco Luppi nel suo racconto “Quando finisci la scuola” mette al centro queste questioni ed aiutandosi con stralci di temi e lettere di alcuni suoi studenti, prova a ricavare, spiegandole, le “domande di senso” comuni a tutti i giovani d’oggi.
“Ciò che emerge di analogo fra tutti gli scritti è riassumibile in due parole chiave: attesa e ansia”. “Attesa” e “ansia” sono parole che procedono una accanto all’altra: l’attesa verso un nuovo periodo, più autonomo e libero, si lega ad una sensazione di angoscia “dovuta alla paura del fallimento”.
Ma perché si ha paura di fallire? Il racconto spiega che i giovani d’oggi sono sempre più condizionati dall’idea di ottenere il massimo profitto col minimo sforzo. “Temo che per molti giovani il criterio economico sia diventato il criterio su cui misurare il valore della propria vita, ma in queste valutazioni vi è spazio per il fallimento?”.
Luppi chiama educatori ed insegnanti a non dimenticare la loro missione fondamentale: “l’accompagnamento alla scoperta del senso del vivere”. Gli altri non sono “strumenti” per soddisfare i propri bisogni personali, ma bensì chiamano l’individuo ad una relazione di responsabilità reciproca: “la domanda esistenziale deve essere cambiata in “PER chi sono io?”, interrogativo capace di aprire il varco verso un’avventura personale e di relazione che ha il vero sapore della libertà”.


Gaia Corrao
Cosa fare quando un rapporto va in crisi?

La giornalista Gaia Corrao racconta come dall’esperienza del perdono dipendano la nostra salute spirituale, mentale e fisica.
“Un giorno ho capito che il passo che avrei dovuto fare era un altro, per spegnere la rabbia e il risentimento che sentivo bruciarmi nel petto: perdonarlo”. Il racconto della Corrao, “Hai litigato con qualcuno. Se un legame si spezza”, parla di amicizia, quella vera, di rapporti che si interrompono e dell’importanza del perdono.
Lo fa partendo da un episodio vissuto in prima persona: “Una mattina mi sveglio, prendo il cellulare per mandare un messaggio ad un amico che vive in Brasile (dove la Corrao è stata in missione con la famiglia, ndr); il messaggio non arriva. Contemporaneamente noto anche che è scomparsa la sua foto da whatsapp, sono stata bloccata. Non ci credo. Perché avrebbe dovuto farlo?”.
Da lì un muro, fatto di silenzi e incomprensioni, finché Gaia non giunge alla conclusione che l’unico modo per andare avanti è perdonare.
Ma come si perdona qualcuno che decide di interrompere un rapporto senza neppure concedere il beneficio del dialogo e del chiarimento? “Il perdono, e l’amore, non sono sentimenti, ma atti di purissima volontà. Quando tutto dice no, bisogna riuscire a dire sì. è un processo di cura e guarigione del cuore, che costa sacrificio e una grande volontà”.
Il racconto spiega che perdonare significa riconciliarsi con Dio, ma anche con se stessi e con la propria salute fisica e mentale: “Il perdono è la chiave per ottenere sia la salute fisica che quell’equilibrio emozionale, che mi permetterà di crescere anche nella vita spirituale. Dal Dio che perdona, l’uomo impara a perdonare e solo così guarisce. Perdono e guarigione diventano la stessa cosa.


