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Le guardie mediche a Ottone e Ferriere verranno ripristinate appena sarà possibile

 guardie mediche

Le guardie mediche di Ferriere e Ottone sono momentaneamente sospese a causa dell’emergenza pandemica che nelle ultime settimane costringe l’Ausl a uno sforzo maggiore. “Non è nostra intenzione – ha chiarito il direttore generale Luca Baldino – toglierle in maniera strutturale. Abbiamo sospeso questo servizi e il pronto soccorso di Castelsangiovanni perché mancano i medici sul territorio in questo momento”. Il chiarimento è arrivato in conferenza socio-sanitaria, dopo un confronto con i sindaci Carlotta Oppizzi (Ferriere) e Federico Beccia (Ottone), molto preoccupati per il futuro dei presidi sanitari dei rispettivi territori, sospesi dal primo gennaio di quest’anno.

In conferenza socio-sanitaria gli altri sindaci hanno convenuto che, in caso di una riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale (le guardie mediche), sarebbe comunque necessario coprire le realtà di montagna, le più lontane da Piacenza e dagli ospedali del territorio (Bobbio, Castelsangiovanni e Fiorenzuola). Per fare un esempio, Bobbio e l’intera Alta Valtrebbia hanno dichiarato di voler spostare la propria guardia medica ad Ottone, il comune della vallata più lontano e periferico.
In Valnure il sindaco di Bettola Paolo Negri ha fatto notare che la guardia medica di Podenzano, messa a confronto con quella della stessa Bettola o di Ferriere, è maggiormente superflua rispetto alle altre realtà. “Podenzano dista solo 10 minuti dalla città di Piacenza – è il pensiero di Negri - in caso di bisogno è più facile spostarsi. Da una frazione di Ferriere, invece, occorrerebbe mezz’ora per raggiungere Bettola, che a sua volta è distante da Piacenza”. Nel frattempo ci si arrangia. Il sindaco di Ottone Federico Beccia sta provvedendo lui stesso (è medico di medicina generale) a coprire alcuni turni nel capoluogo dell’Alta Valtrebbia, in attesa di rinforzi.

L’ordine dei medici pronto a dare una mano

Il consiglio direttivo dell’Ordine dei Medici di Piacenza si è riunito in seduta straordinaria l’11 gennaio per discutere delle criticità che si sono recentemente manifestate nella assistenza sanitaria territoriale a causa della carenza di medici del Servizio di Continuità Assistenziale (le ex guardie mediche) dell’Ausl. “Considerata la gravità del problema e la urgenza di trovare una adeguata soluzione che possa garantire alla cittadinanza la disponibilità di questo servizio sanitario essenziale – esprime l’ordine in una nota - il Consiglio direttivo di Piacenza si mette doverosamente a disposizione delle istituzioni per quanto ritenuto utile. In attesa di auspicate ed auspicabili soluzioni strutturali e definitive, che potrebbero non essere di immediata applicazione, si ritiene opportuno proporre intanto una soluzione alternativa, che potrebbe trovare una rapida attuazione e rappresentare un supporto temporaneo e flessibile al Servizio di Continuità Assistenziale gestito dall’Ausl nell'ambito del Servizio Sanitario regionale”. “Preme ribadire che il servizio oggetto della presente proposta dovrebbe sostenere e non sostituire il servizio di continuità assistenziale previsto dal Servizio sanitario regionale, e che dovrebbe essere attivato nel caso in cui l’Ausl di Piacenza non disponesse di un numero di medici sufficienti a garantire la piena funzionalità del Servizio di Continuità Assistenziale organizzato a livello provinciale”.

“In questo caso, per il tempo necessario e nella misura sufficiente a garantire la assistenza su tutto il territorio provinciale, si potrebbe, valutata la fattibilità tecnica-amministrativa della proposta da parte dell’Ausl, attivare in affiancamento un servizio di Guardia Medica domiciliare notturna e festiva, prestato su base volontaria da medici iscritti all'Ordine di Piacenza, reperibili al proprio domicilio in numero pari al numero dei punti di Continuità Assistenziale sguarniti, reperibili al proprio domicilio ed attivabili dagli operatori della centrale operativa dell’Ausl. Tutti gli iscritti possono dichiarare la loro disponibilità, indipendentemente dalla loro attività professionale di medici convenzionati, dipendenti, liberi professionisti o pensionati o specializzandi del corso di medicina generale”. “Il loro compenso dovrebbe essere a carico dell’Ausl di Piacenza e dovrebbe corrispondere a quello dei medici del servizio di continuità assistenziale per i quali si ritiene in ogni caso necessario adeguare gli odierni emolumenti a quelli previsti dagli accordi integrativi locali stipulati da altre Ausl della Regione Emilia-Romagna e le rappresentanze sindacali dei medici convenzionati. Si ritiene che dovrebbe essere mantenuta aperta a Piacenza una sede di Continuità Assistenziale per visite ambulatoriali e rilascio di certificato di malattia per il lavoro”.

Pubblicato il 14 gennaio 2022

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