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«Grazie a Dio», un film sulle ferite della pedofilia

Immagine del film Grazie a Dio

“Grazie a Dio”, il titolo, è il lapsus freudiano di monsignor Barbarin, cardinale di Lione, che, dopo anni di accuse verso un suo prete,padre Preynat, durante una conferenza stampa, a margine dell’imminente processo al sacerdote imputato, si lascia sfuggire un “grazie a Dio, i reati sono prescritti”. Ora è il titolo di un film proiettato a fine ottobre al cinema Corso a Piacenza. La storia, basata su fatti veri avvenuti fra il 1986 e il ‘91, racconta le vicende di Alexandre che vive a Lione con la sua famiglia. Il protagonista scopre che padre Preynat, il prete da cui aveva subito abusi quando faceva parte del gruppo degli scout, continua il suo ministero sempre a contatto con dei bambini. Inizia allora la sua personale battaglia con l’aiuto di François ed Emmanuel, anch’essi vittima del sacerdote, per raccontare le responsabilità del prete. Col passare del tempo e con l’aumento del numero delle vittime del sacerdote che decidono di venire allo scoperto si forma un’associazione che decide di costituirsi in giudizio legale. Il regista François Ozon ha tratteggiato la storia partendo dagli incontri con i veri soggetti della vicenda che, dopo essere stati al centro di numerose inchieste televisive, hanno chiesto di raccontare i fatti in modo corretto.
Ne è uscito un film, riconosciuto dall’Orso d’argento all’ultimo festival di Berlino, che ripercorre, senza sbavature, le varie fasi della vicenda sulla pedofilia nel clero francese che hanno portato alla condanna di Preynat, da parte del Tribunale ecclesiastico, della pena massima cioè la dimissione dallo stato clericale, in attesa del processo civile di cui non è ancora stata fissata la data. Mentre il cardinale Philippe Barbarin è stato condannato in primo grado dal tribunale civile per omessa denuncia di maltrattamenti su minori a sei mesi di carcere, con la sospensione della pena per la condizionale, lo scorso marzo.
Il Cardinale, che ha incontrato per la prima volta la vittima nel 2009, ha poi rassegnato le proprie dimissioni da arcivescovo di Lione, davanti a papa Francesco, il quale non le ha accettate ma
ha lasciato il Cardinale libero di prendere la decisione migliore per la sua diocesi. Barbarin, che ha sempre respinto con decisione l’accusa di aver coperto gli abusi sessuale di un sacerdote su diversi giovani, ha così deciso di ritirarsi per qualche tempo e di lasciare la guida della diocesi al vicario generale moderatore, padre Yves Baumgarten.
Barbarin ha tenuto a dissociare la propria volontà di dimettersi per il bene della diocesi dalla condanna per la quale ha
presentato ricorso in appello.
La figura del Cardinale, nella visione del film, fa emergere lo stile clericale che ha contraddistinto il modo di affrontare il problema della pedofilia nella Chiesa. Il suo atteggiamento, che sembra volere apparentemente fare chiarezza sulla linea di papa Francesco, non ha, per il regista, il coraggio di fare scelte forti e chiare a sostegno delle vittime degli abusi.
Il regista, senza eccessi o esuberanze, lascia filtrare l’emotività dei suoi protagonisti, che riescono a tramettere il loro vissuto grazie anche all’ottima interpretazione calibrata dei bravi attori del cinema francese.
Un racconto che vuole presentare le situazioni con realismo senza cadere in enfasi narrative come dice lo stesso regista: “il tema è così forte che non c’è bisogno di spettacolarizzare ulteriormente”.  È dunque la storia di un fedele cattolico, abusato da piccolo, che chiede alla chiesa di dimostrare al mondo intero la sua coerenza su un tema grave e irrinunciabile. Una coerenza che purtroppo tante volte non c’è stata e che oggi deve essere affrontata con verità a difesa delle vittime.

Pubblicato il 31 ottobre 2019

Riccardo Tonna

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