Itala Orlando
Cambio lavoro: una sfida da cogliere

Itala Orlando, direttore generale dell’associazione “La Ricerca”, spiega perché la provvisorietà del lavoro può essere un’opportunità di crescita personale e sociale. “Niente è più certo del cambiamento”, diceva Bob Dylan: ma cosa succede quando il cambiamento investe il mondo del lavoro? Itala Orlando, prova a spiegarlo nel suo racconto “Cambiare lavoro (o perderlo)”. “Nell’ambito del lavoro tutti parliamo della necessità di cambiare: cambiare per innovare, cambiare per arricchire competenze, cambiare per fare esperienze, cambiare per migliorare, cambiare per contrastare la routine, cambiare per stare al passo coi tempi, cambiare per non andare fuori mercato, cambiare per realizzare un’ambizione e altro ancora”.
La vera sfida della modernità, che aspetta soprattutto i giovani, diventa cogliere nel cambiamento e nella provvisorietà del lavoro un’opportunità di crescita: “attraverso i cambiamenti si genera, infatti, un processo di graduale acquisizione di sicurezza personale e sociale, anche se questo non toglie la fatica di ricominciare da capo, ogni volta che si cambia”.
Un lavoro che non soddisfa, o che viene a mancare, genera sconforto e può mandare l’uomo in crisi: l’invito finale di Orlando è di risemantizzare l’idea di crisi, o meglio di recuperarne il senso originale: “Crisi deriva da un verbo greco che significa giudicare: è il tempo in cui si pensa, si ragiona, si valuta, si cerca, si sta nell’incertezza, ma poi si decide e si rischia. Il processo critico apre la possibilità del cambiamento, stimola risorse per affrontare gli eventi che giungono non richiesti, attiva la forza di riprendersi da un evento drammatico come la perdita del lavoro”.

Padre Francesco Rapacioli
Sconfitto sul ring di Ginevra. E la vita riparte

Padre Francesco Rapacioli, attraverso il ricordo di una sconfitta sportiva, riflette sull’importanza di cercare un senso nei fatti negativi della nostra vita.
L’anno è il 1982. L’occasione è il match per l’assegnazione del titolo continentale di categoria di Kick Boxing, disciplina sportiva che unisce diverse arti marziali asiatiche e in cui i due contendenti utilizzano calci e pugni per ottenere un “punto” o, come nella boxe, mandare K.O. l’avversario.
Sul ring ci sono il campione svizzero in carica e un giovane di diciannove anni che ha iniziato un po’ per gioco, Francesco Rapacioli. Il campione svizzero avrà poi la meglio, ma solo ai punti, e da quel giorno in poi Rapacioli abbandonerà la lotta per percorrere un’altra strada che sente a poco a pco aprirsi dentro di lui.
Quel giovane, infatti, oggi è un uomo di Chiesa, che ha speso gran parte della sua vita in missioni all’estero – tre anni in India e quattordici in Bangladesh, in cui ha appena fatto ritorno – tuttavia, l’esperienza in Svizzera di 36 anni fa rappresenta per Rapacioli ancora oggi un momento di formazione decisivo: “le coordinate spazio temporali della Grazia”.
Nel racconto “Quando vieni sconfitto”, egli ripercorre le implicazioni che quel match ha generato nelle sue scelte di vita, riflettendo sull’importanza che può avere in certi casi il fallimento: “Può esserci Grazia in un evento fallimentare? Credo di sì, perché proprio il fallimento, riportandoci alla realtà segnata dal limite, dalla precarietà e dalla morte, rimanda a una felicità possibile oltre e dentro di essa. Sento che quel fallimento sportivo mi ha spalancato a una Realtà più grande”.

Gabriele Dadati
“Perché io?”. L’esperienza della malattia

Nei volti e nelle storie degli altri malati, Gabriele Dadati ha trovato un modo per dare significato al proprio dolore.
Perché è successo a me? Quando ti colpisce una malattia grave questa è la domanda che tutti probabilmente si fanno almeno una volta. E nel porsela è possibile che lo sguardo si rivolga verso l’alto, a cercare da Dio una risposta. È ciò che fa lo scrittore Gabriele Dadati nel racconto “L’esperienza della malattia”. Nel 2012 Dadati compiva trent’anni, e la sua malattia si chiamava cancro. Dov’era Dio in tutto questo? “Per prima cosa, nella vergogna, pensavo: «Ma come, tu sei credente, ogni settimana partecipi alla messa, preghi tutti i giorni. Come fai ad avere paura?». Provavo vergogna proprio perché sentivo che Dio era presente e io non sapevo affidarmi come avrei dovuto. La malattia era un’occasione per scoprire la fede anche come un sentimento che fa avvampare”.
Ma Dio è anche nei consigli e nelle parole di chi è già passato per il tuo stesso dolore: “Occorre dialogare con chi possa capire intimamente quello che stai passando ed entri in comunione con te. Chi meglio di una madre che ha vissuto e superato la malattia? Le sue rassicurazioni erano credibili, piene, amorose”.
E infine, come risponde Dio alla domanda decisiva: Perché io? Per Dadati lo fa mostrandoti che non sei solo tu, ma sei “anche tu”: “Perché anche io? Quell’«anche» era determinante per guardarmi intorno e scoprire i volti e le storie degli altri malati. Infine, una volta guarito, mi sono messo a disposizione di persone che si sono scoperte malate, sapendo che forza può avere una testimonianza”.

Alessandra D’Ortenzi
“Il matrimonio è fatto di piccoli gesti”

Alessandra D’Ortenzi racconta “Cosa accade quando ti sposi”. “Il matrimonio è un’esperienza di fede. È partire per il viaggio della vita. E non puoi fare prove, puoi solo preparare con cura la valigia e poi affidarti”. “Cosa accade quando ti sposi” è il racconto di Alessandra D’Ortenzi sull’esperienza del matrimonio, una sfida che si rinnova giornalmente sotto lo sguardo di Dio. Alessandra e suo marito Alex si sono conosciuti giovani all’università, e dopo poco si sono sposati.
Il matrimonio per loro non è stato “la celebrazione di un rapporto che serve all’appagamento personale”, ma il momento in cui due anime affini iniziano un viaggio comune, mettendo in gioco la propria esistenza: “Prima o poi dobbiamo decidere dove «metterla» questa vita che ci è stata data in dono, come spenderla. Amare in fondo vuol dire dare la vita, come ha fatto Cristo. Quando capisci che non puoi tenerla, non puoi conservarla, devi giocartela. E se decidiamo di non giocare, abbiamo già perso”.
Ciò a cui invita il racconto è di scorgere la chiave del matrimonio nella capacità di aprirsi al nuovo: “la via del matrimonio in fondo è fatta di piccoli gesti, piccole attenzioni, fatte con tenerezza e questo significa non solo la gioia di stare insieme, ma anche caricarsi della fatica che ogni relazione umana comporta. Non bisogna perdere la voglia di fare nuove tutte le cose che gli sposi hanno nel cuore, bisogna conservare il desiderio di accogliere il nuovo che Dio ha in mente per loro. Se si è disposti all’imprevedibile, Dio crea sempre qualcosa di nuovo”.


Elisa di Nuzzo
“Poche cose cambiano la vita quanto un figlio”

“Si rivoluziona il modo di pensare, il ritmo delle giornate”. Lo racconta la psicologa Elisa di Nuzzo in “Quando nasce un figlio”
L’arrivo di un figlio rappresenta il tassello che completa il matrimonio. Spesso però il percorso per arrivarci non è privo di ostacoli. La psicologa, nelle pagine di “Quando nasce un figlio”, racconta di come la sofferenza, a volte, è solo un momento di passaggio per vivere la maternità in maniera più consapevole e matura: “pur attraverso le sfide e le difficoltà, credo che la mia storia sia andata per il meglio, e che le cose siano accadute quando il tempo era maturo”.
La storia di Elisa e di suo marito Nicola passa per tre aborti consecutivi prima dell’arrivo di Benedetta - “3kg e 150 grammi di gioia” - ed Emanuele. A fare da contraltare allo smarrimento e al dolore, una fede incrollabile in Dio: “in fondo apparteniamo tutti a Cristo. Ci aiuta a sentirci parte di una comunità che ci ascolta”.
La vera rivoluzione arriva però dopo, nell’esperienza genitoriale: “poche cose cambiano la vita quanto fare un figlio con la persona che si ama. Si rivoluziona il modo di pensare, il ritmo delle giornate, aumentano gli impegni e la gioia”. Dimenticate le aspettative e superate le difficoltà del percorso, in questi primi anni da mamma Elisa sta imparando a fidarsi di più del “come viene”: “Quello che ho vissuto mi fa davvero pensare di camminare su un sentiero tracciato per me [...] Come un sentiero di montagna, lo distingui soltanto man mano che lo percorri, e diviene davvero chiaro solo quando è sotto di te”.


Don Federico Tagliaferri
Se tuo figlio ti fa disperare

Don Federico Tagliaferri spiega l’età dell’adolescenza: un terreno delicato fatto di incomprensioni e sentimenti contrastanti.
“Quando i rapporti si fanno difficili, possono provocare ferite che sanguinano e che mettono sulla difensiva nei confronti di chi le ha causate o di chi si considera la fonte del proprio sentire”. Il rapporto genitori-figli, con particolare riferimento al delicato momento dell’adolescenza, è trattato da don Tagliaferri nell’intervento “Quando un figlio fa disperare”.
“Spesso c’è un figlio non disposto a comprendere le motivazioni che portano un genitore a dire e a compiere azioni, così come ci sono genitori non propensi a chiedersi come mai il proprio figlio abbia agito in quel modo, giudicando, dimenticandosi del loro essere stati adolescenti”. Arrivare a comprendere che ogni figlio è una novità, unica e particolare, diventa per don Tagliaferri una base necessaria per colmare lo spazio di incomprensioni che si genera col genitore: “un figlio è sempre una novità e per quanto si giochi a cercare le somiglianze somatiche e caratteriali, costituisce sempre un nuovo, qualcosa che sfugge all’immaginazione e alla totale conoscenza. Se un figlio è un dono grande di Dio, desiderato e amato, è anche la novità che il Signore consegna alla vita dei genitori”.
Il fondamento della fede dev’essere la cornice che delimita la relazione familiare, conferendole una dimensione più ampia: “l’appartenere a una comunità, a partire da quelle familiari, ci porta a riconoscere che non siamo lasciati soli nel compito educativo e la presenza del Signore viene a rincuorarci e sostenerci”.


Don Andrea Campisi
Una fede che sa stare di fronte alla morte

Il lutto è un’esperienza centrale nella vita dell’uomo. Secondo don Andrea Campisi oggi però è sempre più difficile affrontarla in modo maturo.
Come porsi di fronte al lutto in una società che sembra aver perso i riferimenti tradizionali nei confronti della morte? Don Campisi analizza “l’esperienza del lutto”, che sebbene nella nostra contemporaneità da un lato stia ricodificando il proprio ruolo all’interno della vita individuale e comunitaria, dall’altro può rappresentare “un’occasione straordinaria e forse unica per vivere, riscoprire e approfondire la propria fede”. Tanti sono i modi con cui si reagisce al lutto.
Il testo vuole mettere in guardia dal rischio di reazioni “patologiche” ad un’esperienza tanto fondamentale: “bisogna imparare a riconoscerle per non rimanere imprigionati in meccanismi del nostro spirito che provocano una vera e propria chiusura all’azione dello Spirito Santo che è il protagonista della vita del credente”. Penetrare in maniera profonda e consapevole nel mistero della morte diventa l’obiettivo di una fede matura: “Passare attraverso il dolore del lutto ci offre la opportunità di avere più chiara la meta del nostro cammino: il posto vuoto lasciato dai nostri cari ci ricorda il posto preparato per noi dal Signore Gesù nella casa del Padre. Quante battaglie sbagliate combattiamo, per obiettivi che una volta raggiunti svaniscono e si rivelano effimeri. Acquistare la sapienza del cuore, quella sapienza che comincia quando impariamo a contare i nostri giorni è il compito che abbiamo per il tempo che ci rimane”.

Federico Tanzi

GLI AUTORI

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Andrea Scapuzzi
è nato nel 1993 e vive a Piacenza. Laurea magistrale in Management, lavora in un’azienda piacentina come addetto al controllo di gestione.
“Sono fidanzato con Elena da quasi sei anni, educatore nei gruppi parrocchiali in Santissima Trinità e nel profondo ancora scout. Sono un tipo curioso, amo disegnare e dipingere, giocare a calcio, camminare in montagna, leggo praticamente di tutto, in particolare ho una predilezione per i saggi storici”.

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Francesco Luppi
è nato a Piacenza 37 anni fa. Sposato con Michela da cui ha avuto il piccolo Tommaso, oggi insegna religione al Liceo “A. Volta” di Castel San Giovanni. Laureato in filosofia alla Statale di Milano e licenziando in teologia fondamentale, insieme ad un gruppo di educatori, segue l’esperienza del “Domenichiamo” (oratorio domenicale per bambini e genitori) nella parrocchia di San Giuseppe Operaio in Piacenza. Appassionato di musica, ha diretto il “Coro giovani” della diocesi.

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Gaia Corrao,
giornalista, laureata in Giurisprudenza, Master in Teologia del matrimonio e della famiglia al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II di Roma, collabora con il settimanale Il Nuovo Giornale.
Ha curato varie biografie della collana “Testimoni della fede” e “Santi in tasca”.
È autrice di diversi libri, fra cui Dio ha bisogno di te, Tonini il grande e Prima che sorga il sole sulla sua esperienza di missione in Brasile.

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Itala Orlando.
È direttore generale dell’Associazione “La Ricerca a Piacenza”. “Ho studiato filosofia - racconta - e mi occupo di cura nei servizi socio sanitari e nel volontariato, con funzioni di coordinamento e direzione”.
“Svolgo attività formative e culturali e collaboro da tempo con il Nuovo Giornale, scrivendo piccole storie di straordinaria quotidianità”.

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Padre Francesco Rapacioli
Nato il 3 aprile 1963 a Parigi, è diventato medico nel 1988 e sacerdote del Pontificio Istituto Missioni Estere nel 1993.
Dopo tre anni di missione in India e quattordici anni in Bangladesh, nel 2011 è diventato rettore del seminario teologico internazionale del P.I.M.E. a Monza.
Nell’ottobre 2018 ha fatto ritorno in Bangladesh.

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Gabriele Dadati
(Piacenza, 1982) ha pubblicato vari libri, tra cui Sorvegliato dai fantasmi (2008), finalista come Libro dell’anno per Fahrenheit di Radio 3 Rai, e Piccolo testamento (2011), presentato al Premio Strega l’anno seguente da Gherardo Colombo e da Romano Montroni.
Nel 2009 ha rappresentato l’Italia nel progetto «Scritture Giovani» del Festivaletteratura di Mantova. A inizio 2018 è uscito presso Baldini+Castoldi il romanzo L’ultima notte di Antonio Canova.

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Alessandra D’Ortenzi.
Laureata in Scienze Statistiche, dopo aver conseguito un Master in Finanza Internazionale, ha lavorato alcuni anni nel settore dei mercati finanziari, per poi cambiare e trovare un lavoro che si conciliasse meglio con la sua vita familiare.
Oggi lavora con soddisfazione a Piacenza nello studio di un Commercialista del Lavoro.
Moglie e mamma di cinque figli tra i 13 e i 3 anni, è sempre di corsa, un po’ per necessità, un po’ per carattere. Ama la sua vita piena!

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Elisa di Nuzzo.
Da cinque anni lavora in diversi contesti come psicologa psicoterapeuta: a scuola, in hospice, nello studio privato. “Da nove anni - racconta - sono sposata con Nicola, felicemente: siamo genitori ed abbiamo due bambini, Benedetta ed Emanuele”.
“Il mio obiettivo nella professione è di sostenere chi lo desidera nella ricerca del proprio equilibrio emotivo e benessere personale e relazionale”.

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Don Federico Tagliaferri,
sacerdote dal 1994 ha lavorato preminentemente con i giovani prima a San Giorgio e a Fiorenzuola e ora a Piacenza nella parrocchia del Preziosissimo Sangue-San Corrado, di cui è moderatore.
Di fronte alle richieste di colloqui e di ascolto, ha approfondito gli studi in Counselling alla scuola dei Gesuiti di Genova.
Da qualche anno collabora alla formazione dei preti giovani della diocesi.

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Don Andrea Campisi,
nato nel 1968, ordinato presbitero nel 1998. Vicario parrocchiale per 18 anni a Borgonovo Valtidone, dove ha svolto anche il compito di assistente spirituale dell’Hospice, è consulente ecclesiastico dell’Unione dei Giuristi Cattolici di Piacenza.
Dal 2015 è parroco a Gragnano Trebbiense e al Santuario del Pilastro e presidente della Fondazione Madonna della Bomba. Da anni collabora con il nostro settimanale nelle rubriche “Il Vangelo della domenica” e “L’ha detto papa Francesco”.

Pubblicato il 29 novembre 2018

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